Tag: Satira con intelligenza

  • CEFPAS, il paradosso PNRR continua

    CEFPAS, il paradosso PNRR continua

    🏛️ 𝗖𝗘𝗙𝗣𝗔𝗦, 𝗜𝗟 𝗣𝗔𝗥𝗔𝗗𝗢𝗦𝗦𝗢 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗜𝗡𝗨𝗔

    C’è un messaggio che gira da giorni.

    Dice, in sostanza:

    “Non c’entriamo nulla con l’inchiesta.

    Eppure siamo noi a restare a casa.”

    Oggi arriva anche un altro documento.

    Il SIAD CSA CISAL sostiene che proprio quei lavoratori avrebbero contribuito in maniera determinante al raggiungimento degli obiettivi PNRR sul Fascicolo Sanitario Elettronico della Regione Siciliana e chiede che il loro ruolo venga riconosciuto pubblicamente.

    Tradotto male:

    quando bisogna raggiungere gli obiettivi…

    servono.

    Quando bisogna firmare i rinnovi…

    spariscono.

    Naturalmente queste sono le valutazioni del sindacato e dovranno trovare riscontro nelle sedi istituzionali.

    Ma la domanda resta.

    Se queste professionalità hanno davvero contribuito a un risultato che oggi la Regione rivendica come successo del PNRR…

    perché proprio loro continuano a restare fuori?

    La legalità va difesa.

    Le indagini devono fare il loro corso.

    Ma la continuità dei servizi e la tutela di chi non è accusato di nulla meritano risposte.

    Perché un obiettivo raggiunto è una buona notizia.

    Perdere chi ha contribuito a raggiungerlo potrebbe non esserlo.

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲

    Non facciamo informazione.
    Commentiamo fatti.

    #ironIA #CEFPAS #PNRR #FascicoloSanitarioElettronico #Caltanissetta #Sicilia #Lavoro #Sanità #Fatti #SatiraConIntelligenza

  • Sicilia, i ballottaggi hanno parlato

    𝗜 𝗙𝗔𝗧𝗧𝗜 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗘𝗥𝗔 𝗖𝗢𝗠𝗠𝗘𝗡𝗧𝗔𝗧𝗜 𝗠𝗔𝗟𝗘 🗞️

    𝗦𝗜𝗖𝗜𝗟𝗜𝗔, 𝗜 𝗕𝗔𝗟𝗟𝗢𝗧𝗧𝗔𝗚𝗚𝗜 𝗛𝗔𝗡𝗡𝗢 𝗣𝗔𝗥𝗟𝗔𝗧𝗢.
    𝗢𝗥𝗔 𝗣𝗔𝗥𝗟𝗘𝗥𝗔𝗡𝗡𝗢 𝗤𝗨𝗘𝗟𝗟𝗜 𝗖𝗛𝗘 𝗔𝗩𝗘𝗩𝗔𝗡𝗢 𝗖𝗔𝗣𝗜𝗧𝗢 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗢.

    Giro serale tra i fatti siciliani.

    I ballottaggi sono finiti.

    I risultati sono arrivati.

    Ad Agrigento vince Michele Sodano.

    A Bronte vince Giuseppe Gullotta con il 63,72%.

    A Ispica vince Pierenzo Muraglie con il 56,89%.

    Tradotto male:

    la Sicilia ha votato.

    Poi ha contato.

    Adesso comincia la parte più siciliana:

    spiegare perché era tutto chiarissimo già prima.

    Chi ha vinto dirà che il popolo ha mandato un segnale.

    Chi ha perso dirà che il dato va letto.

    Chi era diviso dirà che bisogna ricucire.

    Chi ha cambiato campo dirà che ha ascoltato il territorio.

    Chi non c’entrava nulla dirà che il risultato lo riguarda comunque.

    Agrigento passa al centrosinistra.

    Bronte premia Gullotta.

    Ispica sceglie Muraglie.

    Tre ballottaggi.

    Tre sindaci.

    E almeno trenta interpretazioni regionali.

    Perché in Sicilia un voto comunale non è mai solo comunale.

    È un messaggio.

    Un laboratorio.

    Un avvertimento.

    Una tendenza.

    Una scossa.

    Una verifica.

    Una riflessione.

    E, se serve, anche una “fase nuova”.

    La Sicilia della sera è questa:

    urne chiuse,

    risultati acquisiti,

    vincitori sorridenti,

    sconfitti riflessivi,

    segreterie già operative,

    e analisti pronti a spiegare che lo avevano previsto.

    Non è confusione.

    È democrazia con retroscena incorporato.

    Perché il cittadino vota per scegliere un sindaco.

    La politica, invece, ci vede sempre un romanzo.

    E possibilmente anche il seguito.

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲
    Non facciamo informazione. Commentiamo fatti.

    #ironIA #Sicilia #Ballottaggi #Agrigento #Bronte #Ispica #ElezioniAmministrative #PoliticaSiciliana #FattiSiciliani #SatiraConIntelligenza

  • Sicilia, il voto è finito

    Sicilia, il voto e finito. Ora comincia la riunione.

    𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗙𝗙È 𝗗𝗘𝗟 𝗠𝗔𝗧𝗧𝗜𝗡𝗢 𝗦𝗣𝗜𝗘𝗚𝗔𝗧𝗢 𝗠𝗔𝗟𝗘 ☕

    𝗦𝗜𝗖𝗜𝗟𝗜𝗔, 𝗜𝗟 𝗩𝗢𝗧𝗢 È 𝗙𝗜𝗡𝗜𝗧𝗢.

    𝗢𝗥𝗔 𝗖𝗢𝗠𝗜𝗡𝗖𝗜𝗔 𝗟𝗔 𝗥𝗜𝗨𝗡𝗜𝗢𝗡𝗘.

    Buongiorno dalla Sicilia.

    Le urne si sono chiuse.

    I sindaci sono stati eletti.

    I ballottaggi sono fissati.

    E adesso arriva la fase più delicata:

    spiegare perché nessuno ha perso davvero.

    Il centrodestra parla di verifica.

    Il centrosinistra parla di segnale.

    Gli autonomisti parlano di territorio.

    I civici parlano di comunità.

    Chi ha vinto parla di mandato.

    Chi ha perso parla di riflessione.

    Chi è arrivato secondo parla di base di partenza.

    Chi non è arrivato da nessuna parte parla comunque.

    Tradotto male:

    in Sicilia il voto dura due giorni.

    L’interpretazione politica almeno due settimane.

    Poi ci sono i vertici.

    Le analisi.

    Le telefonate.

    I comunicati.

    Le ricostruzioni.

    Le frasi tipo “serve un cambio di passo”.

    Che in politica siciliana significa spesso:

    stessa stanza, sedie diverse.

    La cosa bella è che tutti hanno capito il messaggio degli elettori.

    Il problema è che ognuno ne ha capito uno diverso.

    Così il cittadino vota per scegliere un sindaco.

    E il giorno dopo scopre di avere aperto una crisi filosofica regionale.

    La Sicilia del mattino è questa:

    risultati acquisiti,

    ballottaggi in arrivo,

    coalizioni da ricucire,

    segreterie da riunire,

    candidati da ringraziare,

    e bar già pieni di analisti non convocati.

    Noi prendiamo il caffè.

    Forte.

    Perché dopo il voto non viene la calma.

    Viene il tavolo politico.

    E in Sicilia, quando arriva un tavolo, bisogna sempre chiedere:

    si decide qualcosa?

    O si apparecchia soltanto?

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔

    𝘀𝗮𝘁𝗶𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲

    #ironIA #CaffèDelMattino #Sicilia #ElezioniAmministrative #PoliticaSiciliana #Ballottaggi #FattiSiciliani #SatiraConIntelligenza

  • Sicilia, l’acqua diventa unica

    Sicilia, l’acqua diventa unica

    𝗜 𝗙𝗔𝗧𝗧𝗜 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗘𝗥𝗔 𝗖𝗢𝗠𝗠𝗘𝗡𝗧𝗔𝗧𝗜 𝗠𝗔𝗟𝗘 🗞️

    𝗦𝗜𝗖𝗜𝗟𝗜𝗔, 𝗟’𝗔𝗖𝗤𝗨𝗔 𝗗𝗜𝗩𝗘𝗡𝗧𝗔 𝗨𝗡𝗜𝗖𝗔.

    𝗢𝗥𝗔 𝗠𝗔𝗡𝗖𝗛𝗘𝗥À 𝗜𝗡 𝗠𝗢𝗗𝗢 𝗖𝗢𝗢𝗥𝗗𝗜𝗡𝗔𝗧𝗢?

    Giro serale tra i fatti siciliani.

    Arriva la riforma dell’acqua.

    La Regione vuole superare i nove ambiti provinciali e creare un’unica Autorità idrica siciliana.

    Tradotto male:

    prima l’acqua mancava per provincia.

    Adesso potrà mancare con visione regionale.

    Naturalmente l’obiettivo è serio:

    meno frammentazione,

    più governance,

    gestione uniforme,

    interventi su dighe, potabilizzatori e reti,

    tariffa media ponderata,

    misure sociali per le fasce più fragili.

    Tutto bellissimo.

    Sulla carta.

    Che in Sicilia, infatti, è sempre la prima infrastruttura che funziona.

    Poi c’è la realtà.

    Quando il cittadino apre il rubinetto non cerca un ATO unico.

    Cerca l’acqua.

    Non vuole sapere se la tariffa è ponderata.

    Vuole capire se può farsi una doccia senza consultare il calendario.

    Non chiede governance uniforme.

    Chiede pressione uniforme.

    Possibilmente nel tubo.

    Perché in Sicilia abbiamo una capacità straordinaria:

    trasformare ogni problema concreto in architettura istituzionale.

    Non arriva l’acqua?

    Riformiamo gli ambiti.

    Le reti perdono?

