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  • CEFPAS, collaboratori fuori se servono

    🏛️ 𝗖𝗘𝗙𝗣𝗔𝗦, 𝗜𝗟 𝗣𝗔𝗥𝗔𝗗𝗢𝗦𝗦𝗢 𝗗𝗘𝗜 𝗖𝗢𝗟𝗟𝗔𝗕𝗢𝗥𝗔𝗧𝗢𝗥𝗜

    𝗦𝗘 𝗦𝗘𝗥𝗩𝗢𝗡𝗢, 𝗣𝗘𝗥𝗖𝗛É 𝗦𝗢𝗡𝗢 𝗙𝗨𝗢𝗥𝗜?

    A Caltanissetta il caso CEFPAS non è più soltanto una vertenza sindacale.

    È diventato un test di logica amministrativa.

    Di quelli difficili.

    Tipo:

    se una cosa serve,
    se ci sono le risorse,
    se il personale manca,
    se le attività devono continuare,
    se i collaboratori conoscono la macchina,
    se la macchina senza collaboratori rischia di rallentare,

    perché i collaboratori stanno fuori?

    Domanda semplice.

    Risposta probabile:

    serve un tavolo.

    Poi forse un altro tavolo.

    Poi una relazione.

    Poi una convocazione.

    Poi una proposta conciliativa.

    Poi, se resta tempo, anche una soluzione.

    L’ultima relazione del SIAD CSA CISAL alla Prefettura di Palermo dice una cosa molto chiara: davanti a una confusione amministrativa e istituzionale ormai difficile da archiviare come semplice disguido, il sindacato ha deciso di portare la vertenza sul piano regionale e istituzionale.

    Non solo CEFPAS.

    Anche Regione Siciliana.

    Anche Assessorato regionale della Salute.

    Perché, secondo il sindacato, la questione non riguarda soltanto la gestione interna dell’ente, ma coinvolge indirizzi politico-amministrativi regionali, vincoli finanziari, programmazione sanitaria, risorse economiche e autorizzazioni necessarie per garantire la continuità operativa del Centro.

    Tradotto male

    Tradotto male:

    se il problema è regionale, non può essere lasciato solo sulla scrivania dell’ente.

    Soprattutto se quella scrivania, nel frattempo, è già piena di pratiche, proroghe, relazioni, passaggi di consegne e domande senza risposta.

    Il punto

    Il punto più curioso è questo.

    Sempre secondo la relazione sindacale, dalle interlocuzioni e dai documenti di programmazione emergerebbe che le risorse economiche necessarie per garantire i contratti almeno fino al 31 dicembre 2026 sarebbero già quantificate e disponibili.

    Quindi, ricapitoliamo.

    Il CEFPAS avrebbe bisogno dei collaboratori.

    Le attività formative sarebbero da garantire.

    L’ente avrebbe una scopertura di organico pesante.

    I collaboratori avrebbero maturato competenze specifiche per anni.

    Le risorse, secondo il sindacato, ci sarebbero.

    Ma i contratti non vengono rinnovati.

    In Sicilia, quando una cosa serve, spesso la si mette fuori dalla porta.

    Poi si apre una procedura per capire perché da dentro si sente freddo.

    La relazione parla di un ente che negli ultimi anni avrebbe realizzato oltre 800 attività formative, migliaia di ore di formazione ECM, formazione a distanza, formazione manageriale, attività specialistiche, progetti PNRR e attività del CEMEDIS.

    E sostiene che tutto questo sarebbe stato possibile anche grazie al contributo dei collaboratori esterni.

    Non figure marginali.

    Non presenze decorative.

    Non comparse amministrative.

    Ma, secondo il sindacato, una componente strutturale del funzionamento del Centro.

    E allora la domanda diventa inevitabile.

    Se erano marginali, perché il sistema rischia di rallentare senza di loro?

    Se erano sostituibili, perché si parla di continuità operativa?

    Se erano esterni, perché per anni hanno retto pratiche, attività, procedure, progetti, scadenze e servizi?

    Qui non si tratta di fare processi.

    Non si tratta di assolvere o condannare nessuno.

