Categoria: Sicilia

Sguardo satirico dalla Sicilia.

  • 𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗙𝗙È 𝗗𝗘𝗟 𝗠𝗔𝗧𝗧𝗜𝗡𝗢

    𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗙𝗙È 𝗗𝗘𝗟 𝗠𝗔𝗧𝗧𝗜𝗡𝗢

    Buongiorno Sicilia.

    Oggi il caffè lo prendiamo senza zucchero.

    Non perché siamo amari.

    Perché certe storie sono già dolci abbastanza.

    La storia di Samanta ci ha ricordato una cosa semplice: non sempre chi fa rumore lascia il segno.

    A volte il segno lo lascia chi parte in silenzio.

    Chi prende ferie.
    Chi sostiene spese personali.
    Chi non aspetta una delibera, una conferenza stampa, una targa o un comunicato.

    Chi semplicemente fa.

    E allora, davanti al primo caffè del mattino, forse una domanda possiamo farcela:

    quante persone così abbiamo intorno e non vediamo?

    Quante eccellenze quotidiane passano davanti a noi senza diventare manifesto, evento, premio, cerimonia?

    La Sicilia parla spesso di identità.

    Benissimo.

    Ma l’identità non è solo quella che si celebra nei discorsi ufficiali.

    È quella che si riconosce nei gesti concreti.

    Samanta non ha fatto una lezione sull’inclusione.

    L’ha fatta diventare presenza.

    Non ha spiegato la comunità.

    L’ha praticata.

    Non ha chiesto attenzione.

    L’ha data.

    E forse è proprio questo che stamattina dovremmo portarci dietro:

    meno parole grandi.

    Più gesti puliti.

    Meno retorica.

    Più persone che fanno.

    Il caffè è pronto.

    La Sicilia pure.

    Deve solo svegliarsi.

    #ironIA #IlCaffèDelMattino #Sicilia #SamantaLacagnina #Scuola #Inclusione #Identità #Comunità #BeneConcreto #Satira

  • Samanta, la nissena che fa

    SAMANTA, LA NISSENA CHE FA

    Caltanissetta parla d’identità. Lei la dimostra.

    Ci sono storie che non hanno bisogno di essere gonfiate.

    Non servono effetti speciali.

    Non servono comunicati solenni.

    Non servono conferenze stampa, tavoli tecnici, sottotavoli, cabine di regia, strategie identitarie, piani di valorizzazione e applausi comandati.

    Basta raccontarle bene.

    E la storia di Samanta Anna Lacagnina, nissena, 42 anni, insegnante di sostegno, è una di queste.

    Una storia semplice solo in apparenza.

    Samanta lavora a Gela, in un istituto comprensivo, con bambini della scuola primaria.

    Non “ragazzi”, come spesso si dice per comodità.

    Bambini.

    E quando si parla di bambini, le parole andrebbero pesate una per una.

    In questi giorni il suo nome è finito sulla stampa nazionale per un gesto che dice molto più di mille discorsi sulla scuola, sull’inclusione, sulla comunità e sull’umanità.

    Ha preso giorni di ferie.

    Ha sostenuto anche spese personali.

    È partita dalla Sicilia ed è andata a Rimini per stare accanto a un suo alunno, ricoverato per un delicato intervento chirurgico.

    Fine.

    Anzi, no.

    Perché dentro questa frase c’è tutto.

    C’è una docente che non si è fermata al perimetro formale del suo lavoro.

    C’è una donna che ha scelto la presenza invece della distanza.

    C’è una professionista che ha trasformato la parola “cura” in un fatto concreto.

    C’è una persona che non ha spiegato l’inclusione: l’ha praticata.

    Non ha fatto un convegno.

    Non ha preparato una slide.

    Non ha aperto un tavolo tecnico.

    Non ha chiesto una targa.

    Non ha costruito una campagna intorno al proprio gesto.

    Non ha cercato telecamere, titoli, interviste o applausi.

    Lo ha fatto.

    In silenzio.

    Ed è proprio questo che rende la storia enorme.

    Perché Samanta non aveva intenzione di farsi pubblicità.