    Facciamo l’Autorità unica.

    I turni continuano?

    Arriva la tariffa media ponderata.

    I cittadini aspettano?

    Si parla di pianificazione complessa.

    Magari stavolta serve davvero.

    Magari è il primo passo serio.

    Magari l’acqua, un giorno, smetterà di essere un evento.

    Però una domanda resta:

    se prima nove ambiti non riuscivano a far arrivare l’acqua, uno solo riuscirà almeno a far arrivare le spiegazioni?

    La Sicilia della sera è questa:

    rubinetti intermittenti,

    reti da rifare,

    autorità da creare,

    e cittadini che, intanto, ponderano le taniche.

    Non è confusione.

    È sete amministrata meglio.

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔

    𝘀𝗮𝘁𝗶𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲

    #ironIA #Sicilia #Acqua #RegioneSiciliana #ServizioIdrico #Burocrazia #PoliticaSiciliana #FattiSiciliani #Commento #SatiraConIntelligenza

  • Sicilia, la burocrazia si sanifica

    𝗜 𝗙𝗔𝗧𝗧𝗜 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗘𝗥𝗔 𝗖𝗢𝗠𝗠𝗘𝗡𝗧𝗔𝗧𝗜 𝗠𝗔𝗟𝗘 🗞️
    𝗦𝗜𝗖𝗜𝗟𝗜𝗔, 𝗟𝗔 𝗕𝗨𝗥𝗢𝗖𝗥𝗔𝗭𝗜𝗔 𝗦𝗜 𝗦𝗔𝗡𝗜𝗙𝗜𝗖𝗔.

    Giro serale tra i fatti siciliani.

    Mentre la politica conta voti, preferenze, liste, apparentamenti possibili e malumori certi, la Regione pubblica avvisi.

    Tra questi, una piccola perla amministrativa:

    alcuni Centri per l’Impiego resteranno chiusi il 1 giugno per interventi di disinfestazione e sanificazione.

    Tradotto male:

    in Sicilia anche il lavoro, ogni tanto, deve essere sanificato.

    Caltanissetta, Gela, Mussomeli.

    Poi Trapani, Marsala, Alcamo, Castelvetrano e Mazara del Vallo.

    La geografia dell’impiego incontra la geografia della disinfestazione.

    Che, detta così, sembra quasi un piano di sviluppo.

    Naturalmente è tutto normale.

    Gli uffici vanno puliti.

    I locali vanno sanificati.

    Gli ambienti pubblici vanno mantenuti decorosi.

    Il problema è che, in Sicilia, certe parole fanno partire subito la metafora.

    Disinfestazione.

    Sanificazione.

    Chiusura temporanea.

    Avviso all’utenza.

    Sembra la sintesi perfetta di molte cose che vediamo ogni giorno.

    Servirebbe sanificare anche qualche promessa.

    Disinfestare qualche comunicato.

    Bonificare qualche graduatoria.

    Arieggiare qualche ufficio politico.

    E magari passare un prodotto forte anche sui “vedremo”, sui “faremo”, sui “stiamo lavorando” e sui “a breve”.

    La sera siciliana ci consegna questo:

    elezioni da interpretare,

    uffici da sanificare,

    atti da leggere,

    comunicati da decifrare,

    e cittadini che cercano di capire se domani devono lavorare, votare, aspettare o scaricare un PDF.

    Non è confusione.

    È amministrazione con effetto collaterale.

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔
    𝘀𝗮𝘁𝗶𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮
    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲

    #ironIA #Sicilia #RegioneSiciliana #CentriPerLImpiego #Burocrazia #PoliticaSiciliana #FattiSiciliani #Commento #SatiraConIntelligenza

  • CEFPAS, Palermo rinvia

    La telenovela amministrativa

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    A Caltanissetta il caso CEFPAS era gi? complicato.

    Collaboratori senza rinnovo.
    Stato di agitazione.
    Relazioni.
    Tavoli.
    Prefetture.
    Regione.
    Assessorato.
    Pres?di.
    Procedure di raffreddamento.

    Ora arriva anche il rinvio.

    La Prefettura di Palermo ha rinviato al 27 maggio alle 10:30 la riunione di raffreddamento e conciliazione.

    Nel frattempo, la Prefettura di Caltanissetta ha fissato un altro tavolo per il 27 maggio alle 18:00.

    Quindi ricapitoliamo.

    C?? una vertenza.
    Ci sono due Prefetture.
    Ci sono due procedure.
    C?? un rinvio.
    C?? una richiesta di riunificazione.
    Ci sono tre pres?di annunciati.
    E ci sono lavoratori senza rinnovo.

    A questo punto la domanda nasce spontanea:

    serve un tavolo per unire i tavoli?

    Perch? ormai siamo oltre la burocrazia ordinaria.

    Siamo alla sceneggiatura.

