Categoria: Commenti

  • Le mancette sono uno scandalo. A meno che la mancia non sia abbastanza grande

    Le mancette sono uno scandalo. A meno che la mancia non sia abbastanza grande

    Alla Regione la parola d’ordine è diventata: basta “mancette”.

    Niente soldi sparsi qua e là per piccoli interventi territoriali. Bisogna pensare alle grandi questioni.

    E infatti, appena si guarda alle norme bocciate, la geografia diventa interessante.

    Da una parte c’erano le risorse per gli ex PIP “Emergenza Palermo” e gli ex Keller, tema fortemente legato al territorio palermitano.

    Dall’altra una proposta da 40 MILIONI DI EURO per il CAS, sostenuta da Sud chiama Nord, formazione con una forte rappresentanza messinese.

    Naturalmente il CAS gestisce autostrade che servono più province e quindi quei 40 milioni non possono essere definiti semplicemente “soldi per Messina”.

    Ma politicamente la fotografia resta curiosa.

    Le piccole somme destinate ai territori diventano facilmente mancette.

    Quando invece le cifre acquistano qualche zero e riguardano questioni particolarmente sentite nei propri territori, diventano problemi strutturali.

    Insomma, forse il problema non è la mancia.

    È QUANTI ZERI SERVONO perché smetta di chiamarsi “mancetta”.

    ironIA: non facciamo informazione.

  • Tanti auguri, Cornuta nissena

    Tanti auguri, Cornuta nissena

    Oggi è San Michele Arcangelo, patrono di Caltanissetta.

    E nel giorno del Patrono ci sembra doveroso rivolgere un pensiero anche a una nissena molto particolare.

    Una che le corna non soltanto non le nasconde, ma le porta con una certa fierezza.

    Parliamo, naturalmente, della Cornuta di Caltanissetta.

    Che avevate capito?

    La Cornuta è davvero un’antica razza di gallina nissena, caratterizzata da una curiosissima cresta a forma di corna di bue.

    E la cosa ancora più bella è che la sua storia si intreccia proprio con quella di San Michele.

    Secondo un’antica tradizione tramandata a Caltanissetta, durante la battaglia celeste l’Arcangelo avrebbe tagliato un corno al demonio. Nella stessa leggenda compare anche una penna perduta dall’ala di San Michele.

    Alla fine, proprio ai nisseni sarebbe stato affidato un animale che ricordava quel corno e quella penna.

    La nostra Cornuta.

    E non è finita: secondo la tradizione, un tempo questi animali venivano persino benedetti durante le celebrazioni di San Michele.

    Insomma, a Caltanissetta anche le corna possono vantare una tradizione secolare.

    Quindi oggi:

    • auguri a tutti i Michele,
    • buona festa ai nisseni,
    • e soprattutto tanti auguri alla nostra Cornuta di Caltanissetta.

    Quella vera.

    Quella che può andare in giro con le corna a testa alta e senza dover dare spiegazioni a nessuno.

    BUON SAN MICHELE, CALTANISSETTA.

    AUGURI AI MICHELE, MA ANCHE AI GABRIELE E AI RAFFAELE: oggi, liturgicamente, gli Arcangeli fanno festa in tre.

  • San Michele, come un Arcangelo diventò il “Principe” di Caltanissetta

    San Michele, come un Arcangelo diventò il “Principe” di Caltanissetta

    Oggi Caltanissetta festeggia il suo Patrono.

    Ma San Michele non è sempre stato il patrono della città.

    Prima di lui il principale protettore dei nisseni era il Crocifisso, il “Signore della Città”.

    Poi arrivò il 1625.

    La peste infuriava in Sicilia e gli ingressi della città venivano sorvegliati per impedire l’accesso alle persone contagiate.

    Secondo la tradizione, nella notte dell’8 maggio, il cappuccino fra Francesco Giarratana vide San Michele Arcangelo, con la spada sguainata, fermare un appestato che tentava di entrare in città dalla zona delle Calcare.

    Il giorno dopo, nel luogo indicato dal frate, venne trovato il corpo di un uomo con i segni della malattia.

