Tag: Sport siciliano

  • Trapani, la frode esce dal campo

    TRAPANI, LA FRODE ESCE DAL CAMPO.

    MA I PUNTI NON RIENTRANO DAGLI SPOGLIATOI.

    A Trapani la partita più complicata non si gioca né al Provinciale né al palazzetto.

    Si gioca tra F24, crediti fiscali, giustizia tributaria e giustizia sportiva.

    Secondo quanto riportato da La Sicilia, la Corte di Giustizia Tributaria di Trapani avrebbe escluso, nel giudizio tributario, la prova di una strategia fraudolenta nell’utilizzo dei crediti in compensazione.

    Tradotto male:

    nel giudizio tributario non emerge la prova della frode.

    Non e assoluzione totale.

    E più una specie di:

    “potevate controllare meglio, ma non era il cartello di Medellin dell’F24”.

    Le sanzioni fiscali vengono dimezzate.

    Antonini adesso chiede la riammissione del Trapani Calcio in Serie C e del Trapani Shark in Serie A.

    Pero attenzione: i punti tolti non tornano da soli.

    Per quelli non basta il giudice tributario.

    Serve convincere anche la giustizia sportiva, che in Italia viaggia su un binario parallelo.

    A volte così parallelo che non incontra nemmeno la realtà.

    Quindi:

    la partita tributaria cambia il racconto.

    La partita sportiva, invece, resta ancora tutta da giocare.

    In sintesi:

    la frode esce dalla porta.

    La prudenza resta sul verbale.

    E i tifosi aspettano di capire se almeno i punti possono rientrare dalla finestra.

    ironIA

    Fatti, realtà e satira.

    Senza autorizzazione preventiva.

    Fonte: La Sicilia.

  • Catania, il Massimino fa il pieno

    CATANIA, IL MASSIMINO FA IL PIENO.

    A Catania il Massimino e già quasi sold out per la seconda sfida.

    E questa, in Sicilia, e quasi una notizia istituzionale.

    Il punto

    Perché qui spesso si bloccano i concorsi, si fermano i lavori, si aspettano pareri, si inseguono autorizzazioni, si aprono tavoli tecnici.

    Poi arriva il calcio.

    E improvvisamente tutto si riempie.

    Lo stadio.

    La curva.

    La città.

    Le conversazioni al bar.

    Le chat.

    Le speranze.

    Quando in Sicilia funziona qualcosa, di solito e una curva.

    E forse e proprio questo il punto.

    Dove la burocrazia divide, il pallone raduna.

    Dove la politica rinvia, il tifoso arriva prima.

    Dove il comunicato istituzionale si perde tra le virgole, la curva spiega tutto in novanta minuti.

    Il Massimino fa il pieno.

    E almeno per una sera Catania non deve chiedere un parere.

    Deve solo spingere.

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  • Nissa, quando il cielo non si sfiora: si tiene stretto

    È finita 0-0.

    E per una volta, a Caltanissetta, lo zero non è vuoto.
    È resistenza.
    È sofferenza.
    È testa.
    È maturità.

    È una finale playoff portata fino in fondo, anche quando la Reggina ha spinto, ha assaltato, ha cercato di trasformare il secondo tempo supplementare in un assedio.

    Il punto

    La Nissa ha retto.
    E nel calcio, certe volte, reggere vale quanto segnare.

    La Nissa partiva davanti.
    Aveva chiuso il campionato con 67 punti in 34 partite.
    67 / 34 = 1,97

    La Reggina aveva chiuso con 66 punti.
    66 / 34 = 1,94

    Tradotto: la Nissa aveva due risultati su tre.
    Poteva vincere.
    Poteva pareggiare.
    E ha fatto quello che doveva fare.

    Ha sofferto.
    Ha stretto i denti.
    Ha difeso il vantaggio della classifica.
    Ha attraversato i supplementari senza farsi travolgere.

    E intanto, mentre al Tomaselli si giocava con il cuore in gola, la graduatoria nazionale cambiava volto.

    Tra le vincenti playoff già definite, la situazione è questa:

    1. Teramo – 74 punti in 34 partite – coefficiente 2,18
    2. Ligorna – 72 punti in 34 partite – coefficiente 2,12
    3. Nissa – 67 punti in 34 partite – coefficiente 1,97
    4. Piacenza – 64 punti in 34 partite – coefficiente 1,88

    Il Lentigione aveva un coefficiente altissimo:
    73 punti in 34 partite.
    73 / 34 = 2,15

    Sarebbe stato davanti alla Nissa.
    Ma ha perso la finale playoff contro il Piacenza.
    Quindi resta sopra nei numeri, ma fuori dalla classifica delle vincenti.

    E questa è la notizia pesante.

    La Nissa, con questo 0-0, resta dentro.
    Davanti al Piacenza.
    Dietro Teramo e Ligorna.
    Dentro una graduatoria dove anche i decimali possono pesare più dei gol.

    Oggi non è stata una partita bella.
    È stata una partita seria.

    Di quelle in cui non vinci con l’estetica, ma con la tenuta.
    Di quelle in cui non serve fare poesia, serve non crollare.
    Di quelle in cui ogni rinvio sembra una sentenza, ogni cross sembra un processo, ogni secondo dura quanto una conferenza dei servizi.

    La Reggina è una piazza importante.
    Ha spinto.
    Ha cercato il colpo.
    Ha assaltato nel finale.

    Ma la Nissa non si è piegata.
    E questo conta.

    Conta perché Caltanissetta non aveva bisogno dell’ennesimo “quasi”.
    Quasi promossi.
    Quasi ripescati.
    Quasi felici.

    Oggi la Nissa ha fatto una cosa semplice e difficilissima:
    è rimasta in piedi.

    Ora non bisogna ubriacarsi.
    Non bisogna vendere miracoli.
    Non bisogna trasformare una graduatoria in una promozione già scritta.
    Ma nemmeno fare finta che non sia successo nulla.

    La Nissa ha vinto i playoff del girone.
    Ha superato la Reggina.
    È dentro la corsa nazionale delle vincenti.
    E adesso può guardare avanti.

    Con prudenza.
    Con lucidità.
    Con ambizione.

    Perché il treno, stavolta, non è passato davanti a Caltanissetta lasciandola sul marciapiede.

    Il treno è ancora lì.
    E la Nissa, almeno per oggi, ci è salita.

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