    Prima puntata: i collaboratori restano fuori.
    Seconda: il sindacato proclama lo stato di agitazione.
    Terza: si aprono le procedure.
    Quarta: Palermo rinvia.
    Quinta: Caltanissetta convoca.
    Sesta: si chiede di riunire tutto.
    Settima: la Regione, prima o poi, dovrebbe entrare in scena.

    Il SIAD CSA CISAL lo dice chiaramente: senza il coinvolgimento del Governo regionale, diventa difficile immaginare un esito davvero utile e risolutivo.

    Tradotto male:

    se la soluzione sta a Palermo, non pu? bastare una riunione senza Palermo.

    E allora la telenovela diventa amministrativa.

    Non ci sono ville, amori impossibili e gemelli segreti.

    Ci sono protocolli, rinvii, videoconferenze e pres?di statici.

    Il punto resta:

    se il problema ? regionale, la risposta deve essere regionale.

    I lavoratori non possono restare sospesi tra una convocazione e un rinvio.

    Non possono vivere dentro una procedura di raffreddamento permanente.

    Prima serviva un tavolo.
    Poi sono diventati due.
    Poi uno ? stato rinviato.
    Poi si ? chiesto di riunirli.

    Ora manca solo la procedura di raffreddamento della procedura di raffreddamento.

    E magari una conferenza stampa per spiegare che la soluzione arriver?.

    Subito dopo il prossimo episodio.

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    #ironIA #CEFPAS #Caltanissetta #Palermo #Sicilia #RegioneSiciliana #AssessoratoSalute #Lavoratori #Precariato #CoCoCo #SIADCSACISAL #PubblicaAmministrazione #Trasparenza #Fatti #Realt? #Commento #SatiraConIntelligenza

  • Sicilia, urne aperte

    Il caff? del luned? spiegato male

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    Buongiorno dalla Sicilia.

    ? luned? 25 maggio.

    Secondo giorno di voto amministrativo in 71 comuni siciliani.

    I seggi restano aperti fino alle 15.

    Poi chiudono le urne.

    E si aprono ufficialmente:

    le analisi,
    i retroscena,
    i ?te l?avevo detto?,
    i ?ma io lo sapevo?,
    i ?hanno sbagliato alleanza?,
    e soprattutto i commenti da bar, che in Sicilia arrivano sempre prima dello spoglio.

    Tradotto male:

    la democrazia funziona cos?.

    Prima si vota.
    Poi si conta.
    Poi si interpreta.

    In Sicilia, invece, spesso si interpreta gi? mentre uno sta ancora cercando la matita copiativa.

    Perch? qui il voto non ? solo un diritto.

    ? una liturgia.

    Si entra al seggio.
    Si saluta.
    Si cerca la sezione.
    Si controlla la scheda.
    Si piega male.
    Si ripiega meglio.
    Si esce.

    E fuori c?? gi? qualcuno che ha capito tutto.

    Affluenza? Segnale politico.
    Ritardo? Segnale politico.
    Candidato sorridente? Segnale politico.
    Candidato che non sorride? Segnale politico fortissimo.

    In Sicilia anche il parcheggio davanti alla scuola pu? diventare un exit poll.

    La Sicilia del luned? mattina ? questa:

    seggi aperti,
    bar aperti,
    chat aperte,
    alleanze gi? socchiuse,
    ballottaggi che si affacciano,
    e cittadini che provano a fare una cosa rivoluzionaria:

    votare prima di commentare.

    Non sempre ci riescono.

    Ma il tentativo va rispettato.

    Poi c?? il dopo-voto.

    Che in Sicilia ? quasi uno sport tradizionale.

    C?? chi vince perch? ha vinto.
    Chi vince perch? ha perso poco.
    Chi perde ma ?politicamente tiene?.
    Chi non entra ma ?ha dato un segnale?.
    Chi entra e dice che ora bisogna lavorare.
    Chi riflette da trent?anni e ancora non ha finito.

    E noi?

    Noi prendiamo il caff?.

    Forte.

    Perch? oggi servir?.

    La scheda elettorale prima o poi si chiude.

    Il commento politico siciliano, invece, no.

    Quello resta aperto.

    A tempo indeterminato.

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    #ironIA #Caff?DelLuned? #Sicilia #ElezioniAmministrative #Voto #Democrazia #PoliticaSiciliana #FattiSiciliani #Commento #SatiraConIntelligenza

  • Sicilia, oggi si vota

    𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗙𝗙È 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗗𝗢𝗠𝗘𝗡𝗜𝗖𝗔 𝗦𝗣𝗜𝗘𝗚𝗔𝗧𝗢 𝗠𝗔𝗟𝗘 ☕
    𝗦𝗜𝗖𝗜𝗟𝗜𝗔, 𝗔𝗟𝗭𝗔𝗧𝗜 𝗖𝗛𝗘 𝗢𝗚𝗚𝗜 𝗦𝗜 𝗩𝗢𝗧𝗔

    Buongiorno dalla Sicilia.

    È domenica 24 maggio.

    Il giorno dopo Capaci.

    E certe cose restano.

    Restano i nomi.

    Restano le immagini.