    Caltanissetta era stata risparmiata.

    E la città interpretò quell’episodio come una protezione miracolosa dell’Arcangelo.

    San Michele venne così proclamato patrono.

    Ma il suo culto, in realtà, era già presente a Caltanissetta nel Cinquecento. Il 1625 trasformò quindi una devozione già esistente nel simbolo religioso e civile dell’intera comunità.

    E poi c’è la statua

    Il San Michele custodito in Cattedrale è una statua lignea policroma attribuita a Stefano Li Volsi, datata proprio al 1625.

    L’Arcangelo indossa corazza ed elmo e domina il demonio incatenato.

    Attorno al volto della statua è nata anche una delle leggende più suggestive della tradizione nissena.

    Si racconta che lo scultore non riuscisse in alcun modo a realizzare un volto che lo soddisfacesse.

    Dopo numerosi tentativi si sarebbe addormentato, stremato.

    Al risveglio avrebbe trovato il volto di San Michele già perfettamente scolpito.

    La fiera? È più vecchia del Patrono

    Ed è forse questa una delle curiosità più belle.

    La grande fiera che oggi associamo a San Michele esisteva già prima che San Michele diventasse patrono.

    I documenti parlano infatti dei “Capitoli della fera di Caltanissetta” già nel 1502.

    Nel Seicento, attorno al 29 settembre, la fiera poteva durare addirittura una quindicina di giorni.

    I mercanti prendevano in affitto le logge, la città organizzava processioni, palii, luminarie e giochi di fuoco.

    E anche allora si discuteva di quanto costasse la festa.

    Nel 1651 la spesa pubblica destinata ai festeggiamenti di San Michele venne dimezzata da 80 a 40 onze.

    Qualche anno dopo furono però aggiunte altre somme per pagare le luminarie della processione notturna.

    Insomma, anche quattro secoli fa c’erano bilanci, tagli e soldi da trovare per le luminarie.

    Altra chicca: nel 1643 i soldati della milizia urbana furono chiamati a partecipare alla processione con archibugi e schioppi.

    La festa patronale era anche una grande rappresentazione pubblica della città.

    La devozione verso San Michele conobbe poi una nuova fortissima spinta nell’Ottocento.

    Quando Caltanissetta fu risparmiata dal colera del 1837, anche quell’evento venne attribuito alla protezione dell’Arcangelo.

    E San Michele, a Caltanissetta, ha in realtà due feste.

    • Il 29 settembre, la grande festa patronale.
    • L’8 maggio, invece, si ricorda l’apparizione del 1625 e il simulacro viene portato dalla Cattedrale verso la chiesa di San Michele.

    Una tradizione conosciuta anche con il curioso nome di San Michele “in villeggiatura”.

    E poi ci sono i piedi scalzi dei devoti, i bambini vestiti da San Michele e soprattutto quel grido che da generazioni accompagna il fercolo:

    E GRIDAMMU TUTTI! VIVA U PRINCIPI SAN MICHELI ARCANGILU!

    Oggi, 29 settembre 2026, la giornata è già entrata nel vivo.

    Questa mattina alle 10.30 ha avuto inizio la Messa pontificale in Cattedrale.

    Nel pomeriggio, dopo la celebrazione eucaristica delle 18.30, arriverà il momento più atteso: la processione di San Michele per le vie della città.

    Quattro secoli dopo, molte cose sono cambiate.

    Ma quando San Michele esce dalla Cattedrale, per Caltanissetta non è soltanto una processione.

    È un pezzo di storia della città che torna a camminare per le sue strade.

  • Zio Sam, il dito sul dazio

    Zio Sam, il dito sul dazio

    IL VECCHIO ZIO SAM
    HA ANCORA IL DITO SUL DAZIO

    Trump avvisa l’Europa:

    se qualche Paese introduce una digital tax contro le aziende americane, gli Stati Uniti risponderanno con dazi del 100% su tutti i beni esportati verso l’America.

    Tradotto male:

    se provate a tassare Google, Meta, Amazon e compagnia cantante, noi vi tassiamo tutto.

    Il vino.

    I formaggi.

