Categoria: Sicilia

Sguardo satirico dalla Sicilia.

  • Agrigento, autobotti e acqua assente

    Ad Agrigento le autobotti sono in piena attività.

    Sindaci in affanno.
    Volontari in campo.
    Protezione civile mobilitata.
    AICA chiamata in causa.
    Cittadini in attesa.

    Insomma: si muove tutto.

    Il punto

    Tranne l’acqua.

    Il paradosso è perfetto:
    le autobotti corrono,
    i telefoni squillano,
    le richieste aumentano,
    le soluzioni si rincorrono.

    Ma la penuria idrica resta lì.

    Ferma.

    Composta.

    Istituzionale.

    In Sicilia anche l’emergenza acqua ha imparato la pazienza amministrativa.

    Prima si segnala.
    Poi si convoca.
    Poi si distribuisce.
    Poi si promette.
    Poi si aspetta la prossima autobotte.

    E alla fine il cittadino scopre che l’acqua non manca.

    È solo in modalità “approfondimento istruttorio”.

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    ironIA racconta fatti.
    Commenta la realtà.
    Non dà notizie.

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  • Trapani, la busiata si attorciglia

    A Trapani parte la Festa della Busiata, l’evento dedicato alla pasta trapanese più famosa e arrotolata della Sicilia.

    Una settimana tra cucina siciliana, tradizione, laboratori e appuntamenti dedicati alla busiata trapanese.

    Finalmente, in Sicilia, qualcosa si avvita senza bisogno di conferenze stampa, tavoli tecnici, sottotavoli operativi e rettifiche del DDG.

    Il punto

    La busiata si gira, si torce, si intreccia.

    Ma almeno ha uno scopo chiaro: finire nel piatto.

    E questa, dalle nostre parti, è già una rivoluzione amministrativa.

    Meglio di scioperi, crisi politiche e comunicati istituzionali: almeno qui il nodo si mangia.

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    Percorso gastronomico: Trapani, Festa della Busiata, busiata trapanese, pasta trapanese, cucina siciliana, tradizione, eventi in Sicilia e satira sulla realtà amministrativa.

  • CEFPAS, sciopero dei collaboratori

    A Caltanissetta torna al centro il CEFPAS.

    Il Siad Csa Cisal ha proclamato lo sciopero dei collaboratori a contratto del CEFPAS per il 28 maggio, il 9 giugno e il 10 giugno 2026.

    Secondo la nota sindacale, dal 1° maggio i contratti non sarebbero stati rinnovati, con l’interruzione dell’attività lavorativa per circa 65 collaboratori.

    E qui bisogna essere chiarissimi:
    i lavoratori non sono il bersaglio.

    Chi lavora, chi aspetta risposte, chi vive tra contratti, proroghe, incertezze e procedure, va tutelato.
    Non va messo alla gogna.
    Non va usato come scudo.
    Non va trasformato nel capro espiatorio di scelte che non ha assunto.

    Il punto

    Il punto è un altro.

    Un ente che fa formazione non può trasformare la precarietà in materia permanente di studio.

    Atti.
    Procedure.
    Incarichi.
    Proroghe.
    Concorsi.
    Responsabilità.

    Il problema non è chi lavora.
    Il problema è chi decide, chi firma, chi programma e chi deve spiegare.

    Perché quando arrivano scioperi, stato di agitazione, richieste di conciliazione, polemiche e silenzi istituzionali, vuol dire che qualcosa nella macchina amministrativa non sta funzionando.

    E a pagare il prezzo non possono essere sempre gli ultimi della fila.

    Al CEFPAS non serve un altro corso sulla gestione delle crisi.
    Serve una risposta chiara.

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    Percorso civico: CEFPAS, sciopero collaboratori a contratto, precariato a Caltanissetta, sanità siciliana, formazione sanitaria, Regione Siciliana, Assessorato regionale della Salute e pubblica amministrazione.

  • Nissa, Serie C e ripescaggio

    La Nissa ha vinto i playoff del Girone I.
    Non con un gol.
    Non con una goleada.
    Non con il cinema.
    Con uno 0-0 contro la Reggina e con il miglior piazzamento in campionato.
    Che, nei playoff di Serie D, vale quanto un centravanti al novantesimo.

    Ora però comincia un altro campionato.
    Quello senza pallone.
    Quello della graduatoria ripescaggi per la Serie C.
    E qui la Nissa è messa bene, ma non può ancora festeggiare.

