Categoria: I fatti quotidiani

Fatti, contraddizioni e paradossi quotidiani.

  • Samanta, la nissena che fa

    SAMANTA, LA NISSENA CHE FA

    Caltanissetta parla d’identità. Lei la dimostra.

    Ci sono storie che non hanno bisogno di essere gonfiate.

    Non servono effetti speciali.

    Non servono comunicati solenni.

    Non servono conferenze stampa, tavoli tecnici, sottotavoli, cabine di regia, strategie identitarie, piani di valorizzazione e applausi comandati.

    Basta raccontarle bene.

    E la storia di Samanta Anna Lacagnina, nissena, 42 anni, insegnante di sostegno, è una di queste.

    Una storia semplice solo in apparenza.

    Samanta lavora a Gela, in un istituto comprensivo, con bambini della scuola primaria.

    Non “ragazzi”, come spesso si dice per comodità.

    Bambini.

    E quando si parla di bambini, le parole andrebbero pesate una per una.

    In questi giorni il suo nome è finito sulla stampa nazionale per un gesto che dice molto più di mille discorsi sulla scuola, sull’inclusione, sulla comunità e sull’umanità.

    Ha preso giorni di ferie.

    Ha sostenuto anche spese personali.

    È partita dalla Sicilia ed è andata a Rimini per stare accanto a un suo alunno, ricoverato per un delicato intervento chirurgico.

    Fine.

    Anzi, no.

    Perché dentro questa frase c’è tutto.

    C’è una docente che non si è fermata al perimetro formale del suo lavoro.

    C’è una donna che ha scelto la presenza invece della distanza.

    C’è una professionista che ha trasformato la parola “cura” in un fatto concreto.

    C’è una persona che non ha spiegato l’inclusione: l’ha praticata.

    Non ha fatto un convegno.

    Non ha preparato una slide.

    Non ha aperto un tavolo tecnico.

    Non ha chiesto una targa.

    Non ha costruito una campagna intorno al proprio gesto.

    Non ha cercato telecamere, titoli, interviste o applausi.

    Lo ha fatto.

    In silenzio.

    Ed è proprio questo che rende la storia enorme.

    Perché Samanta non aveva intenzione di farsi pubblicità.

    Il suo non era un gesto pensato per il clamore.

    Non era una scena da esibire.

    Non era una storia preparata per diventare virale.

    Era una scelta umana, professionale, personale.

    Una di quelle cose che si fanno perché si sente che è giusto farle.

    Poi il riconoscimento è arrivato.

    Non perché Samanta lo avesse cercato.

    Ma perché il suo gesto ha parlato da solo.

    L’encomio del Comune di Rimini è arrivato alla sua scuola.

    E da lì quella storia silenziosa è diventata pubblica.

    A Gela, dove Samanta lavora, il Comune ha annunciato per lei un encomio solenne.

    Giustissimo.

    Perché una città, quando incontra una storia così, dovrebbe fare una cosa semplice: riconoscerla.

    Non per sfruttarla.

    Non per metterci sopra il cappello.

    Non per trasformarla nell’ennesima passerella.

    Ma per dire: questo è un esempio.

    E Caltanissetta?

    Caltanissetta, invece, speriamo trovi un momento libero.

    Sappiamo che l’agenda è complicata.

    Ci sono cittadinanze onorarie da immaginare.

    Tavoli tecnici da convocare.

    Orgoglio cittadino da dosare.

    Identità da rivendicare quando conviene.

    Eccellenze da celebrare possibilmente dopo che qualcun altro le ha già notate.

    Però, ogni tanto, una città dovrebbe accorgersi dei suoi.

    Non solo quando vincono qualcosa.

    Non solo quando portano voti.

    Non solo quando servono per una foto.

    Non solo quando diventano utili a un racconto pubblico.

    Samanta è nissena.

    E non è una nissena qualunque.

    È una nissena che fa del bene concretamente.

    Non una che chiacchiera di comunità.

    Non una che annuncia obiettivi.

    Non una che promette attenzione, vicinanza, sensibilità, inclusione e poi rimanda tutto alla prossima riunione.

    Samanta ha preso ferie ed è partita.