    Restano le parole dette ieri.

    Restano le corone, le cerimonie, le scuole, le piazze, le istituzioni.

    Ma soprattutto resta la domanda più difficile:

    che cosa facciamo della memoria quando finisce la commemorazione?

    Perché ricordare è necessario.

    Ma il giorno dopo bisogna anche amministrare.

    E infatti oggi la Sicilia si sveglia con le urne aperte.

    Domenica 24 e lunedì 25 maggio si vota per le amministrative in 71 comuni siciliani, compresi i capoluoghi Agrigento, Enna e Messina. In 54 comuni si eleggono sindaci e consigli comunali con il sistema maggioritario, in 17 con il proporzionale.

    Tradotto male

    Tradotto male:

    la Sicilia passa dalla memoria civile alla scheda elettorale.

    Che è un passaggio delicato.

    Perché la memoria dice: responsabilità.

    La scheda dice: ora vediamo se avete capito.

    In teoria, la democrazia è semplice.

    Si entra.

    Si vota.

    Si piega la scheda.

    Si esce.

    In pratica, in Sicilia, prima si commenta il candidato.

    Poi si commenta la lista.

    Poi si commenta l’alleanza.

    Poi si commenta chi non si è candidato.

    Poi si commenta chi si è candidato troppo.

    Poi si commenta chi ha detto che non si candidava e invece eccolo lì.

    Infine, se resta tempo, si vota.

    Nel frattempo, la domenica siciliana prova anche a fare la domenica.

    Ci sono borghi da visitare, eventi, passeggiate, iniziative culturali e il solito calendario che tenta di convincerci che l’isola sia organizzata.

    Ad esempio, tra il 22 e il 24 maggio proseguono appuntamenti del weekend in provincia di Caltanissetta e in Sicilia, compresi percorsi ed eventi legati ai “Borghi dei Tesori”.

    Che è bello.

    Perché mentre alcuni vanno al seggio, altri vanno nei borghi.

    E qualcuno, probabilmente, riesce pure a fare entrambe le cose.

    Prima vota.

    Poi visita.

    Poi prende il caffè.

    Poi dice che tanto non cambia niente.

    Ma lo dice con vista panoramica.

    La Sicilia del mattino è questa:

    memoria ancora addosso,

    urne aperte,

    borghi aperti,

    bar aperti,

    discussioni già apertissime.

    E una certezza:

    in Sicilia la domenica non è mai solo domenica.

    È sempre anche un test istituzionale, un rito sociale, una chiacchiera da bar e un esame collettivo di pazienza.

    Buongiorno così.

    Con il caffè.

    Con la memoria.

    Con la scheda.

    E con la speranza che, almeno stavolta, il voto non venga spiegato meglio dal risultato che dalle promesse.

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔
    𝘀𝗮𝘁𝗶𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮
    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲

    #ironIA #CaffèDellaDomenica #Sicilia #ElezioniAmministrative #24Maggio #Memoria #Capaci #ComuniSiciliani #BorghiDeiTesori #Democrazia #FattiSiciliani #Commento #SatiraConIntelligenza

  • CEFPAS, collaboratori fuori se servono

    🏛️ 𝗖𝗘𝗙𝗣𝗔𝗦, 𝗜𝗟 𝗣𝗔𝗥𝗔𝗗𝗢𝗦𝗦𝗢 𝗗𝗘𝗜 𝗖𝗢𝗟𝗟𝗔𝗕𝗢𝗥𝗔𝗧𝗢𝗥𝗜

    𝗦𝗘 𝗦𝗘𝗥𝗩𝗢𝗡𝗢, 𝗣𝗘𝗥𝗖𝗛É 𝗦𝗢𝗡𝗢 𝗙𝗨𝗢𝗥𝗜?

    A Caltanissetta il caso CEFPAS non è più soltanto una vertenza sindacale.

    È diventato un test di logica amministrativa.

    Di quelli difficili.

    Tipo:

    se una cosa serve,
    se ci sono le risorse,
    se il personale manca,
    se le attività devono continuare,
    se i collaboratori conoscono la macchina,
    se la macchina senza collaboratori rischia di rallentare,

    perché i collaboratori stanno fuori?

    Domanda semplice.

    Risposta probabile:

    serve un tavolo.

    Poi forse un altro tavolo.

    Poi una relazione.

    Poi una convocazione.

    Poi una proposta conciliativa.

    Poi, se resta tempo, anche una soluzione.

    L’ultima relazione del SIAD CSA CISAL alla Prefettura di Palermo dice una cosa molto chiara: davanti a una confusione amministrativa e istituzionale ormai difficile da archiviare come semplice disguido, il sindacato ha deciso di portare la vertenza sul piano regionale e istituzionale.

    Non solo CEFPAS.

    Anche Regione Siciliana.

    Anche Assessorato regionale della Salute.

    Perché, secondo il sindacato, la questione non riguarda soltanto la gestione interna dell’ente, ma coinvolge indirizzi politico-amministrativi regionali, vincoli finanziari, programmazione sanitaria, risorse economiche e autorizzazioni necessarie per garantire la continuità operativa del Centro.

