A Caltanissetta si profila una possibile soluzione a un problema che forse non tutti i cittadini sapevano di avere: la città ha bisogno di essere raccontata meglio.
Per le buche servono gli interventi, per i cantieri servono i lavori, per i problemi servono le soluzioni. Ma per migliorare la percezione di tutto questo potrebbe servire un Social Media Manager.
E così, mentre i cittadini continuano a giudicare l’efficienza del Comune anche da quello che vedono per strada, a Palazzo del Carmine si prepara una strategia per misurare l’efficacia della comunicazione attraverso copertura, visualizzazioni ed engagement. D’altronde, una buca non si chiude con un reel. E nemmeno un milione di visualizzazioni la rende meno profonda.
Un Ufficio Stampa già attivo
Battute a parte, la questione merita attenzione. Il Comune di Caltanissetta vuole migliorare la propria comunicazione sui social network. E per farlo la Giunta Tesauro ha previsto l’affidamento all’esterno di un servizio di Social Media Management.
A Palazzo del Carmine, però, esiste già un Ufficio Stampa con due giornalisti che, tra le altre cose, gestiscono anche i social istituzionali. Non è una nostra supposizione. È lo stesso Comune a indicare la gestione dei social tra le competenze dell’Ufficio Stampa sul proprio sito ufficiale.
L’assessore Pier Paolo Olivo, rispondendo all’interrogazione presentata dall’opposizione, ha spiegato che informazione e comunicazione strategica sono due attività differenti e che serve una professionalità specialistica. Una distinzione che, in linea di principio, ha un fondamento. Ma c’è un piccolo dettaglio. Anzi, tre.
Tre questioni ancora aperte
- Primo. Nella risposta dell’assessore si chiarisce che la direttiva politica non contiene una ricognizione formale delle competenze dei due giornalisti.
- Secondo. Le verifiche tecniche sulla convenienza dell’affidamento esterno vengono demandate agli uffici competenti.
- Terzo. Nella documentazione finora esaminata non è ancora quantificato il costo complessivo del servizio.
Insomma, sappiamo che si vuole migliorare la comunicazione. Resta da conoscere quanto costerà e quali prestazioni aggiuntive verranno effettivamente acquistate.
Il precedente di Balvano
E intanto c’è una sentenza che merita attenzione. La Corte dei conti, Sezione giurisdizionale della Basilicata, con la sentenza n. 11/2025, ha affrontato il caso del Comune di Balvano, dove erano stati ripetutamente conferiti incarichi esterni di Social Media Manager. I giudici, con una sentenza di primo grado, hanno accertato violazioni nella disciplina applicabile a quegli incarichi professionali, pronunciando condanne per danno erariale.
Attenzione: Balvano non è Caltanissetta. Nel Comune lucano gli incarichi erano già stati affidati e pagati. A Caltanissetta la Giunta ha adottato un atto di indirizzo, la cui concreta attuazione dovrà rispettare le procedure previste dalla legge.
Quel precedente non dimostra, dunque, alcuna illegittimità nella vicenda nissena. Ma la sentenza ricorda un principio importante: quando si ricorre a incarichi professionali individuali esterni, la verifica preventiva delle competenze disponibili all’interno dell’amministrazione e la corretta qualificazione del rapporto sono aspetti fondamentali. E quando si parla di denaro pubblico, qualche domanda non guasta mai.
Comunicazione e realtà
Ma la parte più interessante della vicenda è un’altra. Nella risposta dell’assessore Olivo si parla della necessità di colmare la distanza tra ciò che il Comune effettivamente realizza e la percezione che ne hanno i cittadini.
Ed eccoci al punto. A Caltanissetta il problema non è soltanto quello che fa il Comune. È anche come i cittadini percepiscono quello che fa. Per migliorare la percezione si pensa a un Social Media Manager. Per migliorare la realtà, invece, servono sempre gli interventi.
E sia chiaro: raccontare meglio Caltanissetta, le sue bellezze, la sua storia, le iniziative e le cose che funzionano è certamente utile. Ma la comunicazione non può sostituire l’amministrazione. Una strada dissestata resta dissestata anche con un reel bellissimo. Una criticità irrisolta non scompare grazie a una campagna sponsorizzata. E un cittadino che chiede risposte non ha necessariamente bisogno di uno storytelling. Magari gli basterebbe una risposta.
Perché i problemi di una città non si risolvono aumentando l’engagement.
Per carità, ben vengano le strategie digitali, i piani editoriali, le campagne mirate e gli indicatori di performance. Purché si misurino anche i costi e i risultati concreti.
Perché una città può certamente avere bisogno di essere raccontata meglio. Ma non sarebbe ancora meglio se ci fossero sempre più cose belle da raccontare?
In fondo, tra una città che funziona e una città che sembra funzionare sui social, noi continueremmo a preferire la prima. Anche con meno like.