    Questa è la differenza.

    Tra dire “ci siamo” e esserci davvero.

    Tra parlare di scuola e fare scuola.

    Tra usare la parola “umanità” e praticarla quando costa tempo, fatica, soldi, organizzazione, vita.

    E allora sì, Caltanissetta dovrebbe essere orgogliosa.

    Non con quella retorica appiccicosa dell’appartenenza a comando.

    Non con il solito “è nostra” detto quando la storia è già diventata bella e spendibile.

    Non con il patriottismo municipale dell’ultimo minuto.

    Dovrebbe essere orgogliosa in modo serio.

    Dovrebbe dire: una persona nata nella nostra città ha fatto qualcosa che ci rappresenta nel modo migliore.

    Perché non rappresenta Caltanissetta chi urla di più.

    Non la rappresenta chi occupa più spazio.

    Non la rappresenta chi si mette sempre al centro.

    Non la rappresenta chi trasforma ogni cosa in cerimonia.

    A volte la rappresenta chi parte in silenzio per stare accanto a un bambino.

    E qui una cosa va detta chiaramente.

    Il nome del bambino noi non lo scriviamo.

    Non perché non sia stato pubblicato altrove.

    È stato pubblicato. Anche troppo.

    Non lo scriviamo perché è un minore.

    E i minori non sono materiale decorativo per rendere più emozionante un articolo.

    Non sono dettagli narrativi da esibire per fare commuovere meglio il lettore.

    Non sono strumenti di amplificazione emotiva.

    La storia pubblica è il gesto di Samanta.

    Il bambino va protetto, non esposto.

    Questo dovrebbe essere il minimo.

    E dovrebbe essere il minimo anche evitare il teatrino delle cattiverie.

    Perché, come spesso accade, attorno a una storia bella qualcuno ha sentito il bisogno di aggiungere fango.

    Sono state dette stupidaggini.

    Sono state dette cattiverie.

    Sono state dette cose gratuite anche sulla madre del bambino.

    Come se davanti a un gesto di cura bisognasse per forza trovare il modo di sporcare tutto.

    E invece no.

    Ci sono momenti in cui il silenzio sarebbe già una forma minima di intelligenza.

    La madre del bambino non è il bersaglio di nessuno.

    Il bambino non è il personaggio di una cronaca emotiva.

    Samanta non è una figurina da usare per fare moralismo a buon mercato.

    Questa è una storia di scuola, di umanità e di responsabilità.

    E riguarda una maestra, un bambino, una famiglia, una classe, una comunità educativa.

    Tutto il resto è rumore.

    Ora però il rischio è serio.

    Perché Gela, dopo l’encomio, potrebbe anche prenderci gusto.

    Potrebbe guardare Samanta e pensare:

    “Ma sapete che c’è? Una cittadina così ce la terremmo volentieri”.

    E magari, tra un encomio e un applauso, potrebbe pure venirle l’idea di darle la cittadinanza onoraria.

    Perché è bello avere cittadini così.

    Cittadini che non promettono.

    Fanno.

    Che non annunciano traguardi.

    Li raggiungono.

    Che non parlano di valori.

    Li praticano.

    Che non aspettano il momento giusto per apparire.

    Scelgono il momento giusto per esserci.

    E se Gela dovesse davvero desiderare simbolicamente una cittadina così, sarebbe difficile darle torto.

    Perché mentre Caltanissetta spesso si perde nella celebrazione dell’identità, Samanta l’identità l’ha portata fuori città nel modo più alto: con un gesto umano, concreto, pulito.

    Senza bandiere.

    Senza slogan.

    Senza bisogno di chiedere il permesso.

    E allora forse il punto è proprio questo.

    L’identità non è una parola da usare nei discorsi ufficiali.

    Non è una targa.

    Non è una cerimonia.

    Non è una cittadinanza onoraria distribuita con entusiasmo preventivo.

    L’identità è ciò che fai quando nessuno ti obbliga a farlo.

    Samanta lo ha fatto.

    E lo ha fatto bene.

    Per questo oggi non c’è molto da ironizzare su di lei.

    C’è solo da ringraziarla.