    La moda.

    La meccanica.

    L’agroalimentare.

    Pure il caciocavallo, se necessario.

    La digital tax nasce da un’idea quasi rivoluzionaria:

    le grandi piattaforme fanno soldi anche in Europa, quindi magari qualcosa potrebbero pagarlo anche in Europa.

    Risposta americana:

    bellissima idea.

    Però no.

    E così il libero mercato diventa improvvisamente molto sorvegliato.

    Libero quando incassano loro.

    Un po’ meno libero quando qualcuno prova a presentare il conto.

    Il vecchio Zio Sam, insomma, è sempre lì.

    Cappello a stelle e strisce.

    Sguardo severo.

    E dito sul dazio.

    Per ricordare al mondo una regola semplice:

    i dati sono vostri,

    i profitti sono nostri,

    e se insistete vi tassiamo pure il pecorino.

    ironIA.online
    Non facciamo informazione. Commentiamo fatti.

  • Samanta, la nissena che fa

    SAMANTA, LA NISSENA CHE FA

    Caltanissetta parla d’identità. Lei la dimostra.

    Ci sono storie che non hanno bisogno di essere gonfiate.

    Non servono effetti speciali.

    Non servono comunicati solenni.

    Non servono conferenze stampa, tavoli tecnici, sottotavoli, cabine di regia, strategie identitarie, piani di valorizzazione e applausi comandati.

    Basta raccontarle bene.

    E la storia di Samanta Anna Lacagnina, nissena, 42 anni, insegnante di sostegno, è una di queste.

    Una storia semplice solo in apparenza.

    Samanta lavora a Gela, in un istituto comprensivo, con bambini della scuola primaria.

    Non “ragazzi”, come spesso si dice per comodità.

    Bambini.

    E quando si parla di bambini, le parole andrebbero pesate una per una.

    In questi giorni il suo nome è finito sulla stampa nazionale per un gesto che dice molto più di mille discorsi sulla scuola, sull’inclusione, sulla comunità e sull’umanità.

    Ha preso giorni di ferie.

    Ha sostenuto anche spese personali.

    È partita dalla Sicilia ed è andata a Rimini per stare accanto a un suo alunno, ricoverato per un delicato intervento chirurgico.

    Fine.

    Anzi, no.

    Perché dentro questa frase c’è tutto.

    C’è una docente che non si è fermata al perimetro formale del suo lavoro.

    C’è una donna che ha scelto la presenza invece della distanza.

    C’è una professionista che ha trasformato la parola “cura” in un fatto concreto.

    C’è una persona che non ha spiegato l’inclusione: l’ha praticata.

    Non ha fatto un convegno.

    Non ha preparato una slide.

    Non ha aperto un tavolo tecnico.

    Non ha chiesto una targa.

    Non ha costruito una campagna intorno al proprio gesto.

    Non ha cercato telecamere, titoli, interviste o applausi.

    Lo ha fatto.

    In silenzio.

    Ed è proprio questo che rende la storia enorme.

    Perché Samanta non aveva intenzione di farsi pubblicità.

    Il suo non era un gesto pensato per il clamore.

    Non era una scena da esibire.

    Non era una storia preparata per diventare virale.

    Era una scelta umana, professionale, personale.

    Una di quelle cose che si fanno perché si sente che è giusto farle.

    Poi il riconoscimento è arrivato.

    Non perché Samanta lo avesse cercato.

    Ma perché il suo gesto ha parlato da solo.

    L’encomio del Comune di Rimini è arrivato alla sua scuola.

    E da lì quella storia silenziosa è diventata pubblica.

    A Gela, dove Samanta lavora, il Comune ha annunciato per lei un encomio solenne.

    Giustissimo.

    Perché una città, quando incontra una storia così, dovrebbe fare una cosa semplice: riconoscerla.

    Non per sfruttarla.

    Non per metterci sopra il cappello.

    Non per trasformarla nell’ennesima passerella.

    Ma per dire: questo è un esempio.

    E Caltanissetta?

    Caltanissetta, invece, speriamo trovi un momento libero.

    Sappiamo che l’agenda è complicata.

