CEFPAS, la proroga finisce. Ma il provvisorio resta.
A Caltanissetta il caso CEFPAS aggiunge un capitolo che merita di essere letto con calma.
Perché qui non siamo più soltanto davanti a una vicenda di incarichi, costi, collaboratori senza rinnovo, stato di agitazione e tavoli prefettizi.
Qui siamo davanti a una domanda più semplice.
E proprio per questo più scomoda.
Chi guida il CEFPAS?
La deliberazione del 21 maggio 2026 prende atto di un fatto preciso: sono trascorsi i 45 giorni di prorogatio previsti dalla legge e non risulta assunto alcun provvedimento di nomina del nuovo Direttore del Centro.
Quindi l’atto dichiara l’intervenuta decadenza del Direttore del Centro.
Fin qui, la grammatica amministrativa sembra lineare.
La prorogatio ha un termine.
Il termine scade.
L’ufficio resta vacante.
Poi, però, arriva il secondo movimento.
Lo stesso atto richiama l’articolo 3, comma 6, del decreto legislativo 502/1992 e prevede che le funzioni del Direttore del Centro siano assunte dal Direttore Amministrativo, fino all’adozione di un provvedimento idoneo a garantire la continuità gestionale.
Tradotto male:
decade chi decade.
Subentra chi subentra.
E poi si aspetta.
Il problema è tutto lì.
Quanto dura l’attesa?
Perché in Sicilia alcune parole sembrano nate per non invecchiare mai.
Provvisorio.
Facente funzioni.
Reggenza.
Continuità gestionale.
Vacanza dell’ufficio.
In attesa di nomina.
Sono formule eleganti.
Talmente eleganti che, a volte, sembrano arredare l’ufficio meglio di una nomina vera.
Ma qui c’è un punto in più.
Un punto giuridico, non solo ironico.
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 169 del 2024, ha dichiarato illegittima la norma regionale che qualificava il CEFPAS come ente del Servizio sanitario regionale.
La Corte ha ricordato che il CEFPAS non è ricompreso nell’elenco degli enti del Servizio sanitario indicati dall’articolo 19 del decreto legislativo 118/2011 e che il Centro svolge funzioni di formazione, ricerca e organizzazione, non funzioni sanitarie in senso stretto.
Quindi la domanda diventa ancora più interessante.
Se il CEFPAS non è ente del Servizio sanitario regionale, quanto può reggere una continuità fondata su una norma del sistema sanitario richiamata, per compatibilità, in relazione a un ente che la Corte costituzionale ha escluso dal perimetro degli enti del Servizio sanitario regionale?
Attenzione: non stiamo dicendo che il subentro sia automaticamente illegittimo.
Non facciamo sentenze.
Non facciamo processi.
Osserviamo atti pubblici.
Li raccontiamo male.
Per capirli meglio.
Il punto è diverso.
Se una norma del sistema sanitario viene richiamata per garantire la continuità gestionale di un ente che la Corte costituzionale ha escluso dal perimetro degli enti del Servizio sanitario regionale, allora la politica regionale dovrebbe spiegare presto e bene.
Perché la continuità amministrativa serve.
Nessuno lo nega.
Un ente pubblico non può fermarsi perché manca una nomina.
Ma la continuità dovrebbe essere un ponte.
Non una residenza.
E al CEFPAS, in questo momento, di provvisorio c’è già abbastanza.
Provvisori i contratti.
Provvisori i rinnovi.
Provvisoria la serenità dei lavoratori.
Provvisoria la guida.
Provvisoria la risposta politica.
Stabile, invece, resta la confusione.
Nel frattempo, ai collaboratori a contratto viene chiesto anche il passaggio di consegne.
Relazioni finali.
Pratiche assegnate.
Scadenze perentorie.
Fascicoli cartacei.
File digitali.
Password.
Badge.
Beni in dotazione.
Tutto entro tre giorni.
Per garantire la continuità amministrativa.
Ed ecco il paradosso spiegato male:
i collaboratori non vengono rinnovati, ma devono spiegare come non far fermare la macchina che hanno tenuto in piedi.
La continuità serve.
Soprattutto quando rischiano di mancare quelli che la garantivano.
Nel frattempo, la vertenza è arrivata ai tavoli prefettizi.
La Prefettura di Palermo ha convocato una riunione per il 25 maggio.
La Prefettura di Caltanissetta ha convocato un tavolo di raffreddamento e conciliazione per il 27 maggio.
Quindi il quadro è questo:
un ente senza direttore nominato;
un direttore decaduto per fine prorogatio;
un facente funzioni che subentra;
una norma del sistema sanitario richiamata, per compatibilità, in relazione a un ente che la Corte costituzionale non considera ente del Servizio sanitario regionale;
collaboratori senza rinnovo;
passaggi di consegne chiesti agli stessi collaboratori;
tavoli prefettizi;
scioperi possibili;
attività formative da garantire;
Regione chiamata a decidere.
Più che un ente di formazione, sembra un master in sopravvivenza amministrativa.
E allora la domanda non riguarda una persona.
Riguarda gli atti.
Riguarda la Regione.
Riguarda l’Assessorato.
Riguarda la governance.
Riguarda il dovere di non lasciare un ente strategico in un limbo amministrativo permanente.
Perché se tutti parlano di legalità, trasparenza e regole, la prima regola dovrebbe essere semplice:
chi deve nominare, nomini.
Chi deve chiarire, chiarisca.
Chi deve decidere, decida.
I lavoratori non possono restare appesi.
I collaboratori non possono essere considerati indispensabili per garantire la continuità e poi lasciati nell’incertezza quando si tratta di rinnovi e prospettive.
E la continuità gestionale non può diventare la versione amministrativa del “ci stiamo lavorando”.
Perché nella pubblica amministrazione la provvisorietà dovrebbe servire a superare un vuoto.
Non a costruirci sopra un ufficio.
𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔
𝘀𝗮𝘁𝗶𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮
𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲
#ironIA #CEFPAS #Caltanissetta #Sicilia #RegioneSiciliana #PubblicaAmministrazione #Lavoratori #Precariato #Trasparenza #SatiraConIntelligenza