    L’ironia, semmai, la lasciamo a noi.

    A una città che rischia sempre di riconoscere i suoi esempi migliori solo dopo che li hanno applauditi gli altri.

    Grazie, Samanta.

    Nissena nel mondo, sì.

    Ma soprattutto nissena nel modo migliore.

    Non perché parla di bene.

    Perché lo fa.

  • Sicilia, fondi ai siti Unesco

    Quattro milioni per i siti Unesco

    IL CAFFÈ DEL MATTINO SPIEGATO MALE
    SICILIA, 4 MILIONI PER I SITI UNESCO.
    ORA IL PATRIMONIO VALE. ANCHE CON LA BUCA DAVANTI.

    Buongiorno dalla Sicilia.

    Dove abbiamo così tanta bellezza che ogni tanto dobbiamo ricordarci di valorizzarla.

    La Regione annuncia contributi per 4 milioni di euro destinati a 70 Comuni dell’Isola per i siti Unesco.

    Ottima notizia.

    Perché in Sicilia il patrimonio culturale è una cosa seria.

    Talmente seria che spesso lo trovi:

    accanto a un cartello scolorito,
    dietro una transenna,
    vicino a una strada dissestata,
    tra un parcheggio creativo
    e un punto informazioni aperto “quando capita”.

    Però adesso arrivano i fondi.

    E quando arrivano i fondi, in Sicilia parte subito la liturgia:

    la valorizzazione,
    la promozione,
    la fruizione,
    la strategia,
    il rilancio,
    la rete dei territori,
    la cabina di regia.

    Poi il turista chiede dov’è il bagno.

    E lì il sistema entra in crisi.

    Perché noi siamo così:

    abbiamo templi, mosaici, vulcani, città barocche, isole, paesaggi, storia, cultura e meraviglie riconosciute dal mondo.

    Poi ci perdiamo sul dettaglio tecnico:

    farle trovare,
    farle raggiungere,
    farle spiegare,
    farle funzionare.

    Comunque non bisogna lamentarsi.

    La Sicilia è patrimonio dell’umanità.

    Solo che a volte l’umanità deve portarsi l’acqua, il navigatore e un po’ di pazienza.

    Buon caffè.

    Patrimoniale.

    Ma senza tassa.

    Per ora.

    #ironIA #Sicilia #CaffèDelMattino #Unesco #PatrimonioCulturale #Turismo #RegioneSiciliana #Satira #BuongiornoSicilia

  • Sicilia, dopo il voto si riparte

    Dopo il voto tutti vogliono ripartire

    LA RUBRICA DELLA SERA
    SICILIA, DOPO IL VOTO TUTTI VOGLIONO RIPARTIRE.
    MA NESSUNO DALLA STESSA FERMATA.

    In Sicilia le elezioni finiscono.

    Poi comincia la parte più bella:

    spiegare perché nessuno ha perso davvero.

    Il presidente Schifani dice che il voto anticipato è un “ballon d’essai” e che non si dimette.

    Cateno De Luca, invece, vuole elezioni il prima possibile.

    Insomma, uno dice: “Non si vota”.

    L’altro dice: “Votiamo subito”.

    La Sicilia, nel dubbio, prepara il tavolo.

    Perché qui la politica funziona così:

    prima si vota nei Comuni,
    poi si interpretano i risultati regionali,
    poi si apre la riflessione,
    poi si chiude la riflessione,
    poi si riapre la riflessione perché qualcuno era uscito un attimo.

    E intanto tutti ripartono.

    Il governo riparte.

    L’opposizione riparte.

    I civici ripartono.

    Gli autonomisti ripartono.

    I tavoli ripartono.

    Le verifiche ripartono.

    Solo i problemi restano comodamente seduti.

    La cosa più siciliana di tutte è che dopo ogni elezione si parla già della prossima.

    Come se il voto non fosse una scelta.

    Ma una forma di meteorologia.

    “Domani nuvoloso, possibili alleanze sparse, vento moderato da centrodestra, con schiarite civiche nel pomeriggio”.

    E quindi buona serata.

    In Sicilia non si perde mai.

    Al massimo si apre una fase nuova.

    Che somiglia moltissimo alla vecchia.