    Ci sono cittadinanze onorarie da immaginare.

    Tavoli tecnici da convocare.

    Orgoglio cittadino da dosare.

    Identità da rivendicare quando conviene.

    Eccellenze da celebrare possibilmente dopo che qualcun altro le ha già notate.

    Però, ogni tanto, una città dovrebbe accorgersi dei suoi.

    Non solo quando vincono qualcosa.

    Non solo quando portano voti.

    Non solo quando servono per una foto.

    Non solo quando diventano utili a un racconto pubblico.

    Samanta è nissena.

    E non è una nissena qualunque.

    È una nissena che fa del bene concretamente.

    Non una che chiacchiera di comunità.

    Non una che annuncia obiettivi.

    Non una che promette attenzione, vicinanza, sensibilità, inclusione e poi rimanda tutto alla prossima riunione.

    Samanta ha preso ferie ed è partita.

    Questa è la differenza.

    Tra dire “ci siamo” e esserci davvero.

    Tra parlare di scuola e fare scuola.

    Tra usare la parola “umanità” e praticarla quando costa tempo, fatica, soldi, organizzazione, vita.

    E allora sì, Caltanissetta dovrebbe essere orgogliosa.

    Non con quella retorica appiccicosa dell’appartenenza a comando.

    Non con il solito “è nostra” detto quando la storia è già diventata bella e spendibile.

    Non con il patriottismo municipale dell’ultimo minuto.

    Dovrebbe essere orgogliosa in modo serio.

    Dovrebbe dire: una persona nata nella nostra città ha fatto qualcosa che ci rappresenta nel modo migliore.

    Perché non rappresenta Caltanissetta chi urla di più.

    Non la rappresenta chi occupa più spazio.

    Non la rappresenta chi si mette sempre al centro.

    Non la rappresenta chi trasforma ogni cosa in cerimonia.

    A volte la rappresenta chi parte in silenzio per stare accanto a un bambino.

    E qui una cosa va detta chiaramente.

    Il nome del bambino noi non lo scriviamo.

    Non perché non sia stato pubblicato altrove.

    È stato pubblicato. Anche troppo.

    Non lo scriviamo perché è un minore.

    E i minori non sono materiale decorativo per rendere più emozionante un articolo.

    Non sono dettagli narrativi da esibire per fare commuovere meglio il lettore.

    Non sono strumenti di amplificazione emotiva.

    La storia pubblica è il gesto di Samanta.

    Il bambino va protetto, non esposto.

    Questo dovrebbe essere il minimo.

    E dovrebbe essere il minimo anche evitare il teatrino delle cattiverie.

    Perché, come spesso accade, attorno a una storia bella qualcuno ha sentito il bisogno di aggiungere fango.

    Sono state dette stupidaggini.

    Sono state dette cattiverie.

    Sono state dette cose gratuite anche sulla madre del bambino.

    Come se davanti a un gesto di cura bisognasse per forza trovare il modo di sporcare tutto.

    E invece no.

    Ci sono momenti in cui il silenzio sarebbe già una forma minima di intelligenza.

    La madre del bambino non è il bersaglio di nessuno.

    Il bambino non è il personaggio di una cronaca emotiva.

    Samanta non è una figurina da usare per fare moralismo a buon mercato.

    Questa è una storia di scuola, di umanità e di responsabilità.

    E riguarda una maestra, un bambino, una famiglia, una classe, una comunità educativa.

    Tutto il resto è rumore.

    Ora però il rischio è serio.

    Perché Gela, dopo l’encomio, potrebbe anche prenderci gusto.

    Potrebbe guardare Samanta e pensare:

    “Ma sapete che c’è? Una cittadina così ce la terremmo volentieri”.

    E magari, tra un encomio e un applauso, potrebbe pure venirle l’idea di darle la cittadinanza onoraria.

    Perché è bello avere cittadini così.

    Cittadini che non promettono.

    Fanno.

    Che non annunciano traguardi.

    Li raggiungono.

    Che non parlano di valori.

    Li praticano.

    Che non aspettano il momento giusto per apparire.

    Scelgono il momento giusto per esserci.