    Il suo non era un gesto pensato per il clamore.

    Non era una scena da esibire.

    Non era una storia preparata per diventare virale.

    Era una scelta umana, professionale, personale.

    Una di quelle cose che si fanno perché si sente che è giusto farle.

    Poi il riconoscimento è arrivato.

    Non perché Samanta lo avesse cercato.

    Ma perché il suo gesto ha parlato da solo.

    L’encomio del Comune di Rimini è arrivato alla sua scuola.

    E da lì quella storia silenziosa è diventata pubblica.

    A Gela, dove Samanta lavora, il Comune ha annunciato per lei un encomio solenne.

    Giustissimo.

    Perché una città, quando incontra una storia così, dovrebbe fare una cosa semplice: riconoscerla.

    Non per sfruttarla.

    Non per metterci sopra il cappello.

    Non per trasformarla nell’ennesima passerella.

    Ma per dire: questo è un esempio.

    E Caltanissetta?

    Caltanissetta, invece, speriamo trovi un momento libero.

    Sappiamo che l’agenda è complicata.

    Ci sono cittadinanze onorarie da immaginare.

    Tavoli tecnici da convocare.

    Orgoglio cittadino da dosare.

    Identità da rivendicare quando conviene.

    Eccellenze da celebrare possibilmente dopo che qualcun altro le ha già notate.

    Però, ogni tanto, una città dovrebbe accorgersi dei suoi.

    Non solo quando vincono qualcosa.

    Non solo quando portano voti.

    Non solo quando servono per una foto.

    Non solo quando diventano utili a un racconto pubblico.

    Samanta è nissena.

    E non è una nissena qualunque.

    È una nissena che fa del bene concretamente.

    Non una che chiacchiera di comunità.

    Non una che annuncia obiettivi.

    Non una che promette attenzione, vicinanza, sensibilità, inclusione e poi rimanda tutto alla prossima riunione.

    Samanta ha preso ferie ed è partita.

    Questa è la differenza.

    Tra dire “ci siamo” e esserci davvero.

    Tra parlare di scuola e fare scuola.

    Tra usare la parola “umanità” e praticarla quando costa tempo, fatica, soldi, organizzazione, vita.

    E allora sì, Caltanissetta dovrebbe essere orgogliosa.

    Non con quella retorica appiccicosa dell’appartenenza a comando.

    Non con il solito “è nostra” detto quando la storia è già diventata bella e spendibile.

    Non con il patriottismo municipale dell’ultimo minuto.

    Dovrebbe essere orgogliosa in modo serio.

    Dovrebbe dire: una persona nata nella nostra città ha fatto qualcosa che ci rappresenta nel modo migliore.

    Perché non rappresenta Caltanissetta chi urla di più.

    Non la rappresenta chi occupa più spazio.

    Non la rappresenta chi si mette sempre al centro.

    Non la rappresenta chi trasforma ogni cosa in cerimonia.

    A volte la rappresenta chi parte in silenzio per stare accanto a un bambino.

    E qui una cosa va detta chiaramente.

    Il nome del bambino noi non lo scriviamo.

    Non perché non sia stato pubblicato altrove.

    È stato pubblicato. Anche troppo.

    Non lo scriviamo perché è un minore.

    E i minori non sono materiale decorativo per rendere più emozionante un articolo.

    Non sono dettagli narrativi da esibire per fare commuovere meglio il lettore.

    Non sono strumenti di amplificazione emotiva.

    La storia pubblica è il gesto di Samanta.

    Il bambino va protetto, non esposto.

    Questo dovrebbe essere il minimo.

    E dovrebbe essere il minimo anche evitare il teatrino delle cattiverie.

    Perché, come spesso accade, attorno a una storia bella qualcuno ha sentito il bisogno di aggiungere fango.

    Sono state dette stupidaggini.

    Sono state dette cattiverie.

    Sono state dette cose gratuite anche sulla madre del bambino.

    Come se davanti a un gesto di cura bisognasse per forza trovare il modo di sporcare tutto.

    E invece no.

    Ci sono momenti in cui il silenzio sarebbe già una forma minima di intelligenza.