    Ma con più comunicati stampa.

    #ironIA #Sicilia #PoliticaSiciliana #Elezioni #Schifani #DeLuca #Satira #RubricaDellaSera

  • Sicilia, prestito d’onore

    Studiare è un diritto. Infatti ti fanno il prestito.

    SICILIA, STUDIARE È UN DIRITTO.
    INFATTI TI FANNO IL PRESTITO.

    La Regione Siciliana presenta il “prestito d’onore” per gli studenti universitari con Isee sotto i 20 mila euro.

    Fino a 10 mila euro.

    Durata decennale.

    Tasso zero.

    Nessuna garanzia.

    Domande dal 4 giugno.

    Una misura utile, per carità.

    Perché aiutare chi vuole studiare è sempre meglio che lasciarlo solo davanti a rette, affitti, libri, trasporti e caffè universitari che ormai costano quasi come un master.

    Però la frase resta bellissima:

    “Studiare è un diritto per i giovani”.

    E infatti il diritto arriva in comode rate decennali.

    In Sicilia ormai funziona così:

    il lavoro è un futuro,
    la casa è un progetto,
    l’università è un investimento,
    la permanenza nell’Isola è una speranza,
    e il diritto allo studio passa dall’Irfis.

    Naturalmente tutto accompagnato da parole importanti:

    pari dignità,
    talenti da trattenere,
    giovani da sostenere,
    Sicilia più competitiva,
    futuro sereno.

    Poi lo studente apre la piattaforma e scopre che il futuro sereno ha un piano di ammortamento.

    Non è una cattiva misura.

    È proprio questo il punto.

    È utile.

    Ma raccontarla come se fosse la rivoluzione del diritto allo studio fa sorridere.

    Perché un diritto, di solito, non dovrebbe iniziare con:

    “Gentile studente, vuole procedere con la richiesta di finanziamento?”

    #ironIA #Sicilia #Università #DirittoAlloStudio #PrestitoDOnore #RegioneSiciliana #Studenti #Satira #PoliticaSiciliana

  • Sicilia, bonus lavastoviglie

    La rubrica della sera

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    In Sicilia la crisi idrica fa un passo avanti.

    Non sempre arriva l?acqua.

    Per? arriva la graduatoria.

    La Regione ha pubblicato l?elenco degli ammessi al bonus lavastoviglie: domande accolte, contributi in arrivo e piatti finalmente pronti per un futuro migliore.

    Nel frattempo si parla anche di riforma del servizio idrico.

    Quindi il percorso ? chiaro:

    prima l?emergenza,
    poi il bando,
    poi la graduatoria,
    poi la riforma,
    poi forse il rubinetto.

    Perch? in Sicilia il problema non ? lavare i piatti.

    ? trovare qualcosa con cui sciacquare le promesse.

    E comunque bisogna riconoscerlo:
    anche quando manca l?acqua, la burocrazia scorre benissimo.

    #ironIA #Sicilia #Acqua #CrisiIdrica #BonusLavastoviglie #RegioneSiciliana #Satira #PoliticaSiciliana #RubricaDellaSera

  • Sicilia, la burocrazia si sanifica

    𝗜 𝗙𝗔𝗧𝗧𝗜 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗘𝗥𝗔 𝗖𝗢𝗠𝗠𝗘𝗡𝗧𝗔𝗧𝗜 𝗠𝗔𝗟𝗘 🗞️
    𝗦𝗜𝗖𝗜𝗟𝗜𝗔, 𝗟𝗔 𝗕𝗨𝗥𝗢𝗖𝗥𝗔𝗭𝗜𝗔 𝗦𝗜 𝗦𝗔𝗡𝗜𝗙𝗜𝗖𝗔.

    Giro serale tra i fatti siciliani.

    Mentre la politica conta voti, preferenze, liste, apparentamenti possibili e malumori certi, la Regione pubblica avvisi.

    Tra questi, una piccola perla amministrativa:

    alcuni Centri per l’Impiego resteranno chiusi il 1 giugno per interventi di disinfestazione e sanificazione.

    Tradotto male:

    in Sicilia anche il lavoro, ogni tanto, deve essere sanificato.