    E se Gela dovesse davvero desiderare simbolicamente una cittadina così, sarebbe difficile darle torto.

    Perché mentre Caltanissetta spesso si perde nella celebrazione dell’identità, Samanta l’identità l’ha portata fuori città nel modo più alto: con un gesto umano, concreto, pulito.

    Senza bandiere.

    Senza slogan.

    Senza bisogno di chiedere il permesso.

    E allora forse il punto è proprio questo.

    L’identità non è una parola da usare nei discorsi ufficiali.

    Non è una targa.

    Non è una cerimonia.

    Non è una cittadinanza onoraria distribuita con entusiasmo preventivo.

    L’identità è ciò che fai quando nessuno ti obbliga a farlo.

    Samanta lo ha fatto.

    E lo ha fatto bene.

    Per questo oggi non c’è molto da ironizzare su di lei.

    C’è solo da ringraziarla.

    L’ironia, semmai, la lasciamo a noi.

    A una città che rischia sempre di riconoscere i suoi esempi migliori solo dopo che li hanno applauditi gli altri.

    Grazie, Samanta.

    Nissena nel mondo, sì.

    Ma soprattutto nissena nel modo migliore.

    Non perché parla di bene.

    Perché lo fa.

  • Sicilia, arrivano i Comuni virtuosi

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    Buongiorno dalla Sicilia.

    Dove la virt? amministrativa esiste.

    Solo che, per sicurezza, viene finanziata a parte.

    La Regione ha destinato 800 mila euro ai Comuni siciliani aderenti alla rete dei Comuni virtuosi.

    Nove amministrazioni premiate.

    Per progettualit?, gestione del territorio, efficienza energetica, risanamento economico e nuovi stili di vita.

    Una bella notizia.

    Anche perch? in Sicilia gi? trovare un Comune ?virtuoso? fa sempre un certo effetto.

    Come vedere un unicorno con il DURC regolare.

    Naturalmente bisogna essere felici.

    Perch? premiare chi amministra bene ? giusto.

    Il problema ? che da noi la normalit? diventa subito evento speciale.

    Se un Comune risparmia energia: applausi.

    Se sistema i conti: standing ovation.

    Se cura il territorio: comunicato stampa.

    Se approva una cosa nei tempi: quasi beatificazione.

    Ormai il percorso ? chiaro:

    prima Comune,
    poi Comune virtuoso,
    poi rete dei Comuni virtuosi,
    poi decreto,
    poi finanziamento,
    poi speriamo che la virt? sia contagiosa.

    Perch? sarebbe bello vivere in una Sicilia dove un Comune efficiente non fa notizia.

    Fa semplicemente il suo lavoro.

    Ma non corriamo.

    Siamo ancora alla fase sperimentale della normalit?.

    Buon caff?.

    Virtuoso.

    Senza sprechi.

    Possibilmente senza tavolo tecnico.

  • Nissa, stagione straordinaria

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    La Nissa ha fatto una grande stagione.

    Questo va detto.

    Ha lottato, ? cresciuta, ha vinto i playoff, ha riportato entusiasmo e ha fatto sognare una piazza intera.

    Poi per? arriva il comunicato.

    E l? non siamo pi? nel calcio.

    Siamo nell?epica greca.

    La squadra non gioca:
    ?costruisce appartenenza?.

    Il campionato non si disputa:
    ?si vive con identit? e orgoglio?.

    I playoff non si vincono:
    ?confermano concretamente il valore di una stagione straordinaria?.

    E il patron non ? il presidente.

    ? ?guida instancabile, punto di riferimento costante, unico e imprescindibile condottiero del progetto?.

    Manca solo:

    ?e al suo passaggio, il sintetico fior??.

    Ora, tutto bellissimo.

    Forza Nissa sempre.

    Ma ogni tanto basterebbe anche dire:

    ?Bravi ragazzi, bella stagione, grazie a tutti?.

    Invece no.

    A Caltanissetta anche un post sportivo deve diventare una targa commemorativa, una lectio magistralis e una candidatura alla cittadinanza onoraria.

    La squadra ha vinto i playoff.