    Secondo le ricostruzioni sulla griglia delle vincenti playoff, davanti ci sono:
    Teramo.
    Ligorna.
    Poi c’è la Nissa.

    Il punto

    Dietro:
    Piacenza.
    Legnago o Union Clodiense.
    Chievo Verona.
    Paganese.
    Seravezza Pozzi.
    Monastir.

    Tradotto: la Nissa non è prima, ma è sul podio.
    E in una graduatoria estiva, stare sul podio significa una cosa sola:
    si può sperare.

    Ma attenzione.
    Il ripescaggio in Serie C non è una promozione mascherata.
    Non basta vincere i playoff.
    Non basta avere una piazza calda.
    Non basta dire “Caltanissetta merita la Serie C”.

    Serve che si liberino posti.
    Serve che arrivi il turno della Serie D nella sequenza federale.
    Serve presentare domanda.
    Serve avere i conti in ordine.
    Serve avere garanzie.
    Serve avere uno stadio in regola.
    Serve rispettare i requisiti della Lega.
    E, con ogni probabilità, servirà anche che il Comune di Caltanissetta faccia la sua parte.

    Perché quando si parla di impianti, adeguamenti, autorizzazioni, disponibilità dello stadio e requisiti infrastrutturali, il calcio non è più soltanto affare della società.
    Diventa anche una questione cittadina.

    Serve, soprattutto, non farsi trovare impreparati quando il calcio smette di essere tifo e diventa fascicolo.

    Perché adesso la partita non è più solo Nissa-Reggina.
    Adesso la partita è:
    Nissa contro Teramo.
    Nissa contro Ligorna.
    Nissa contro Piacenza.
    Nissa contro Chievo.
    Nissa contro Paganese.
    Nissa contro tutte le società che, dal Nord al Sud, guardano la stessa porta stretta.

    E il punto è proprio questo.
    Teramo è una piazza pesante, con ambizione e struttura.
    Ligorna è davanti in graduatoria, ma bisognerà capire se vorrà e potrà davvero sostenere il salto.
    Piacenza è dietro, ma ha nome, storia e stadio.
    Chievo è un marchio che al Nord pesa ancora.
    Paganese conosce bene certi campionati.
    Seravezza e Monastir sono storie bellissime, ma il salto in Serie C non è una favola: è un bilancio, una fideiussione, uno stadio, una struttura.

    E la Nissa?
    La Nissa ha una cosa enorme: una città che ha fame di calcio vero.
    Ma ora deve dimostrare di avere anche tutto il resto.

    Perché il calcio professionistico non si conquista soltanto con il cuore.
    Si conquista con la programmazione.
    Con i soldi.
    Con le carte.
    Con gli impianti.
    Con le scadenze rispettate.
    Con una società che sa muoversi prima degli altri.
    E con istituzioni locali pronte a non perdere tempo.

    La vittoria playoff ha dato alla Nissa il diritto di sedersi al tavolo.
    Adesso bisogna capire se a quel tavolo si porta solo entusiasmo o anche documenti.

    Perché la Serie C, d’estate, non arriva con gli applausi.
    Arriva con la PEC.
    Arriva con le verifiche.
    Arriva con le Licenze Nazionali.
    Arriva con i requisiti infrastrutturali.
    Arriva con le garanzie economiche.
    Arriva con una domanda presentata bene, nei tempi giusti, senza sbavature.

    E allora diciamolo chiaramente:
    la Nissa non deve solo sperare nei problemi degli altri.
    Deve farsi trovare pronta.
    E anche Caltanissetta deve farsi trovare pronta.

    Perché se si apre una porta, non si può scoprire all’ultimo minuto che manca una chiave.

    Se Teramo ha tutto, va avanti Teramo.
    Se Ligorna ha tutto, va avanti Ligorna.
    Se qualcuno davanti rinuncia, tentenna o non supera i requisiti, la Nissa deve essere lì.
    Non a chiedere tempo.
    Non a cercare carte.
    Non a inseguire firme.
    Deve essere già pronta.

    Perché dopo un campionato perso per due punti, dopo una stagione piena di tensioni, dopo una finale playoff vinta col regolamento, questa è forse la prima vera prova da società professionistica.

    Non più il campo.
    La struttura.
    Non più il coro.
    La programmazione.
    Non più il sogno.
    Il progetto.

    Caltanissetta può legittimamente sognare la Serie C.
    Ma adesso la domanda non è più se la Nissa la meriti.
    La domanda è un’altra:
    la Nissa è pronta a prenderla, se si apre la porta?
    E il Comune è pronto a fare la sua parte, se servirà?