    Tradotto male

    Tradotto male:

    se il problema è regionale, non può essere lasciato solo sulla scrivania dell’ente.

    Soprattutto se quella scrivania, nel frattempo, è già piena di pratiche, proroghe, relazioni, passaggi di consegne e domande senza risposta.

    Il punto

    Il punto più curioso è questo.

    Sempre secondo la relazione sindacale, dalle interlocuzioni e dai documenti di programmazione emergerebbe che le risorse economiche necessarie per garantire i contratti almeno fino al 31 dicembre 2026 sarebbero già quantificate e disponibili.

    Quindi, ricapitoliamo.

    Il CEFPAS avrebbe bisogno dei collaboratori.

    Le attività formative sarebbero da garantire.

    L’ente avrebbe una scopertura di organico pesante.

    I collaboratori avrebbero maturato competenze specifiche per anni.

    Le risorse, secondo il sindacato, ci sarebbero.

    Ma i contratti non vengono rinnovati.

    In Sicilia, quando una cosa serve, spesso la si mette fuori dalla porta.

    Poi si apre una procedura per capire perché da dentro si sente freddo.

    La relazione parla di un ente che negli ultimi anni avrebbe realizzato oltre 800 attività formative, migliaia di ore di formazione ECM, formazione a distanza, formazione manageriale, attività specialistiche, progetti PNRR e attività del CEMEDIS.

    E sostiene che tutto questo sarebbe stato possibile anche grazie al contributo dei collaboratori esterni.

    Non figure marginali.

    Non presenze decorative.

    Non comparse amministrative.

    Ma, secondo il sindacato, una componente strutturale del funzionamento del Centro.

    E allora la domanda diventa inevitabile.

    Se erano marginali, perché il sistema rischia di rallentare senza di loro?

    Se erano sostituibili, perché si parla di continuità operativa?

    Se erano esterni, perché per anni hanno retto pratiche, attività, procedure, progetti, scadenze e servizi?

    Qui non si tratta di fare processi.

    Non si tratta di assolvere o condannare nessuno.

    Noi osserviamo fatti pubblici, atti pubblici e documenti.

    Li raccontiamo male.

    Per capirli meglio.

    E il fatto, spiegato male ma capito benissimo, è questo:

    per fronteggiare una carenza cronica di organico, il CEFPAS avrebbe fatto ricorso nel tempo a collaborazioni, contratti a termine e lavoro flessibile.

    Tra i collaboratori oggi rimasti fuori ci sarebbero persone impiegate da circa sei anni, attraverso scadenze, rinnovi e successive prosecuzioni del rapporto.

    Poi, dal 1° maggio 2026, circa 65 collaboratori sarebbero rimasti senza occupazione e senza reddito.

    Il tutto mentre, secondo la stessa relazione, l’ente avrebbe ancora bisogno di quelle professionalità e le risorse per prorogare i rapporti almeno fino a fine anno risulterebbero disponibili.

    A questo punto più che una vertenza sembra un quiz della Settimana Enigmistica amministrativa.

    Domanda:

    se servono,
    se sono formati,
    se conoscono la macchina,
    se i fondi ci sarebbero,
    se le attività vanno garantite,
    se l’organico è scoperto,
    se il sistema sanitario regionale ne risente,

    perché sono fuori?

    Risposta:

    barrare la casella corretta.

    A) perché non servono;
    B) perché servono troppo;
    C) perché serve una firma;
    D) perché in Sicilia la soluzione arriva sempre dopo il problema, possibilmente protocollata.

    E qui il discorso si allarga ancora.

    Perché mentre al CEFPAS si discute di collaboratori, contratti, risorse e continuità, nel clima politico nato attorno a incarichi, partecipate e assunzioni è arrivato anche il blocco delle assunzioni nelle società partecipate e controllate della Regione fino al 31 dicembre 2027.

    Tradotto male:

    quando scoppia il caso, si ferma tutto.

    Anche quello che forse andava verificato prima.

    Anche quello che riguarda altre realtà.

    Anche quello che, magari, non c’entra direttamente con i co.co.co. del CEFPAS.

    E allora la domanda diventa più larga:

    perché finiscono fuori proprio i collaboratori?

    Perché il clamore colpisce chi lavorava già dentro la macchina?

    Perché si parla tanto di alcuni incarichi e molto meno di altri incaricati esterni?

    Perché se il problema è il metodo, il metodo non si guarda dappertutto?

    Perché se la parola d’ordine è legalità, la legalità non dovrebbe avere un orario d’ufficio, una stagione elettorale e una lista di eccezioni?

    Nel frattempo restano sospese anche altre domande.

    Com’è finito il secondo esposto sui costi del CEFPAS?

    Com’è finita la questione delle assunzioni nelle ASP siciliane richiamata pubblicamente da Dipasquale?

    Le verifiche valgono per tutti?