    Il comunicato, invece, ha vinto il campionato di aggettivi.

  • Sicilia, fondi ai siti Unesco

    Quattro milioni per i siti Unesco

    IL CAFFÈ DEL MATTINO SPIEGATO MALE
    SICILIA, 4 MILIONI PER I SITI UNESCO.
    ORA IL PATRIMONIO VALE. ANCHE CON LA BUCA DAVANTI.

    Buongiorno dalla Sicilia.

    Dove abbiamo così tanta bellezza che ogni tanto dobbiamo ricordarci di valorizzarla.

    La Regione annuncia contributi per 4 milioni di euro destinati a 70 Comuni dell’Isola per i siti Unesco.

    Ottima notizia.

    Perché in Sicilia il patrimonio culturale è una cosa seria.

    Talmente seria che spesso lo trovi:

    accanto a un cartello scolorito,
    dietro una transenna,
    vicino a una strada dissestata,
    tra un parcheggio creativo
    e un punto informazioni aperto “quando capita”.

    Però adesso arrivano i fondi.

    E quando arrivano i fondi, in Sicilia parte subito la liturgia:

    la valorizzazione,
    la promozione,
    la fruizione,
    la strategia,
    il rilancio,
    la rete dei territori,
    la cabina di regia.

    Poi il turista chiede dov’è il bagno.

    E lì il sistema entra in crisi.

    Perché noi siamo così:

    abbiamo templi, mosaici, vulcani, città barocche, isole, paesaggi, storia, cultura e meraviglie riconosciute dal mondo.

    Poi ci perdiamo sul dettaglio tecnico:

    farle trovare,
    farle raggiungere,
    farle spiegare,
    farle funzionare.

    Comunque non bisogna lamentarsi.

    La Sicilia è patrimonio dell’umanità.

    Solo che a volte l’umanità deve portarsi l’acqua, il navigatore e un po’ di pazienza.

    Buon caffè.

    Patrimoniale.

    Ma senza tassa.

    Per ora.

    #ironIA #Sicilia #CaffèDelMattino #Unesco #PatrimonioCulturale #Turismo #RegioneSiciliana #Satira #BuongiornoSicilia

  • Sicilia, dopo il voto si riparte

    Dopo il voto tutti vogliono ripartire

    LA RUBRICA DELLA SERA
    SICILIA, DOPO IL VOTO TUTTI VOGLIONO RIPARTIRE.
    MA NESSUNO DALLA STESSA FERMATA.

    In Sicilia le elezioni finiscono.

    Poi comincia la parte più bella:

    spiegare perché nessuno ha perso davvero.

    Il presidente Schifani dice che il voto anticipato è un “ballon d’essai” e che non si dimette.

    Cateno De Luca, invece, vuole elezioni il prima possibile.

    Insomma, uno dice: “Non si vota”.

    L’altro dice: “Votiamo subito”.

    La Sicilia, nel dubbio, prepara il tavolo.

    Perché qui la politica funziona così:

    prima si vota nei Comuni,
    poi si interpretano i risultati regionali,
    poi si apre la riflessione,
    poi si chiude la riflessione,
    poi si riapre la riflessione perché qualcuno era uscito un attimo.

    E intanto tutti ripartono.

    Il governo riparte.

    L’opposizione riparte.

    I civici ripartono.

    Gli autonomisti ripartono.

    I tavoli ripartono.

    Le verifiche ripartono.

    Solo i problemi restano comodamente seduti.

    La cosa più siciliana di tutte è che dopo ogni elezione si parla già della prossima.

    Come se il voto non fosse una scelta.

    Ma una forma di meteorologia.

    “Domani nuvoloso, possibili alleanze sparse, vento moderato da centrodestra, con schiarite civiche nel pomeriggio”.

    E quindi buona serata.

    In Sicilia non si perde mai.

    Al massimo si apre una fase nuova.

    Che somiglia moltissimo alla vecchia.

    Ma con più comunicati stampa.

    #ironIA #Sicilia #PoliticaSiciliana #Elezioni #Schifani #DeLuca #Satira #RubricaDellaSera