Tag: Parco Dubini

  • Caltanissetta, i quasi mille per l’epopea

    𝗟𝗘 𝗠𝗜𝗘𝗧𝗜𝗧𝗥𝗜𝗖𝗜
    𝗘 𝗜 𝗥𝗔𝗖𝗖𝗢𝗚𝗟𝗜𝗧𝗢𝗥𝗜 𝗗𝗜 𝗙𝗜𝗥𝗠𝗘.

    𝗜 𝗤𝗨𝗔𝗦𝗜 𝗠𝗜𝗟𝗟𝗘.

    Epica nissena.

    Un po’ “Tutti gli uomini del Presidente”.
    Un po’ “300”.
    Un po’ “abbiamo raccolto firme, adesso spegnete l’ironia”.

    Da giorni assistiamo alla gloriosa avanzata social dei raccoglitori di firme per il grande sogno calcistico-civico.

    Un progetto privato trasformato in chiamata alle armi pubblica.
    Un entusiasmo sportivo diventato verità obbligatoria.
    Una cittadinanza onoraria elevata a prova di fede.
    Una battuta trattata come un attacco alla patria nissena.

    Sono scatenati.

    Scrivono. Accusano. Segnalano. Invocano blocchi. Distribuiscono patenti di tifo. Chiedono entusiasmo certificato. Pretendono obbedienza.

    E provano a convincere la città che l’ironia sia un problema più grave delle priorità pubbliche.

    Per sostenere il grande progetto hanno raccolto quasi mille firme.

    Quasi.
    Mille.

    Un numero agitato come se Mosè fosse sceso dal Sinai con il modulo prestampato.

    Eppure, per una cosa molto più concreta, il Parco Dubini, le firme sono state oltre mille.

    Lì non si chiedeva di svuotare le casse del Comune.
    Non si chiedeva di inseguire il sogno di una S.r.l.
    Non si chiedeva di mettere il tifo al posto delle priorità.

    Si chiedeva una cosa semplicissima:

    restituire alla città un parco chiuso.

    Aprire un polmone verde.

    Dare spazio a bambini, famiglie, anziani, cittadini.

    Per il Parco Dubini: pazienza istituzionale.
    Per la Nissa S.r.l.: mobilitazione emotiva.

    E allora sì.

    Facciamola epica.

    Da una parte i quasi mille della cittadinanza onoraria.
    Dall’altra gli oltre mille del Parco Dubini.

    Da una parte chi vuole applausi, silenzio e credulità.
    Dall’altra chi chiede aria, verde e città.

    Noi, modestamente, stiamo con i polmoni.

    E con l’ironia.

    Perché l’obbedienza non è partecipazione.
    La credulità non è amore per la città.
    E il silenzio, quando si parla di soldi pubblici e priorità collettive, non è educazione.

    È solo una brutta abitudine vestita da tifo.

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲
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