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  • Lampioni del Redentore: Vullo, la Curia e l’appello a don Anfuso

    Lampioni del Redentore: Vullo, la Curia e l’appello a don Anfuso

    La storia dei quattro lampioni che un tempo illuminavano il piazzale del Monumento al Redentore si arricchisce di particolari importanti. E questa volta le informazioni arrivano direttamente da chi quei lampioni li ha fatti realizzare. È l’architetto Daniela Vullo, soprintendente ai Beni culturali di Caltanissetta. Dopo il nostro precedente post, Vullo è intervenuta nei commenti di ironIA, raccontando una vicenda che conosce personalmente. Circa venticinque anni fa, infatti, fu proprio lei a dirigere, per conto della Soprintendenza, i lavori di restauro durante i quali vennero realizzati i quattro manufatti.

    E, alle nostre successive domande, ha risposto nuovamente.

    I lampioni non erano gli originali

    Cominciamo dalla prima notizia. I quattro lampioni che fino ad alcuni anni fa si trovavano sul piazzale non risalivano alla costruzione originaria del monumento. Erano riproduzioni realizzate circa venticinque anni fa, sulla base dei disegni dell’architetto Ernesto Basile. A farli realizzare, nell’ambito dell’intervento di restauro, fu proprio Daniela Vullo. Il censimento dei beni ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana documenta un restauro del monumento e dell’area circostante nel 2002. Ma adesso conosciamo anche il nome della fonderia che, secondo la soprintendente, produsse i lampioni.

    NASELLO, A CATANIA. È stata Vullo a comunicarcelo nella sua seconda risposta. La soprintendente ha aggiunto un particolare ancora più interessante: il progetto originario del monumento, nel quale sono raffigurati anche i lampioni disegnati da Basile, sarebbe tuttora conservato dal vescovo. Una documentazione storica che sarebbe prezioso poter consultare.

    Vandalismi, danni e rimozione

    Secondo la ricostruzione della soprintendente, i lampioni vennero inizialmente vandalizzati. Successivamente furono rimossi, forse a seguito di una tromba d’aria o di un evento atmosferico analogo. Su quest’ultima circostanza, Vullo stessa esprime un ricordo non definitivo. Ma il particolare più interessante arriva subito dopo. La soprintendente riferisce che i manufatti furono trasportati, a cura del rettore del santuario, in un magazzino riconducibile al rettore stesso oppure alla Curia. E, nella versione aggiornata del suo commento, aggiunge una frase importante: «SI TROVANO ANCORA LÌ».

    È la notizia sulla quale vogliamo soffermarci. Perché, secondo questa testimonianza, almeno ciò che rimane dei quattro lampioni potrebbe essere ancora conservato. Non abbiamo verificato direttamente né la loro attuale collocazione né le condizioni dei manufatti. Ma abbiamo finalmente un’indicazione concreta da approfondire.

    Il rettore del santuario era don Giuseppe Anfuso?

    Abbiamo chiesto a Daniela Vullo se ricordasse chi fosse il rettore del santuario all’epoca del trasferimento. La sua risposta è stata prudente: «Il rettore credo fosse padre Anfuso ma non sono certa». Un ricordo, dunque, non un’identificazione definitiva. La nostra ricerca ha però individuato alcuni documenti interessanti. Nell’Annuario diocesano del 2010, a pagina 71, DON GIUSEPPE ANFUSO è indicato come rettore del Santuario del Redentore sul Monte San Giuliano. Lo stesso incarico risulta anche dall’Annuario diocesano del 2013. E c’è un altro elemento.

    Il 20 luglio 2018 CaltanissettaLive pubblicò un servizio dedicato alla Festa del Redentore. Nella presentazione dell’intervista si riferiva che don Giuseppe Anfuso aveva parlato anche dei pali dell’illuminazione divelti da quattro anni. Dunque, già nel 2018 la questione era pubblicamente conosciuta. La documentazione conferma che don Anfuso era stato rettore del santuario e che aveva affrontato pubblicamente il problema dell’illuminazione. NON DIMOSTRA, PERÒ, CHE SIA STATO LUI A OCCUPARSI DEL TRASFERIMENTO. Ed è proprio per questo che vorremmo ascoltare la sua testimonianza.

    Un appello pubblico a don Giuseppe Anfuso

    Caro don Giuseppe, ci permettiamo di rivolgerle pubblicamente un invito. La nostra ricerca sui quattro lampioni del Redentore ci ha portato anche al suo nome, ricordato con prudenza dall’architetto Daniela Vullo e documentato negli annuari della Diocesi. Sappiamo inoltre che già nel 2018 lei aveva affrontato pubblicamente il problema dell’illuminazione del piazzale. Per questo ci piacerebbe conoscere i suoi ricordi. LEI RICORDA QUANDO FURONO RIMOSSI I QUATTRO LAMPIONI? Ha notizie di chi si occupò del loro trasferimento? Ricorda dove furono depositati?