    Caltanissetta, Gela, Mussomeli.

    Poi Trapani, Marsala, Alcamo, Castelvetrano e Mazara del Vallo.

    La geografia dell’impiego incontra la geografia della disinfestazione.

    Che, detta così, sembra quasi un piano di sviluppo.

    Naturalmente è tutto normale.

    Gli uffici vanno puliti.

    I locali vanno sanificati.

    Gli ambienti pubblici vanno mantenuti decorosi.

    Il problema è che, in Sicilia, certe parole fanno partire subito la metafora.

    Disinfestazione.

    Sanificazione.

    Chiusura temporanea.

    Avviso all’utenza.

    Sembra la sintesi perfetta di molte cose che vediamo ogni giorno.

    Servirebbe sanificare anche qualche promessa.

    Disinfestare qualche comunicato.

    Bonificare qualche graduatoria.

    Arieggiare qualche ufficio politico.

    E magari passare un prodotto forte anche sui “vedremo”, sui “faremo”, sui “stiamo lavorando” e sui “a breve”.

    La sera siciliana ci consegna questo:

    elezioni da interpretare,

    uffici da sanificare,

    atti da leggere,

    comunicati da decifrare,

    e cittadini che cercano di capire se domani devono lavorare, votare, aspettare o scaricare un PDF.

    Non è confusione.

    È amministrazione con effetto collaterale.

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔
    𝘀𝗮𝘁𝗶𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮
    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲

    #ironIA #Sicilia #RegioneSiciliana #CentriPerLImpiego #Burocrazia #PoliticaSiciliana #FattiSiciliani #Commento #SatiraConIntelligenza

  • CEFPAS, Palermo rinvia

    La telenovela amministrativa

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    A Caltanissetta il caso CEFPAS era gi? complicato.

    Collaboratori senza rinnovo.
    Stato di agitazione.
    Relazioni.
    Tavoli.
    Prefetture.
    Regione.
    Assessorato.
    Pres?di.
    Procedure di raffreddamento.

    Ora arriva anche il rinvio.

    La Prefettura di Palermo ha rinviato al 27 maggio alle 10:30 la riunione di raffreddamento e conciliazione.

    Nel frattempo, la Prefettura di Caltanissetta ha fissato un altro tavolo per il 27 maggio alle 18:00.

    Quindi ricapitoliamo.

    C?? una vertenza.
    Ci sono due Prefetture.
    Ci sono due procedure.
    C?? un rinvio.
    C?? una richiesta di riunificazione.
    Ci sono tre pres?di annunciati.
    E ci sono lavoratori senza rinnovo.

    A questo punto la domanda nasce spontanea:

    serve un tavolo per unire i tavoli?

    Perch? ormai siamo oltre la burocrazia ordinaria.

    Siamo alla sceneggiatura.

    Prima puntata: i collaboratori restano fuori.
    Seconda: il sindacato proclama lo stato di agitazione.
    Terza: si aprono le procedure.
    Quarta: Palermo rinvia.
    Quinta: Caltanissetta convoca.
    Sesta: si chiede di riunire tutto.
    Settima: la Regione, prima o poi, dovrebbe entrare in scena.

    Il SIAD CSA CISAL lo dice chiaramente: senza il coinvolgimento del Governo regionale, diventa difficile immaginare un esito davvero utile e risolutivo.

    Tradotto male:

    se la soluzione sta a Palermo, non pu? bastare una riunione senza Palermo.

    E allora la telenovela diventa amministrativa.

    Non ci sono ville, amori impossibili e gemelli segreti.

    Ci sono protocolli, rinvii, videoconferenze e pres?di statici.

    Il punto resta:

    se il problema ? regionale, la risposta deve essere regionale.

    I lavoratori non possono restare sospesi tra una convocazione e un rinvio.

    Non possono vivere dentro una procedura di raffreddamento permanente.

    Prima serviva un tavolo.
    Poi sono diventati due.
    Poi uno ? stato rinviato.
    Poi si ? chiesto di riunirli.

    Ora manca solo la procedura di raffreddamento della procedura di raffreddamento.