    Noi osserviamo fatti pubblici, atti pubblici e documenti.

    Li raccontiamo male.

    Per capirli meglio.

    E il fatto, spiegato male ma capito benissimo, è questo:

    per fronteggiare una carenza cronica di organico, il CEFPAS avrebbe fatto ricorso nel tempo a collaborazioni, contratti a termine e lavoro flessibile.

    Tra i collaboratori oggi rimasti fuori ci sarebbero persone impiegate da circa sei anni, attraverso scadenze, rinnovi e successive prosecuzioni del rapporto.

    Poi, dal 1° maggio 2026, circa 65 collaboratori sarebbero rimasti senza occupazione e senza reddito.

    Il tutto mentre, secondo la stessa relazione, l’ente avrebbe ancora bisogno di quelle professionalità e le risorse per prorogare i rapporti almeno fino a fine anno risulterebbero disponibili.

    A questo punto più che una vertenza sembra un quiz della Settimana Enigmistica amministrativa.

    Domanda:

    se servono,
    se sono formati,
    se conoscono la macchina,
    se i fondi ci sarebbero,
    se le attività vanno garantite,
    se l’organico è scoperto,
    se il sistema sanitario regionale ne risente,

    perché sono fuori?

    Risposta:

    barrare la casella corretta.

    A) perché non servono;
    B) perché servono troppo;
    C) perché serve una firma;
    D) perché in Sicilia la soluzione arriva sempre dopo il problema, possibilmente protocollata.

    E qui il discorso si allarga ancora.

    Perché mentre al CEFPAS si discute di collaboratori, contratti, risorse e continuità, nel clima politico nato attorno a incarichi, partecipate e assunzioni è arrivato anche il blocco delle assunzioni nelle società partecipate e controllate della Regione fino al 31 dicembre 2027.

    Tradotto male:

    quando scoppia il caso, si ferma tutto.

    Anche quello che forse andava verificato prima.

    Anche quello che riguarda altre realtà.

    Anche quello che, magari, non c’entra direttamente con i co.co.co. del CEFPAS.

    E allora la domanda diventa più larga:

    perché finiscono fuori proprio i collaboratori?

    Perché il clamore colpisce chi lavorava già dentro la macchina?

    Perché si parla tanto di alcuni incarichi e molto meno di altri incaricati esterni?

    Perché se il problema è il metodo, il metodo non si guarda dappertutto?

    Perché se la parola d’ordine è legalità, la legalità non dovrebbe avere un orario d’ufficio, una stagione elettorale e una lista di eccezioni?

    Nel frattempo restano sospese anche altre domande.

    Com’è finito il secondo esposto sui costi del CEFPAS?

    Com’è finita la questione delle assunzioni nelle ASP siciliane richiamata pubblicamente da Dipasquale?

    Le verifiche valgono per tutti?

    O valgono soprattutto quando producono titolo, clamore e posizionamento politico?

    Perché la legalità vera è semplice:

    si opera in diritto,
    si leggono gli atti,
    si assumono responsabilità,
    si decide senza usare i lavoratori come bersaglio.

    La legalità a intermittenza, invece, funziona diversamente:

    prima si alza il polverone,
    poi si blocca tutto,
    poi si convocano tavoli,
    poi si cercano responsabili,
    poi si scopre che nel frattempo qualcuno è rimasto senza stipendio.

    E quasi sempre quel qualcuno non è chi ha deciso.

    Nel frattempo la Prefettura di Palermo ha convocato la procedura di raffreddamento e conciliazione.

    Il sindacato chiede che al tavolo ci siano anche le vere controparti istituzionali: Regione e Assessorato alla Salute.

    Perché una vertenza che riguarda lavoro, formazione sanitaria, programmazione regionale, risorse e continuità operativa non può essere trattata come se fosse un problema di cancelleria.

    La proposta conciliativa indicata dal SIAD CSA CISAL è netta:

    un impegno formale di CEFPAS, Presidente della Regione Siciliana e Assessore regionale della Salute per adottare atti concreti e immediatamente efficaci, idonei a garantire il rinnovo dei contratti almeno fino al 31 dicembre 2026.

