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  • CEFPAS, i lavoratori non si scaricano

    CEFPAS, LA LETTERA APERTA A CHI TACE

    I LAVORATORI NON SI SCARICANO

    A Caltanissetta il caso CEFPAS cambia ancora registro.

    Non solo esposti. Non solo incarichi. Non solo costi. Non solo scioperi.

    Ora arriva una lettera aperta del SIAD CSA CISAL, indirizzata ai lavoratori del CEFPAS e a chiunque, anche nel mondo sindacale, sia rimasto in silenzio.

    Il messaggio e semplice: i lavoratori non possono essere lasciati soli.

    Perché in Sicilia il silenzio non e mai solo silenzio.

    A volte e prudenza. A volte e calcolo. A volte e attesa di capire da che parte tira il comunicato stampa.

    E quando il silenzio dura troppo, più che una posizione sembra una mansione.

    Secondo la lettera, mentre sull’ente si moltiplicano polemiche, accuse pubbliche, ispezioni ed esposti, i precari stanno pagando il prezzo più alto di una situazione che non hanno creato e della quale non sono responsabili.

    E qui ironIA lo dice senza giri di parole: chi lavora non si scarica.

    I collaboratori non sono il problema. I precari non sono il problema. Chi per anni ha mandato avanti servizi, procedure e attività non può diventare improvvisamente invisibile.

    La lettera parla di collaboratori storici, co.co.co., professionisti ed esperti che avrebbero garantito per anni il funzionamento del Centro.

    Parla di rinnovi continui. Di assenza di stabilita. Di lavoratori senza reddito. Di famiglie in difficolta. Di silenzi politici e sindacali.

    Silenzi educati. Silenzi strategici. Silenzi con protocollo in entrata e coscienza in uscita.

    E soprattutto dice una cosa che pesa: non si può utilizzare il precariato per anni e poi fingere che quei lavoratori non esistano più quando diventano scomodi.

    La trasparenza serve. I controlli servono. Gli atti vanno letti. Le responsabilita vanno chiarite.

    Ma una cosa non si può fare: trasformare i lavoratori nel parafulmine di una gestione che non hanno deciso loro.

    Perché la legalità senza dignità del lavoro rischia di diventare soltanto burocrazia con la cravatta.

    E la formazione sanitaria, se dimentica chi la fa funzionare, diventa un corso avanzato di scaricabarile.

    Chi ha sbagliato, se ha sbagliato, risponda.

    Chi ha taciuto, magari, almeno si schiarisca la voce.

    Ma chi ha lavorato va rispettato. Sempre.

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  • Mazara, non si ferma all’alt: ci pensa il palo

    MAZARA, NON SI FERMA ALL’ALT.

    CI PENSA IL PALO.

    A Mazara del Vallo un giovane non si sarebbe fermato all’alt della polizia.

    Il punto

    Poi la fuga.

    Poi la corsa.

    Poi il finale.

    Un palo.

    In Sicilia, quando non rispetti l’alt, a volte interviene l’arredo urbano.

    La segnaletica prova a spiegartelo.

    La volante prova a fermarti.

    Il codice della strada prova a convincerti.

    Ma se proprio non basta, arriva lui:

    il palo.

    Fermo.

    Silenzioso.

    Istituzionale.

    Una specie di vigile urbano verticale.

    Noi non entriamo nel merito della vicenda.

    Prendiamo solo atto che, anche stavolta, la realtà ha trovato una soluzione stabile.

    Molto stabile.

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  • Mondello, Italo Belga e certificato antimafia

    MONDELLO, L’ITALO BELGA CERCA PERSONALE.

    PORTATE LA CERTIFICAZIONE ANTIMAFIA.

    A Mondello l’Italo Belga cerca bagnini e cassieri per la stagione.

    Requisito richiesto: certificazione antimafia.

    La legalità e una cosa seria.

    Pero in Sicilia riesce sempre a presentarsi con un certo talento scenico.

    Perché qui anche la stagione balneare deve passare dalla documentazione.

    Il mare e libero.

    La sabbia e pubblica.

    Il sole non chiede il curriculum.

    Ma l’ombrellone, prudentemente, aspetta il nulla osta.

    Tradotto male

    Tradotto male:

    per lavorare al mare non basta saper nuotare.