    E magari una conferenza stampa per spiegare che la soluzione arriver?.

    Subito dopo il prossimo episodio.

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    #ironIA #CEFPAS #Caltanissetta #Palermo #Sicilia #RegioneSiciliana #AssessoratoSalute #Lavoratori #Precariato #CoCoCo #SIADCSACISAL #PubblicaAmministrazione #Trasparenza #Fatti #Realt? #Commento #SatiraConIntelligenza

  • Sicilia, urne aperte

    Il caff? del luned? spiegato male

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    Buongiorno dalla Sicilia.

    ? luned? 25 maggio.

    Secondo giorno di voto amministrativo in 71 comuni siciliani.

    I seggi restano aperti fino alle 15.

    Poi chiudono le urne.

    E si aprono ufficialmente:

    le analisi,
    i retroscena,
    i ?te l?avevo detto?,
    i ?ma io lo sapevo?,
    i ?hanno sbagliato alleanza?,
    e soprattutto i commenti da bar, che in Sicilia arrivano sempre prima dello spoglio.

    Tradotto male:

    la democrazia funziona cos?.

    Prima si vota.
    Poi si conta.
    Poi si interpreta.

    In Sicilia, invece, spesso si interpreta gi? mentre uno sta ancora cercando la matita copiativa.

    Perch? qui il voto non ? solo un diritto.

    ? una liturgia.

    Si entra al seggio.
    Si saluta.
    Si cerca la sezione.
    Si controlla la scheda.
    Si piega male.
    Si ripiega meglio.
    Si esce.

    E fuori c?? gi? qualcuno che ha capito tutto.

    Affluenza? Segnale politico.
    Ritardo? Segnale politico.
    Candidato sorridente? Segnale politico.
    Candidato che non sorride? Segnale politico fortissimo.

    In Sicilia anche il parcheggio davanti alla scuola pu? diventare un exit poll.

    La Sicilia del luned? mattina ? questa:

    seggi aperti,
    bar aperti,
    chat aperte,
    alleanze gi? socchiuse,
    ballottaggi che si affacciano,
    e cittadini che provano a fare una cosa rivoluzionaria:

    votare prima di commentare.

    Non sempre ci riescono.

    Ma il tentativo va rispettato.

    Poi c?? il dopo-voto.

    Che in Sicilia ? quasi uno sport tradizionale.

    C?? chi vince perch? ha vinto.
    Chi vince perch? ha perso poco.
    Chi perde ma ?politicamente tiene?.
    Chi non entra ma ?ha dato un segnale?.
    Chi entra e dice che ora bisogna lavorare.
    Chi riflette da trent?anni e ancora non ha finito.

    E noi?

    Noi prendiamo il caff?.

    Forte.

    Perch? oggi servir?.

    La scheda elettorale prima o poi si chiude.

    Il commento politico siciliano, invece, no.

    Quello resta aperto.

    A tempo indeterminato.

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    #ironIA #Caff?DelLuned? #Sicilia #ElezioniAmministrative #Voto #Democrazia #PoliticaSiciliana #FattiSiciliani #Commento #SatiraConIntelligenza

  • ironIA arriva su Instagram

    DA OGGI ironIA È ANCHE SU INSTAGRAM.

    Perché limitarsi a farci bloccare solo su Facebook?

    Da oggi ironIA è anche su Instagram.

    Stesso spirito.

    Stessa satira.

    Stessa pessima abitudine di leggere le cose prima di commentarle.

    Ci trovate quindi:

    su Facebook, dove tutto è nato;

    sul web, dove proviamo a sembrare seri;

    e ora anche su Instagram, dove almeno le locandine non dovranno più essere ritagliate con la motosega.

    La missione resta la stessa:

    guardare quello che succede,

    leggerlo con attenzione,

    e poi provare a resistere.

    Ma quando certe frasi entrano da sole in area di rigore, almeno il tiro bisogna farlo. 😄

    Benvenuti anche qui.

    ironIA
    Satira, commenti e cose che purtroppo non ci siamo inventati.

    #ironIA #satira #Caltanissetta #Sicilia #Facebook #Instagram #Web #SatiraSiciliana #CommentiMale #FattiDelGiorno