Tag: 29 settembre

  • Tanti auguri, Cornuta nissena

    Tanti auguri, Cornuta nissena

    Oggi è San Michele Arcangelo, patrono di Caltanissetta.

    E nel giorno del Patrono ci sembra doveroso rivolgere un pensiero anche a una nissena molto particolare.

    Una che le corna non soltanto non le nasconde, ma le porta con una certa fierezza.

    Parliamo, naturalmente, della Cornuta di Caltanissetta.

    Che avevate capito?

    La Cornuta è davvero un’antica razza di gallina nissena, caratterizzata da una curiosissima cresta a forma di corna di bue.

    E la cosa ancora più bella è che la sua storia si intreccia proprio con quella di San Michele.

    Secondo un’antica tradizione tramandata a Caltanissetta, durante la battaglia celeste l’Arcangelo avrebbe tagliato un corno al demonio. Nella stessa leggenda compare anche una penna perduta dall’ala di San Michele.

    Alla fine, proprio ai nisseni sarebbe stato affidato un animale che ricordava quel corno e quella penna.

    La nostra Cornuta.

    E non è finita: secondo la tradizione, un tempo questi animali venivano persino benedetti durante le celebrazioni di San Michele.

    Insomma, a Caltanissetta anche le corna possono vantare una tradizione secolare.

    Quindi oggi:

    • auguri a tutti i Michele,
    • buona festa ai nisseni,
    • e soprattutto tanti auguri alla nostra Cornuta di Caltanissetta.

    Quella vera.

    Quella che può andare in giro con le corna a testa alta e senza dover dare spiegazioni a nessuno.

    BUON SAN MICHELE, CALTANISSETTA.

    AUGURI AI MICHELE, MA ANCHE AI GABRIELE E AI RAFFAELE: oggi, liturgicamente, gli Arcangeli fanno festa in tre.

  • San Michele, come un Arcangelo diventò il “Principe” di Caltanissetta

    San Michele, come un Arcangelo diventò il “Principe” di Caltanissetta

    Oggi Caltanissetta festeggia il suo Patrono.

    Ma San Michele non è sempre stato il patrono della città.

    Prima di lui il principale protettore dei nisseni era il Crocifisso, il “Signore della Città”.

    Poi arrivò il 1625.

    La peste infuriava in Sicilia e gli ingressi della città venivano sorvegliati per impedire l’accesso alle persone contagiate.

    Secondo la tradizione, nella notte dell’8 maggio, il cappuccino fra Francesco Giarratana vide San Michele Arcangelo, con la spada sguainata, fermare un appestato che tentava di entrare in città dalla zona delle Calcare.

    Il giorno dopo, nel luogo indicato dal frate, venne trovato il corpo di un uomo con i segni della malattia.

    Caltanissetta era stata risparmiata.

    E la città interpretò quell’episodio come una protezione miracolosa dell’Arcangelo.

    San Michele venne così proclamato patrono.

    Ma il suo culto, in realtà, era già presente a Caltanissetta nel Cinquecento. Il 1625 trasformò quindi una devozione già esistente nel simbolo religioso e civile dell’intera comunità.

    E poi c’è la statua

    Il San Michele custodito in Cattedrale è una statua lignea policroma attribuita a Stefano Li Volsi, datata proprio al 1625.

    L’Arcangelo indossa corazza ed elmo e domina il demonio incatenato.

    Attorno al volto della statua è nata anche una delle leggende più suggestive della tradizione nissena.

    Si racconta che lo scultore non riuscisse in alcun modo a realizzare un volto che lo soddisfacesse.

    Dopo numerosi tentativi si sarebbe addormentato, stremato.

    Al risveglio avrebbe trovato il volto di San Michele già perfettamente scolpito.

    La fiera? È più vecchia del Patrono

    Ed è forse questa una delle curiosità più belle.

    La grande fiera che oggi associamo a San Michele esisteva già prima che San Michele diventasse patrono.

    I documenti parlano infatti dei “Capitoli della fera di Caltanissetta” già nel 1502.

    Nel Seicento, attorno al 29 settembre, la fiera poteva durare addirittura una quindicina di giorni.

    I mercanti prendevano in affitto le logge, la città organizzava processioni, palii, luminarie e giochi di fuoco.

    E anche allora si discuteva di quanto costasse la festa.

    Nel 1651 la spesa pubblica destinata ai festeggiamenti di San Michele venne dimezzata da 80 a 40 onze.

    Qualche anno dopo furono però aggiunte altre somme per pagare le luminarie della processione notturna.

    Insomma, anche quattro secoli fa c’erano bilanci, tagli e soldi da trovare per le luminarie.

    Altra chicca: nel 1643 i soldati della milizia urbana furono chiamati a partecipare alla processione con archibugi e schioppi.

    La festa patronale era anche una grande rappresentazione pubblica della città.

    La devozione verso San Michele conobbe poi una nuova fortissima spinta nell’Ottocento.

    Quando Caltanissetta fu risparmiata dal colera del 1837, anche quell’evento venne attribuito alla protezione dell’Arcangelo.

    E San Michele, a Caltanissetta, ha in realtà due feste.

    • Il 29 settembre, la grande festa patronale.
    • L’8 maggio, invece, si ricorda l’apparizione del 1625 e il simulacro viene portato dalla Cattedrale verso la chiesa di San Michele.

    Una tradizione conosciuta anche con il curioso nome di San Michele “in villeggiatura”.

    E poi ci sono i piedi scalzi dei devoti, i bambini vestiti da San Michele e soprattutto quel grido che da generazioni accompagna il fercolo:

    E GRIDAMMU TUTTI! VIVA U PRINCIPI SAN MICHELI ARCANGILU!

    Oggi, 29 settembre 2026, la giornata è già entrata nel vivo.

    Questa mattina alle 10.30 ha avuto inizio la Messa pontificale in Cattedrale.

    Nel pomeriggio, dopo la celebrazione eucaristica delle 18.30, arriverà il momento più atteso: la processione di San Michele per le vie della città.

    Quattro secoli dopo, molte cose sono cambiate.

    Ma quando San Michele esce dalla Cattedrale, per Caltanissetta non è soltanto una processione.

    È un pezzo di storia della città che torna a camminare per le sue strade.