    Bisogna anche dimostrare che la stagione e in regola.

    Il bagnino controlla la corrente.

    Il cassiere controlla gli incassi.

    La burocrazia controlla tutti.

    E alla fine il vero stabilimento balneare siciliano resta sempre lo stesso:

    uno sportello.

    Con vista mare.

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  • CEFPAS e ASP, voci di spesa in formazione

    CEFPAS E ASP SICILIANE.

    LE VOCI DI SPESA FANNO FORMAZIONE.

    A Caltanissetta il caso CEFPAS cambia aula.

    Prima gli incarichi.

    Poi i collaboratori.

    Poi lo sciopero.

    Ora i bilanci.

    Secondo quanto riportato da La Sicilia il 18 maggio 2026, il deputato regionale Nello Dipasquale ha presentato un nuovo esposto sul CEFPAS alla Procura della Corte dei conti.

    L’esposto, secondo l’articolo, chiede approfondimenti sulla gestione finanziaria recente dell’ente.

    I numeri indicati sono questi.

    Spese per il personale:

    da circa 2,66 milioni a circa 3,31 milioni.

    Prestazioni co.co.co:

    da circa 1,07 milioni a circa 1,95 milioni.

    Qui pero serve una precisazione.

    Si parla di confronto con le previsioni 2026.

    Non di esercizio già chiuso.

    Non di consuntivo definitivo.

    Non di danno erariale accertato.

    Non di sentenza.

    E c’e anche un altro punto.

    Il previsionale 2026 non nasce nel vuoto.

    La legge regionale ha previsto per il CEFPAS un contributo annuo di 6 milioni di euro per gli esercizi 2026, 2027 e 2028, destinato alle spese di funzionamento dell’ente.

    Quindi l’aumento delle voci di spesa può avere una spiegazione amministrativa e finanziaria.

    Benissimo.

    Anzi: meglio così.

    Perché quando una spiegazione esiste, basta darla.

    Il punto

    La domanda allora diventa più precisa:

    dentro questa nuova cornice regionale, quali costi riguardano la regionalizzazione?

    Quali riguardano il funzionamento ordinario?

    Quali riguardano incarichi, consulenze e scelte manageriali?

    Perché una cosa e programmare risorse pubbliche.

    Un’altra e trasformare ogni passaggio amministrativo in una nuova occasione per nominare qualcuno.

    E qui la formazione diventa davvero continua.

    Soprattutto per la trasparenza.

    Ma attenzione: i lavoratori non sono il bersaglio.

    Chi lavora va tutelato.

    Le risposte vanno chieste a chi gestisce.

    E qui il discorso si allarga.

    Lo scorso 13 maggio, sempre su La Sicilia, Dipasquale ha dichiarato di avere avviato approfondimenti anche sulle assunzioni nelle ASP siciliane.

    La domanda politica e semplice:

    quanti parenti di amministratori e consiglieri risulterebbero assunti nelle aziende sanitarie dell’Isola?

    Insomma: dal CEFPAS alle ASP, la sanita siciliana sembra aver scoperto una nuova materia.

    Non anatomia.

    Non fisiologia.

    Non pronto soccorso.

    Genealogia amministrativa.

    Noi non facciamo sentenze.

    Non facciamo processi.

    Osserviamo fatti pubblici, atti pubblici e dichiarazioni pubbliche.

    Li raccontiamo male.

    Per capirli meglio.

    E una domanda resta:

    se arrivano più risorse, se le previsioni cambiano, se i contratti saltano, se i lavoratori scioperano e se gli esposti aumentano, chi sta governando davvero la macchina?

    Perché un ente che forma il personale sanitario dovrebbe almeno sapere una cosa:

    prima si programma,

    poi si spende,

    poi si spiega.

    Non necessariamente in quest’ordine, a quanto pare.

    Leggici anche qui: https://ironia.online/

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    Fatti, realtà e satira.

    Senza autorizzazione preventiva.

    Fonte: La Sicilia, 18 maggio 2026 e 13 maggio 2026.

  • Sollecito, Garlasco e il tribunale che non chiude mai

    Raffaele Sollecito dice che molti italiani pensano ancora che sia colpevole.

    Eppure Sollecito è stato assolto definitivamente.