    E, soprattutto, sa se si trovano ancora in quel deposito e in quali condizioni? Naturalmente non intendiamo attribuirle decisioni o responsabilità che non risultano documentate. Ci rivolgiamo a lei perché ha conosciuto da vicino la vita del santuario e potrebbe conservare informazioni utili a ricostruire una vicenda che riguarda un luogo molto caro ai nisseni. Anche un semplice ricordo potrebbe aiutarci. Se vorrà intervenire nei commenti della nostra pagina, come ha già fatto l’architetto Vullo, saremo lieti di ospitare la sua testimonianza. E naturalmente ogni eventuale precisazione.

    NON CERCHIAMO UN RESPONSABILE. CERCHIAMO DI RICOSTRUIRE UN PEZZO DI STORIA DELLA NOSTRA CITTÀ.

    La domanda è anche per la Curia di Caltanissetta

    Nella sua seconda risposta, Daniela Vullo ha scritto: «Le restanti domande dovrebbero essere rivolte a chi detiene ciò che rimane dei lampioni». È un’indicazione che riteniamo utile seguire. Per questo ci rivolgiamo pubblicamente anche alla Diocesi di Caltanissetta. Non perché sia dimostrato che la Curia abbia oggi la materiale disponibilità dei manufatti, ma perché potrebbe aiutarci a ricostruirne gli spostamenti e a individuare chi eventualmente li custodisce. DOVE SI TROVA OGGI CIÒ CHE RIMANE DEI QUATTRO LAMPIONI? Esiste un documento relativo alla loro rimozione e al successivo trasferimento?

    È possibile sapere quanti manufatti siano stati conservati e in quali condizioni si trovino? Sono ancora recuperabili? E, soprattutto, sarebbe possibile effettuare una ricognizione insieme alla Soprintendenza, per valutare un eventuale restauro e la ricollocazione sul piazzale? Non stiamo attribuendo responsabilità a nessuno. Vorremmo semplicemente capire se sia possibile recuperare un elemento dell’arredo storico del Redentore. Magari cominciando con una fotografia di ciò che è rimasto.

    E i lampioni originali?

    La testimonianza di Vullo apre anche un interrogativo che ci riporta indietro di oltre un secolo. Se durante il restauro di circa venticinque anni fa furono commissionate delle riproduzioni dei lampioni disegnati da Basile, perché non vennero utilizzati quelli originali? ESISTEVANO ANCORA? Anzi, prima ancora: erano stati effettivamente costruiti? Perché un progetto architettonico può prevedere elementi decorativi che poi, nella realizzazione dell’opera, vengono modificati oppure non eseguiti. E quindi dobbiamo partire proprio da qui. I lampioni previsti da Basile furono installati sul piazzale del monumento?

    Esistono fotografie storiche che ne documentino la presenza? Se furono realizzati, quando e perché vennero rimossi? Che cosa ne è stato? Sono domande alle quali, per il momento, non abbiamo risposte documentate. Sarebbe dunque interessante consultare il progetto originario e la documentazione dei restauri successivi. Perché questa vicenda potrebbe avere due capitoli distinti. Quello dei lampioni riprodotti circa venticinque anni fa. E quello, ancora tutto da ricostruire, degli eventuali manufatti originali.

    Grazie ancora a Daniela Vullo

    Vogliamo ringraziare nuovamente la soprintendente per la disponibilità dimostrata. Dopo essere intervenuta sulla nostra pagina per chiarire alcuni aspetti del restauro della Croce del Redentore, è tornata a rispondere alle domande dei lettori. E, in questa occasione, ha permesso di ricostruire una parte importante della storia dei lampioni. Abbiamo conosciuto il nome della fonderia che li realizzò, il periodo dell’intervento, le circostanze riferite della successiva rimozione e una possibile destinazione dei manufatti.

    Adesso speriamo che anche don Giuseppe Anfuso, la Diocesi, il santuario o chi dispone di informazioni sulla loro custodia possa contribuire alla ricerca. Sarebbe un bel modo di restituire alla città un pezzo della propria memoria. E chissà che, grazie alla collaborazione di tutti, non si riesca anche a recuperare ciò che rimane dei lampioni e a valutare la possibilità di riportarli al loro posto. IN FONDO, NOI STIAMO CERCANDO DI FARE LUCE SU QUATTRO LAMPIONI. SAREBBE UN PECCATO SE LA LORO STORIA RESTASSE AL BUIO.

    Fonti

    dichiarazioni pubbliche dell’architetto Daniela Vullo nei commenti di ironIA; censimento dei beni ecclesiastici della CEI; Annuari diocesani di Caltanissetta 2010 e 2013; CaltanissettaLive, 20 luglio 2018.

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