    La madre del bambino non è il bersaglio di nessuno.

    Il bambino non è il personaggio di una cronaca emotiva.

    Samanta non è una figurina da usare per fare moralismo a buon mercato.

    Questa è una storia di scuola, di umanità e di responsabilità.

    E riguarda una maestra, un bambino, una famiglia, una classe, una comunità educativa.

    Tutto il resto è rumore.

    Ora però il rischio è serio.

    Perché Gela, dopo l’encomio, potrebbe anche prenderci gusto.

    Potrebbe guardare Samanta e pensare:

    “Ma sapete che c’è? Una cittadina così ce la terremmo volentieri”.

    E magari, tra un encomio e un applauso, potrebbe pure venirle l’idea di darle la cittadinanza onoraria.

    Perché è bello avere cittadini così.

    Cittadini che non promettono.

    Fanno.

    Che non annunciano traguardi.

    Li raggiungono.

    Che non parlano di valori.

    Li praticano.

    Che non aspettano il momento giusto per apparire.

    Scelgono il momento giusto per esserci.

    E se Gela dovesse davvero desiderare simbolicamente una cittadina così, sarebbe difficile darle torto.

    Perché mentre Caltanissetta spesso si perde nella celebrazione dell’identità, Samanta l’identità l’ha portata fuori città nel modo più alto: con un gesto umano, concreto, pulito.

    Senza bandiere.

    Senza slogan.

    Senza bisogno di chiedere il permesso.

    E allora forse il punto è proprio questo.

    L’identità non è una parola da usare nei discorsi ufficiali.

    Non è una targa.

    Non è una cerimonia.

    Non è una cittadinanza onoraria distribuita con entusiasmo preventivo.

    L’identità è ciò che fai quando nessuno ti obbliga a farlo.

    Samanta lo ha fatto.

    E lo ha fatto bene.

    Per questo oggi non c’è molto da ironizzare su di lei.

    C’è solo da ringraziarla.

    L’ironia, semmai, la lasciamo a noi.

    A una città che rischia sempre di riconoscere i suoi esempi migliori solo dopo che li hanno applauditi gli altri.

    Grazie, Samanta.

    Nissena nel mondo, sì.

    Ma soprattutto nissena nel modo migliore.

    Non perché parla di bene.

    Perché lo fa.

  • Nissa, finalmente una difesa funziona

    LA NISSA HA BLOCCATO ironIA.
    FINALMENTE UNA DIFESA CHE FUNZIONA.

    La pagina ufficiale della Nissa ha bloccato ironIA.

    Ce ne faremo una ragione.

    Anzi, più di una:

    una per il primo tempo,

    una per il secondo,

    e una per il recupero.

    Tradotto male:

    la satira non è stata ripescata.

    È stata espulsa direttamente.

    Senza VAR.

    Naturalmente la società è libera di bloccare chi vuole.

    Ci mancherebbe.

    Ognuno gestisce la propria pagina come preferisce.

    C’è chi risponde alle critiche.

    C’è chi le ignora.

    C’è chi le legge.

    C’è chi le blocca.

    Noi, però, una cosa l’abbiamo capita:

    si può parlare di Serie C,

    di mercato,

    di colpacci,

    di ambizione,

    di città compatta,

    di entusiasmo,

    di progetto,

    di futuro,

    ma una battuta evidentemente resta ancora fuori lista.

    Niente di grave.

    Continueremo a commentare i fatti.

    Da fuori.

    Che, a pensarci bene, è molto coerente:

    la Nissa sogna il salto di categoria,

    noi siamo già stati mandati in tribuna.

    Con affetto.

    Sempre forza Nissa.

    Ma anche sempre forza ironia.

    Quella vera.

    Non quella ammessa solo quando applaude. ❤️💛

    ironIA.online
    Non facciamo informazione. Commentiamo fatti.

  • Agrigento, il ballottaggio vale doppio

    BALLOTTAGGI IN SICILIA.
    SONO TRE.
    MA AGRIGENTO VALE DOPPIO.