    Perché stavolta il treno non passerà dal dischetto.
    Passerà dalla Lega.
    E bisogna salirci con il biglietto giusto.

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  • Mondello, ore decisive sulla spiaggia

    A Mondello, a Palermo, si avvicinano ore decisive per la spiaggia e per la vicenda Italo Belga.

    In Sicilia l’estate non arriva con il sole.
    Arriva con le carte.

    Concessioni.
    Procedure.
    Decisioni.
    Scadenze.
    Pareri.
    E, naturalmente, attese.

    Il punto

    Perché da noi pure l’ombrellone, prima di aprirsi, sembra dover superare un tavolo tecnico.

    Il mare è pronto.
    La sabbia pure.
    I bagnanti quasi.

    Ora manca solo che la burocrazia tolga il pareo alla stagione balneare.

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  • Nissa, quando il cielo non si sfiora: si tiene stretto

    È finita 0-0.

    E per una volta, a Caltanissetta, lo zero non è vuoto.
    È resistenza.
    È sofferenza.
    È testa.
    È maturità.

    È una finale playoff portata fino in fondo, anche quando la Reggina ha spinto, ha assaltato, ha cercato di trasformare il secondo tempo supplementare in un assedio.

    Il punto

    La Nissa ha retto.
    E nel calcio, certe volte, reggere vale quanto segnare.

    La Nissa partiva davanti.
    Aveva chiuso il campionato con 67 punti in 34 partite.
    67 / 34 = 1,97

    La Reggina aveva chiuso con 66 punti.
    66 / 34 = 1,94

    Tradotto: la Nissa aveva due risultati su tre.
    Poteva vincere.
    Poteva pareggiare.
    E ha fatto quello che doveva fare.

    Ha sofferto.
    Ha stretto i denti.
    Ha difeso il vantaggio della classifica.
    Ha attraversato i supplementari senza farsi travolgere.

    E intanto, mentre al Tomaselli si giocava con il cuore in gola, la graduatoria nazionale cambiava volto.

    Tra le vincenti playoff già definite, la situazione è questa:

    1. Teramo – 74 punti in 34 partite – coefficiente 2,18
    2. Ligorna – 72 punti in 34 partite – coefficiente 2,12
    3. Nissa – 67 punti in 34 partite – coefficiente 1,97
    4. Piacenza – 64 punti in 34 partite – coefficiente 1,88

    Il Lentigione aveva un coefficiente altissimo:
    73 punti in 34 partite.
    73 / 34 = 2,15

    Sarebbe stato davanti alla Nissa.
    Ma ha perso la finale playoff contro il Piacenza.
    Quindi resta sopra nei numeri, ma fuori dalla classifica delle vincenti.

    E questa è la notizia pesante.

    La Nissa, con questo 0-0, resta dentro.
    Davanti al Piacenza.
    Dietro Teramo e Ligorna.
    Dentro una graduatoria dove anche i decimali possono pesare più dei gol.

    Oggi non è stata una partita bella.
    È stata una partita seria.

    Di quelle in cui non vinci con l’estetica, ma con la tenuta.
    Di quelle in cui non serve fare poesia, serve non crollare.
    Di quelle in cui ogni rinvio sembra una sentenza, ogni cross sembra un processo, ogni secondo dura quanto una conferenza dei servizi.

    La Reggina è una piazza importante.
    Ha spinto.
    Ha cercato il colpo.
    Ha assaltato nel finale.

    Ma la Nissa non si è piegata.
    E questo conta.

    Conta perché Caltanissetta non aveva bisogno dell’ennesimo “quasi”.
    Quasi promossi.
    Quasi ripescati.
    Quasi felici.

    Oggi la Nissa ha fatto una cosa semplice e difficilissima:
    è rimasta in piedi.

    Ora non bisogna ubriacarsi.
    Non bisogna vendere miracoli.
    Non bisogna trasformare una graduatoria in una promozione già scritta.
    Ma nemmeno fare finta che non sia successo nulla.

    La Nissa ha vinto i playoff del girone.
    Ha superato la Reggina.
    È dentro la corsa nazionale delle vincenti.
    E adesso può guardare avanti.

    Con prudenza.
    Con lucidità.
    Con ambizione.

    Perché il treno, stavolta, non è passato davanti a Caltanissetta lasciandola sul marciapiede.

    Il treno è ancora lì.
    E la Nissa, almeno per oggi, ci è salita.