    O valgono soprattutto quando producono titolo, clamore e posizionamento politico?

    Perché la legalità vera è semplice:

    si opera in diritto,
    si leggono gli atti,
    si assumono responsabilità,
    si decide senza usare i lavoratori come bersaglio.

    La legalità a intermittenza, invece, funziona diversamente:

    prima si alza il polverone,
    poi si blocca tutto,
    poi si convocano tavoli,
    poi si cercano responsabili,
    poi si scopre che nel frattempo qualcuno è rimasto senza stipendio.

    E quasi sempre quel qualcuno non è chi ha deciso.

    Nel frattempo la Prefettura di Palermo ha convocato la procedura di raffreddamento e conciliazione.

    Il sindacato chiede che al tavolo ci siano anche le vere controparti istituzionali: Regione e Assessorato alla Salute.

    Perché una vertenza che riguarda lavoro, formazione sanitaria, programmazione regionale, risorse e continuità operativa non può essere trattata come se fosse un problema di cancelleria.

    La proposta conciliativa indicata dal SIAD CSA CISAL è netta:

    un impegno formale di CEFPAS, Presidente della Regione Siciliana e Assessore regionale della Salute per adottare atti concreti e immediatamente efficaci, idonei a garantire il rinnovo dei contratti almeno fino al 31 dicembre 2026.

    In italiano semplice:

    se ci sono i soldi,
    se il personale serve,
    se l’ente rischia di fermarsi,
    qualcuno firmi una soluzione.

    Perché i lavoratori non possono essere indispensabili nei giorni feriali e sacrificabili nei giorni festivi.

    Non possono essere utili quando c’è da mandare avanti la macchina e invisibili quando bisogna assumersi una responsabilità.

    Non possono diventare competenti per anni e improvvisamente superflui per determina.

    Il CEFPAS forma il personale sanitario.

    Ma in questa vicenda sembra serva un corso urgente anche su un’altra materia:

    coerenza amministrativa.

    Modulo uno:

    non lasciare fuori chi serve dentro.

    Modulo due:

    non convocare tavoli per scoprire che mancavano sedie.

    Modulo tre:

    se una risorsa è indispensabile, forse non è una comparsa.

    Modulo quattro:

    se si invoca la legalità, la si applichi ovunque.

    Non solo dove conviene.

    Modulo finale:

    prima si programma,
    poi si decide,
    poi si firma.

    Non necessariamente in questo ordine, a quanto pare.

    La continuità dei servizi non si difende togliendo continuità a chi li garantisce.

    E la dignità del lavoro non può dipendere dal calendario dei rinnovi.

    Chi deve decidere, decida.

    Chi deve autorizzare, autorizzi.

    Chi deve spiegare, spieghi.

    Ma almeno una cosa evitiamola:

    dire che i collaboratori servono alla continuità dell’Ente mentre vengono lasciati fuori dalla porta.

    Questa non è amministrazione.

    È teatro dell’assurdo con protocollo in uscita.

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔
    𝘀𝗮𝘁𝗶𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮
    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲

    #ironIA #CEFPAS #Caltanissetta #Sicilia #RegioneSiciliana #AssessoratoSalute #SanitàSiciliana #FormazioneSanitaria #Lavoratori #Precariato #CoCoCo #SIADCSACISAL #PubblicaAmministrazione #Trasparenza #DignitàDelLavoro #Partecipate #ASP #Fatti #Realtà #Commento #SatiraConIntelligenza

  • CEFPAS, proroga finita: provvisorio resta

    CEFPAS, la proroga finisce. Ma il provvisorio resta.

    A Caltanissetta il caso CEFPAS aggiunge un capitolo che merita di essere letto con calma.

    Perché qui non siamo più soltanto davanti a una vicenda di incarichi, costi, collaboratori senza rinnovo, stato di agitazione e tavoli prefettizi.

    Qui siamo davanti a una domanda più semplice.

    E proprio per questo più scomoda.

    Chi guida il CEFPAS?

    La deliberazione del 21 maggio 2026 prende atto di un fatto preciso: sono trascorsi i 45 giorni di prorogatio previsti dalla legge e non risulta assunto alcun provvedimento di nomina del nuovo Direttore del Centro.

    Quindi l’atto dichiara l’intervenuta decadenza del Direttore del Centro.

    Fin qui, la grammatica amministrativa sembra lineare.

    La prorogatio ha un termine.

    Il termine scade.

    L’ufficio resta vacante.

    Poi, però, arriva il secondo movimento.

    Lo stesso atto richiama l’articolo 3, comma 6, del decreto legislativo 502/1992 e prevede che le funzioni del Direttore del Centro siano assunte dal Direttore Amministrativo, fino all’adozione di un provvedimento idoneo a garantire la continuità gestionale.

    Tradotto male:

    decade chi decade.

    Subentra chi subentra.

    E poi si aspetta.

    Il problema è tutto lì.

    Quanto dura l’attesa?