    In italiano semplice:

    se ci sono i soldi,
    se il personale serve,
    se l’ente rischia di fermarsi,
    qualcuno firmi una soluzione.

    Perché i lavoratori non possono essere indispensabili nei giorni feriali e sacrificabili nei giorni festivi.

    Non possono essere utili quando c’è da mandare avanti la macchina e invisibili quando bisogna assumersi una responsabilità.

    Non possono diventare competenti per anni e improvvisamente superflui per determina.

    Il CEFPAS forma il personale sanitario.

    Ma in questa vicenda sembra serva un corso urgente anche su un’altra materia:

    coerenza amministrativa.

    Modulo uno:

    non lasciare fuori chi serve dentro.

    Modulo due:

    non convocare tavoli per scoprire che mancavano sedie.

    Modulo tre:

    se una risorsa è indispensabile, forse non è una comparsa.

    Modulo quattro:

    se si invoca la legalità, la si applichi ovunque.

    Non solo dove conviene.

    Modulo finale:

    prima si programma,
    poi si decide,
    poi si firma.

    Non necessariamente in questo ordine, a quanto pare.

    La continuità dei servizi non si difende togliendo continuità a chi li garantisce.

    E la dignità del lavoro non può dipendere dal calendario dei rinnovi.

    Chi deve decidere, decida.

    Chi deve autorizzare, autorizzi.

    Chi deve spiegare, spieghi.

    Ma almeno una cosa evitiamola:

    dire che i collaboratori servono alla continuità dell’Ente mentre vengono lasciati fuori dalla porta.

    Questa non è amministrazione.

    È teatro dell’assurdo con protocollo in uscita.

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔
    𝘀𝗮𝘁𝗶𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮
    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲

    #ironIA #CEFPAS #Caltanissetta #Sicilia #RegioneSiciliana #AssessoratoSalute #SanitàSiciliana #FormazioneSanitaria #Lavoratori #Precariato #CoCoCo #SIADCSACISAL #PubblicaAmministrazione #Trasparenza #DignitàDelLavoro #Partecipate #ASP #Fatti #Realtà #Commento #SatiraConIntelligenza

  • CEFPAS, proroga finita: provvisorio resta

    CEFPAS, la proroga finisce. Ma il provvisorio resta.

    A Caltanissetta il caso CEFPAS aggiunge un capitolo che merita di essere letto con calma.

    Perché qui non siamo più soltanto davanti a una vicenda di incarichi, costi, collaboratori senza rinnovo, stato di agitazione e tavoli prefettizi.

    Qui siamo davanti a una domanda più semplice.

    E proprio per questo più scomoda.

    Chi guida il CEFPAS?

    La deliberazione del 21 maggio 2026 prende atto di un fatto preciso: sono trascorsi i 45 giorni di prorogatio previsti dalla legge e non risulta assunto alcun provvedimento di nomina del nuovo Direttore del Centro.

    Quindi l’atto dichiara l’intervenuta decadenza del Direttore del Centro.

    Fin qui, la grammatica amministrativa sembra lineare.

    La prorogatio ha un termine.

    Il termine scade.

    L’ufficio resta vacante.

    Poi, però, arriva il secondo movimento.

    Lo stesso atto richiama l’articolo 3, comma 6, del decreto legislativo 502/1992 e prevede che le funzioni del Direttore del Centro siano assunte dal Direttore Amministrativo, fino all’adozione di un provvedimento idoneo a garantire la continuità gestionale.

    Tradotto male:

    decade chi decade.

    Subentra chi subentra.

    E poi si aspetta.

    Il problema è tutto lì.

    Quanto dura l’attesa?

    Perché in Sicilia alcune parole sembrano nate per non invecchiare mai.

    Provvisorio.

    Facente funzioni.

    Reggenza.

    Continuità gestionale.

    Vacanza dell’ufficio.

    In attesa di nomina.

    Sono formule eleganti.

    Talmente eleganti che, a volte, sembrano arredare l’ufficio meglio di una nomina vera.

    Ma qui c’è un punto in più.

    Un punto giuridico, non solo ironico.