    In Sicilia sono tre i comuni sopra i 15 mila abitanti che tornano al voto per il ballottaggio: Bronte, Ispica e Agrigento.

    Ma Agrigento, dicono gli osservatori, “vale doppio”.

    Perché lì non si decide soltanto il sindaco.

    Si misura il centrodestra spaccato.
    Si pesa il campo largo.
    Si testa Controcorrente.
    Si guarda già al 2027.
    Si conta chi vota, chi non vota, chi si sposta, chi resta a casa e chi telefona dopo.

    Insomma, una semplice elezione comunale.

    Semplice come un vertice di coalizione siciliano.

    Ad Agrigento Michele Sodano, sostenuto da La Vardera, Controcorrente e dal campo largo, è arrivato al 39,13% al primo turno. Il candidato del centrodestra, Gerlando Alonge, ha ottenuto il 34,79%.

    Il risultato viene letto da molti come un test politico più largo: possibile segnale per il centrodestra, possibile spinta per il campo largo, possibile prova generale in vista del 2027.

    Quindi domenica 7 e lunedì 8 giugno si vota.

    Ufficialmente per eleggere un sindaco.

    Ufficiosamente per capire chi potrà dire:
    “avevamo capito tutto prima”.

    E chi invece, come sempre,
    dirà che era solo un test locale.

    In Sicilia anche il ballottaggio ha il sottotesto.

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  • A19, la Smart Road prende la strada più lunga

    𝗖𝗛𝗜𝗨𝗗𝗘 𝗨𝗡 𝗧𝗥𝗔𝗧𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗣𝗔𝗟𝗘𝗥𝗠𝗢-𝗖𝗔𝗧𝗔𝗡𝗜𝗔.
    𝗟𝗔 𝗦𝗜𝗖𝗜𝗟𝗜𝗔 𝗦𝗜 𝗠𝗨𝗢𝗩𝗘.
    𝗣𝗥𝗘𝗡𝗗𝗘𝗡𝗗𝗢 𝗟𝗔 𝗦𝗧𝗥𝗔𝗗𝗔 𝗣𝗜𝗨̀ 𝗟𝗨𝗡𝗚𝗔.

    Domani, 4 giugno, chiude dalle 9 alle 19 un tratto della A19 Palermo-Catania in direzione Palermo, tra Gerbini Sferro e Catenanuova: circa 16 chilometri interdetti per lavori “Smart Road”. Percorso alternativo sulla SS192 e rientro a Catenanuova. Intanto, sulla Catania-Siracusa partono restringimenti e chiusure a singhiozzo fino al 26 giugno.

    In Sicilia ormai siamo modernissimi.

    Abbiamo la Smart Road.

    Solo che, per provarla, prima bisogna uscire dall’autostrada.

    È un concetto avanzato di mobilità:
    ti promettono la strada intelligente,
    ma intanto devi fare il giro largo.

    La Palermo-Catania chiude un pezzo.
    La Catania-Siracusa si restringe.
    Il traffico si adatta.
    L’automobilista medita.
    Google Maps piange in silenzio.

    Però non lamentiamoci.

    La Sicilia è l’unica regione dove anche l’autostrada fa formazione continua:

    corsia unica, deviazione, restringimento, rientro, pazienza.

    Alla fine arrivi.

    Forse.

    Ma molto più consapevole.

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    ironIA #ironIAonline #Sicilia #A19 #PalermoCatania #CataniaSiracusa #SmartRoad #Autostrade #Satira #CommentiamoFatti

  • Sicilia, arrivano i Comuni virtuosi

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    Buongiorno dalla Sicilia.

    Dove la virt? amministrativa esiste.

    Solo che, per sicurezza, viene finanziata a parte.

    La Regione ha destinato 800 mila euro ai Comuni siciliani aderenti alla rete dei Comuni virtuosi.

    Nove amministrazioni premiate.

    Per progettualit?, gestione del territorio, efficienza energetica, risanamento economico e nuovi stili di vita.

    Una bella notizia.

    Anche perch? in Sicilia gi? trovare un Comune ?virtuoso? fa sempre un certo effetto.