    Perché in Sicilia alcune parole sembrano nate per non invecchiare mai.

    Provvisorio.

    Facente funzioni.

    Reggenza.

    Continuità gestionale.

    Vacanza dell’ufficio.

    In attesa di nomina.

    Sono formule eleganti.

    Talmente eleganti che, a volte, sembrano arredare l’ufficio meglio di una nomina vera.

    Ma qui c’è un punto in più.

    Un punto giuridico, non solo ironico.

    La Corte costituzionale, con la sentenza n. 169 del 2024, ha dichiarato illegittima la norma regionale che qualificava il CEFPAS come ente del Servizio sanitario regionale.

    La Corte ha ricordato che il CEFPAS non è ricompreso nell’elenco degli enti del Servizio sanitario indicati dall’articolo 19 del decreto legislativo 118/2011 e che il Centro svolge funzioni di formazione, ricerca e organizzazione, non funzioni sanitarie in senso stretto.

    Quindi la domanda diventa ancora più interessante.

    Se il CEFPAS non è ente del Servizio sanitario regionale, quanto può reggere una continuità fondata su una norma del sistema sanitario richiamata, per compatibilità, in relazione a un ente che la Corte costituzionale ha escluso dal perimetro degli enti del Servizio sanitario regionale?

    Attenzione: non stiamo dicendo che il subentro sia automaticamente illegittimo.

    Non facciamo sentenze.

    Non facciamo processi.

    Osserviamo atti pubblici.

    Li raccontiamo male.

    Per capirli meglio.

    Il punto è diverso.

    Se una norma del sistema sanitario viene richiamata per garantire la continuità gestionale di un ente che la Corte costituzionale ha escluso dal perimetro degli enti del Servizio sanitario regionale, allora la politica regionale dovrebbe spiegare presto e bene.

    Perché la continuità amministrativa serve.

    Nessuno lo nega.

    Un ente pubblico non può fermarsi perché manca una nomina.

    Ma la continuità dovrebbe essere un ponte.

    Non una residenza.

    E al CEFPAS, in questo momento, di provvisorio c’è già abbastanza.

    Provvisori i contratti.

    Provvisori i rinnovi.

    Provvisoria la serenità dei lavoratori.

    Provvisoria la guida.

    Provvisoria la risposta politica.

    Stabile, invece, resta la confusione.

    Nel frattempo, ai collaboratori a contratto viene chiesto anche il passaggio di consegne.

    Relazioni finali.

    Pratiche assegnate.

    Scadenze perentorie.

    Fascicoli cartacei.

    File digitali.

    Password.

    Badge.

    Beni in dotazione.

    Tutto entro tre giorni.

    Per garantire la continuità amministrativa.

    Ed ecco il paradosso spiegato male:

    i collaboratori non vengono rinnovati, ma devono spiegare come non far fermare la macchina che hanno tenuto in piedi.

    La continuità serve.

    Soprattutto quando rischiano di mancare quelli che la garantivano.

    Nel frattempo, la vertenza è arrivata ai tavoli prefettizi.

    La Prefettura di Palermo ha convocato una riunione per il 25 maggio.

    La Prefettura di Caltanissetta ha convocato un tavolo di raffreddamento e conciliazione per il 27 maggio.

    Quindi il quadro è questo:

    un ente senza direttore nominato;

    un direttore decaduto per fine prorogatio;

    un facente funzioni che subentra;

    una norma del sistema sanitario richiamata, per compatibilità, in relazione a un ente che la Corte costituzionale non considera ente del Servizio sanitario regionale;

    collaboratori senza rinnovo;

    passaggi di consegne chiesti agli stessi collaboratori;

    tavoli prefettizi;

    scioperi possibili;

    attività formative da garantire;

    Regione chiamata a decidere.

    Più che un ente di formazione, sembra un master in sopravvivenza amministrativa.

    E allora la domanda non riguarda una persona.

    Riguarda gli atti.

    Riguarda la Regione.

    Riguarda l’Assessorato.

    Riguarda la governance.

    Riguarda il dovere di non lasciare un ente strategico in un limbo amministrativo permanente.

    Perché se tutti parlano di legalità, trasparenza e regole, la prima regola dovrebbe essere semplice:

    chi deve nominare, nomini.

    Chi deve chiarire, chiarisca.

    Chi deve decidere, decida.

    I lavoratori non possono restare appesi.

    I collaboratori non possono essere considerati indispensabili per garantire la continuità e poi lasciati nell’incertezza quando si tratta di rinnovi e prospettive.

    E la continuità gestionale non può diventare la versione amministrativa del “ci stiamo lavorando”.

    Perché nella pubblica amministrazione la provvisorietà dovrebbe servire a superare un vuoto.

    Non a costruirci sopra un ufficio.

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔

    𝘀𝗮𝘁𝗶𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲

    #ironIA #CEFPAS #Caltanissetta #Sicilia #RegioneSiciliana #PubblicaAmministrazione #Lavoratori #Precariato #Trasparenza #SatiraConIntelligenza