    La Corte costituzionale, con la sentenza n. 169 del 2024, ha dichiarato illegittima la norma regionale che qualificava il CEFPAS come ente del Servizio sanitario regionale.

    La Corte ha ricordato che il CEFPAS non è ricompreso nell’elenco degli enti del Servizio sanitario indicati dall’articolo 19 del decreto legislativo 118/2011 e che il Centro svolge funzioni di formazione, ricerca e organizzazione, non funzioni sanitarie in senso stretto.

    Quindi la domanda diventa ancora più interessante.

    Se il CEFPAS non è ente del Servizio sanitario regionale, quanto può reggere una continuità fondata su una norma del sistema sanitario richiamata, per compatibilità, in relazione a un ente che la Corte costituzionale ha escluso dal perimetro degli enti del Servizio sanitario regionale?

    Attenzione: non stiamo dicendo che il subentro sia automaticamente illegittimo.

    Non facciamo sentenze.

    Non facciamo processi.

    Osserviamo atti pubblici.

    Li raccontiamo male.

    Per capirli meglio.

    Il punto è diverso.

    Se una norma del sistema sanitario viene richiamata per garantire la continuità gestionale di un ente che la Corte costituzionale ha escluso dal perimetro degli enti del Servizio sanitario regionale, allora la politica regionale dovrebbe spiegare presto e bene.

    Perché la continuità amministrativa serve.

    Nessuno lo nega.

    Un ente pubblico non può fermarsi perché manca una nomina.

    Ma la continuità dovrebbe essere un ponte.

    Non una residenza.

    E al CEFPAS, in questo momento, di provvisorio c’è già abbastanza.

    Provvisori i contratti.

    Provvisori i rinnovi.

    Provvisoria la serenità dei lavoratori.

    Provvisoria la guida.

    Provvisoria la risposta politica.

    Stabile, invece, resta la confusione.

    Nel frattempo, ai collaboratori a contratto viene chiesto anche il passaggio di consegne.

    Relazioni finali.

    Pratiche assegnate.

    Scadenze perentorie.

    Fascicoli cartacei.

    File digitali.

    Password.

    Badge.

    Beni in dotazione.

    Tutto entro tre giorni.

    Per garantire la continuità amministrativa.

    Ed ecco il paradosso spiegato male:

    i collaboratori non vengono rinnovati, ma devono spiegare come non far fermare la macchina che hanno tenuto in piedi.

    La continuità serve.

    Soprattutto quando rischiano di mancare quelli che la garantivano.

    Nel frattempo, la vertenza è arrivata ai tavoli prefettizi.

    La Prefettura di Palermo ha convocato una riunione per il 25 maggio.

    La Prefettura di Caltanissetta ha convocato un tavolo di raffreddamento e conciliazione per il 27 maggio.

    Quindi il quadro è questo:

    un ente senza direttore nominato;

    un direttore decaduto per fine prorogatio;

    un facente funzioni che subentra;

    una norma del sistema sanitario richiamata, per compatibilità, in relazione a un ente che la Corte costituzionale non considera ente del Servizio sanitario regionale;

    collaboratori senza rinnovo;

    passaggi di consegne chiesti agli stessi collaboratori;

    tavoli prefettizi;

    scioperi possibili;

    attività formative da garantire;

    Regione chiamata a decidere.

    Più che un ente di formazione, sembra un master in sopravvivenza amministrativa.

    E allora la domanda non riguarda una persona.

    Riguarda gli atti.

    Riguarda la Regione.

    Riguarda l’Assessorato.

    Riguarda la governance.

    Riguarda il dovere di non lasciare un ente strategico in un limbo amministrativo permanente.

    Perché se tutti parlano di legalità, trasparenza e regole, la prima regola dovrebbe essere semplice:

    chi deve nominare, nomini.

    Chi deve chiarire, chiarisca.

    Chi deve decidere, decida.

    I lavoratori non possono restare appesi.

    I collaboratori non possono essere considerati indispensabili per garantire la continuità e poi lasciati nell’incertezza quando si tratta di rinnovi e prospettive.

    E la continuità gestionale non può diventare la versione amministrativa del “ci stiamo lavorando”.