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  • G7 a Taormina: paga anche l’assenza

    Nel 2017, per il G7 di Taormina, furono riservate camere d’albergo.

    Alcune, però, sarebbero rimaste vuote.

    Risultato, anni dopo: la Prefettura viene condannata a pagare circa 70 mila euro.

    Il punto

    La burocrazia siciliana ha raggiunto un nuovo livello:
    non basta prenotare.
    Non basta non usare.
    Bisogna pure rimborsare il vuoto.

    In Sicilia anche le camere vuote hanno diritto al rimborso.

    Noi non entriamo nel merito.
    Osserviamo solo il capolavoro amministrativo:
    prima si prenota,
    poi non si occupa,
    poi si litiga,
    poi si paga.

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    Fonte: Gazzetta del Sud, 17 maggio 2026.

  • CEFPAS, nuova stagione burocratica

    Il CEFPAS ormai è entrato nel multiverso della burocrazia siciliana.

    Commissioni.
    Interrogazioni.
    Richieste di trasparenza.
    Approfondimenti istruttori.
    Verifiche sulle verifiche.

    E, sullo sfondo, i famosi 75 incarichi Co.Co.Co.

    Il punto

    Sembra una serie TV regionale:
    ogni settimana una nuova puntata,
    ogni puntata un nuovo fascicolo,
    ogni fascicolo una nuova domanda.

    In Sicilia anche le verifiche hanno bisogno di verifiche.

    Noi osserviamo.
    Non tifiamo.

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  • CEFPAS, esposti e burocrazia regionale

    CEFPAS, l’esposto diventa controesposto. E i precari finiscono in mezzo.

    La vicenda CEFPAS cambia piano.

    Dopo le polemiche sulle presunte 75 nuove assunzioni, adesso arriva un documento dei collaboratori ed ex collaboratori del Centro, indirizzato a tutte le Procure della Repubblica della Sicilia. E, per conoscenza, anche alla Presidenza della Regione, all’Assessorato alla Salute, all’ARS, alle commissioni regionali, al CEFPAS e agli organi di stampa.

    La tesi dei lavoratori è netta: non si sarebbe trattato, nella sostanza, di nuove assunzioni improvvise, ma in larga parte di rinnovi o prosecuzioni di rapporti precari gia‘ esistenti da anni. In alcuni casi, secondo quanto scrivono, anche da oltre cinque anni.

    Nel documento si richia ma anche una carenza strutturale dell’Ente: il CEFPAS avrebbe una scopertura di organico pari a circa il 65%, con necessita’ di garantire comunque attività formative, amministrative, tecniche, scientifiche e progettuali.

    I collaboratori ricordano inoltre i risultati conseguiti nel triennio 2023-2025: attività formative, formazione ECM, formazione a distanza, formazione manageria le, Scuola di Medicina Generale, CEMEDIS e simulazione avanzata.

    Poi è arrivata la polemica. Poi gli esposti. Poi il clima di sospetto. E, secondo gli ex collaboratori, dal 1 maggio molti di loro sarebbero rimasti senza contratto.

    Proprio dal 1 maggio. La Festa dei Lavoratori.

    Qui il punto non è sostituirsi alle Procure. E non è nemmeno stabilire sui social chi abbia ragione e chi abbia torto.

    Il punto

    Il punto è che, ancora una volta, una vicenda che riguarda lavoro, precaria to, organici, enti pubblici e funzionamento della sanità regionale finisce dentro il solito frullatore siciliano: polemica politica, esposto, controesposto, comunicati, commissioni, atti trasmessi per conoscenza e lavoratori in mezzo.

    La verità va accertata. Ma una cosa è già chia ra: quando una questione amministrativa diventa una guerra di carte, chi paga per primo spesso non è il sistema. Sono le persone.

    E in Sicilia, purtroppo, anche il precaria to deve imparare a difendersi con protocollo, allegati e destinatari multipli.

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  • Enti pubblici, atti chiari e satira

    Avviso ironIA.

    A tutti gli enti pubblici. Comuni, Province, Regione, partecipate, uffici e dintorni.

    Gli atti chiari si spiegano. Gli atti trasparenti si pubblicano. Gli atti incomprensibili si leggono insieme.

    Il punto

    Qui facciamo questo: lettura pubblica, memoria lunga e sarcasmo documentato.

    Niente rabbia. Niente insulti. Solo ironIA.

    Seguiteci: il materiale, purtroppo, non manca.