    Garlasco, invece, ci ricorda l’altra faccia dello stesso problema.

    Il punto

    Alberto Stasi è stato condannato definitivamente.

    Le nuove indagini su Andrea Sempio, che resta persona indagata e quindi presunta innocente, e l’ipotesi di revisione della condanna di Stasi riaprono una domanda enorme:

    che cosa succede quando il processo finisce, ma la realtà continua a bussare alla porta?

    In Italia la giustizia ha i suoi gradi.

    Primo grado.
    Appello.
    Cassazione.

    Poi c’è il quarto grado.

    Il salotto televisivo.

    Poi il quinto.

    Il social.

    Poi il sesto.

    La memoria collettiva, che assolve e condanna senza leggere le carte.

    Sollecito sa cosa significa essere assolto e restare sospettato.

    Garlasco ci mostra quanto sia difficile, anche dopo una condanna definitiva, tenere insieme verità processuale, nuove indagini, dolore della famiglia e rispetto delle persone coinvolte.

    Nel mezzo ci sono le vittime.

    Meredith Kercher.
    Chiara Poggi.

    Che non dovrebbero mai diventare scenografia da talk show.

    La giustizia cerca sentenze.
    La televisione cerca puntate.
    I social cercano sentenze rapide.

    La verità, spesso, arriva per ultima.

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    ironIA racconta fatti.
    Commenta la realtà.
    Non dà notizie.

    #ironIA #RaffaeleSollecito #Garlasco #AlbertoStasi #AndreaSempio #MeredithKercher #ChiaraPoggi #Giustizia #PresunzioneDiInnocenza #RevisioneProcesso #Italia #Commento

    Percorso giudiziario: Raffaele Sollecito, Garlasco, Alberto Stasi, Andrea Sempio, Meredith Kercher, Chiara Poggi, presunzione di innocenza, revisione processo, Cassazione, verità processuale e opinione pubblica.

  • I fatti della sera commentati male: Sicilia, 18 maggio

    I fatti della sera commentati male

    Sicilia, 18 maggio. La realtà non si ferma. Al massimo chiede un parere.

    Oggi la Sicilia ha offerto un campionario perfetto.

    Gibellina diventa un gioco da tavolo. Finalmente una ricostruzione siciliana con le istruzioni.

    I musei provano a unire il mondo. Le conferenze di servizio, invece, stanno ancora cercando il link per collegarsi.

    A Caltanissetta si inaugura il Parco Rosario Assunto. Nel frattempo, in Sicilia, la parola “assunto” resta una delle più poetiche e meno praticate.

    La Regione annuncia assunzioni. Altrove, però, si bloccano procedure, si sospendono concorsi, si attendono autorizzazioni.

    E nel dibattito politico sulle assunzioni torna anche la denuncia del deputato regionale Nello Dipasquale.

    Lo scorso 13 maggio, su La Sicilia, Dipasquale ha aperto un fronte sulle ASP, chiedendo: “Quante mogli, mariti e parenti di consiglieri comunali hanno assunto nelle Asp?”

    Naturalmente è una denuncia politica e andrà verificata nelle sedi competenti.

    Ma la domanda resta: se il merito deve fare domanda, la parentela deve almeno fare la fila?

    Poi c’è il CEFPAS: esposti, costi, contratti, collaboratori, scioperi, procedure.

    I lavoratori non sono il bersaglio. Chi lavora va tutelato.

    Il punto è un altro: chi decide? Chi firma? Chi programma? Chi controlla? Chi deve spiegare?

    Intanto ad Agrigento le autobotti sono in piena attività. Si muove tutto. Tranne l’acqua.

    A Trapani, almeno, parte la Festa della Busiata. La pasta si attorciglia, ma almeno lo fa con dignità.

    Riassunto della giornata: Gibellina mette la ricostruzione sul tavolo, i musei provano a unire il mondo, Caltanissetta inaugura un parco, la Regione annuncia assunzioni, le ASP entrano nel dibattito politico, il CEFPAS forma anche i costi, Agrigento fa correre le autobotti e Trapani fa girare la busiata.

    E la Sicilia, come sempre, non dà spiegazioni.

    Le produce.

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    Fonte: La Sicilia, 18 maggio 2026 e 13 maggio 2026.