    Come vedere un unicorno con il DURC regolare.

    Naturalmente bisogna essere felici.

    Perch? premiare chi amministra bene ? giusto.

    Il problema ? che da noi la normalit? diventa subito evento speciale.

    Se un Comune risparmia energia: applausi.

    Se sistema i conti: standing ovation.

    Se cura il territorio: comunicato stampa.

    Se approva una cosa nei tempi: quasi beatificazione.

    Ormai il percorso ? chiaro:

    prima Comune,
    poi Comune virtuoso,
    poi rete dei Comuni virtuosi,
    poi decreto,
    poi finanziamento,
    poi speriamo che la virt? sia contagiosa.

    Perch? sarebbe bello vivere in una Sicilia dove un Comune efficiente non fa notizia.

    Fa semplicemente il suo lavoro.

    Ma non corriamo.

    Siamo ancora alla fase sperimentale della normalit?.

    Buon caff?.

    Virtuoso.

    Senza sprechi.

    Possibilmente senza tavolo tecnico.

  • Nissa, stagione straordinaria

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    La Nissa ha fatto una grande stagione.

    Questo va detto.

    Ha lottato, ? cresciuta, ha vinto i playoff, ha riportato entusiasmo e ha fatto sognare una piazza intera.

    Poi per? arriva il comunicato.

    E l? non siamo pi? nel calcio.

    Siamo nell?epica greca.

    La squadra non gioca:
    ?costruisce appartenenza?.

    Il campionato non si disputa:
    ?si vive con identit? e orgoglio?.

    I playoff non si vincono:
    ?confermano concretamente il valore di una stagione straordinaria?.

    E il patron non ? il presidente.

    ? ?guida instancabile, punto di riferimento costante, unico e imprescindibile condottiero del progetto?.

    Manca solo:

    ?e al suo passaggio, il sintetico fior??.

    Ora, tutto bellissimo.

    Forza Nissa sempre.

    Ma ogni tanto basterebbe anche dire:

    ?Bravi ragazzi, bella stagione, grazie a tutti?.

    Invece no.

    A Caltanissetta anche un post sportivo deve diventare una targa commemorativa, una lectio magistralis e una candidatura alla cittadinanza onoraria.

    La squadra ha vinto i playoff.

    Il comunicato, invece, ha vinto il campionato di aggettivi.

  • Sicilia, fondi ai siti Unesco

    Quattro milioni per i siti Unesco

    IL CAFFÈ DEL MATTINO SPIEGATO MALE
    SICILIA, 4 MILIONI PER I SITI UNESCO.
    ORA IL PATRIMONIO VALE. ANCHE CON LA BUCA DAVANTI.

    Buongiorno dalla Sicilia.

    Dove abbiamo così tanta bellezza che ogni tanto dobbiamo ricordarci di valorizzarla.

    La Regione annuncia contributi per 4 milioni di euro destinati a 70 Comuni dell’Isola per i siti Unesco.

    Ottima notizia.

    Perché in Sicilia il patrimonio culturale è una cosa seria.

    Talmente seria che spesso lo trovi:

    accanto a un cartello scolorito,
    dietro una transenna,
    vicino a una strada dissestata,
    tra un parcheggio creativo
    e un punto informazioni aperto “quando capita”.

    Però adesso arrivano i fondi.

    E quando arrivano i fondi, in Sicilia parte subito la liturgia:

    la valorizzazione,
    la promozione,
    la fruizione,
    la strategia,
    il rilancio,
    la rete dei territori,
    la cabina di regia.

    Poi il turista chiede dov’è il bagno.

    E lì il sistema entra in crisi.

    Perché noi siamo così:

    abbiamo templi, mosaici, vulcani, città barocche, isole, paesaggi, storia, cultura e meraviglie riconosciute dal mondo.

    Poi ci perdiamo sul dettaglio tecnico:

    farle trovare,
    farle raggiungere,
    farle spiegare,
    farle funzionare.

    Comunque non bisogna lamentarsi.

    La Sicilia è patrimonio dell’umanità.

    Solo che a volte l’umanità deve portarsi l’acqua, il navigatore e un po’ di pazienza.

    Buon caffè.

    Patrimoniale.

    Ma senza tassa.

    Per ora.

    #ironIA #Sicilia #CaffèDelMattino #Unesco #PatrimonioCulturale #Turismo #RegioneSiciliana #Satira #BuongiornoSicilia

  • Sicilia, dopo il voto si riparte

    Dopo il voto tutti vogliono ripartire

    LA RUBRICA DELLA SERA
    SICILIA, DOPO IL VOTO TUTTI VOGLIONO RIPARTIRE.
    MA NESSUNO DALLA STESSA FERMATA.

    In Sicilia le elezioni finiscono.

    Poi comincia la parte più bella:

    spiegare perché nessuno ha perso davvero.

    Il presidente Schifani dice che il voto anticipato è un “ballon d’essai” e che non si dimette.

    Cateno De Luca, invece, vuole elezioni il prima possibile.

    Insomma, uno dice: “Non si vota”.

    L’altro dice: “Votiamo subito”.

    La Sicilia, nel dubbio, prepara il tavolo.

    Perché qui la politica funziona così:

    prima si vota nei Comuni,
    poi si interpretano i risultati regionali,
    poi si apre la riflessione,
    poi si chiude la riflessione,
    poi si riapre la riflessione perché qualcuno era uscito un attimo.

    E intanto tutti ripartono.

    Il governo riparte.

    L’opposizione riparte.

    I civici ripartono.

    Gli autonomisti ripartono.

    I tavoli ripartono.

    Le verifiche ripartono.

    Solo i problemi restano comodamente seduti.

    La cosa più siciliana di tutte è che dopo ogni elezione si parla già della prossima.

    Come se il voto non fosse una scelta.

    Ma una forma di meteorologia.

    “Domani nuvoloso, possibili alleanze sparse, vento moderato da centrodestra, con schiarite civiche nel pomeriggio”.

    E quindi buona serata.

    In Sicilia non si perde mai.

    Al massimo si apre una fase nuova.

    Che somiglia moltissimo alla vecchia.

    Ma con più comunicati stampa.

    #ironIA #Sicilia #PoliticaSiciliana #Elezioni #Schifani #DeLuca #Satira #RubricaDellaSera

  • Sicilia, prestito d’onore

    Studiare è un diritto. Infatti ti fanno il prestito.

    SICILIA, STUDIARE È UN DIRITTO.
    INFATTI TI FANNO IL PRESTITO.

    La Regione Siciliana presenta il “prestito d’onore” per gli studenti universitari con Isee sotto i 20 mila euro.

    Fino a 10 mila euro.

    Durata decennale.

    Tasso zero.

    Nessuna garanzia.

    Domande dal 4 giugno.

    Una misura utile, per carità.

    Perché aiutare chi vuole studiare è sempre meglio che lasciarlo solo davanti a rette, affitti, libri, trasporti e caffè universitari che ormai costano quasi come un master.

    Però la frase resta bellissima:

    “Studiare è un diritto per i giovani”.

    E infatti il diritto arriva in comode rate decennali.

    In Sicilia ormai funziona così:

    il lavoro è un futuro,
    la casa è un progetto,
    l’università è un investimento,
    la permanenza nell’Isola è una speranza,
    e il diritto allo studio passa dall’Irfis.

    Naturalmente tutto accompagnato da parole importanti:

    pari dignità,
    talenti da trattenere,
    giovani da sostenere,
    Sicilia più competitiva,
    futuro sereno.

    Poi lo studente apre la piattaforma e scopre che il futuro sereno ha un piano di ammortamento.

    Non è una cattiva misura.

    È proprio questo il punto.

    È utile.

    Ma raccontarla come se fosse la rivoluzione del diritto allo studio fa sorridere.

    Perché un diritto, di solito, non dovrebbe iniziare con:

    “Gentile studente, vuole procedere con la richiesta di finanziamento?”

    #ironIA #Sicilia #Università #DirittoAlloStudio #PrestitoDOnore #RegioneSiciliana #Studenti #Satira #PoliticaSiciliana