    Perché nella pubblica amministrazione la provvisorietà dovrebbe servire a superare un vuoto.

    Non a costruirci sopra un ufficio.

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔

    𝘀𝗮𝘁𝗶𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲

    #ironIA #CEFPAS #Caltanissetta #Sicilia #RegioneSiciliana #PubblicaAmministrazione #Lavoratori #Precariato #Trasparenza #SatiraConIntelligenza

  • Sicilia che piace, ma non a tutti

    È uscita la graduatoria provvisoria di “Sicilia che Piace 2026”, il bando regionale che finanzia iniziative di comunicazione e promozione del sistema produttivo siciliano.

    Nome bellissimo.

    “Sicilia che Piace”.

    Già il titolo sembra una cartolina.

    Il mare.
    Il cannolo.
    Il pistacchio.
    Il tramonto.
    La brochure.
    Il comunicato stampa.
    La Regione che valorizza.
    La Sicilia che compete.
    L’impresa che innova.
    Il territorio che racconta.
    Il brand che si rafforza.

    Poi apri la graduatoria.

    E scopri che la Sicilia piace soprattutto quando c’è un contributo.

    Per la comunicazione ci sono 300 mila euro disponibili.

    Le richieste complessive arrivano a quasi 789 mila euro.

    Per le altre iniziative promozionali ci sono un milione e mezzo disponibili.

    Le richieste superano i 5 milioni di euro.

    Insomma: la Sicilia piace moltissimo.

    Solo che il portafoglio regionale, a un certo punto, smette di emozionarsi.

    La graduatoria distingue tra chi rientra, chi resta fuori, chi osserva, chi farà osservazioni e chi probabilmente scoprirà che la Sicilia piace, sì, ma solo fino a esaurimento fondi.

    Il punto

    E qui nasce la domanda.

    Non polemica.

    Solo leggermente interessata.

    Quando si finanzia la comunicazione della Sicilia, stiamo finanziando davvero sviluppo, imprese, lavoro e mercati?

    Oppure stiamo finanziando l’arte tutta siciliana di raccontare che lo sviluppo sta arrivando?

    Perché tra società di comunicazione, radio, tv, agenzie, eventi, promozione, uffici stampa e iniziative varie, il rischio è sempre lo stesso:

    che alla fine la Sicilia venga raccontata benissimo.

    E vissuta un po’ peggio.

    Naturalmente tutto è regolare.

    C’è il decreto.
    Ci sono gli allegati.
    Ci sono i punteggi.
    Ci sono le PEC.
    Ci sono dieci giorni per le osservazioni.

    Manca solo una cosa, la più semplice:

    capire, tra un contributo e l’altro, quanta economia reale tornerà davvero nei territori.

    Perché “Sicilia che Piace” è un titolo perfetto.

    Ma sarebbe bello, prima o poi, leggere anche la graduatoria di:

    Sicilia che assume.
    Sicilia che produce.
    Sicilia che paga in tempo.
    Sicilia che funziona.

    Quella sì che piacerebbe davvero.

    Anche senza comunicato stampa.

    ironIA
    Fatti, realtà e satira.
    Senza autorizzazione preventiva.

  • Niscemi, frana in programma

    🟥 NISCEMI, LA FRANA ENTRA IN PROGRAMMA

    A Niscemi il Consiglio dei ministri ha deliberato sui programmi del Commissario straordinario per l’area interessata dagli eventi franosi.

    Tradotto dal burocratese:

    Il punto

    ci sono case da demolire, immobili da delocalizzare, zone rosse da aggiornare, indennizzi da calcolare e aree che finiranno gratuitamente al patrimonio comunale.

    In Sicilia anche le frane seguono un iter.

    Prima scivola il terreno.

    Poi arriva il monitoraggio.

    Poi la perimetrazione.

    Poi la demolizione.

    Poi il contributo.

    Poi il decreto.

    Poi il Commissario.

    Poi, forse, la messa in sicurezza.

    La cosa rassicurante è che il programma è articolato in due fasi.

    La prima serve a stabilizzare, drenare, monitorare e sistemare reti idriche e fognarie.

    La seconda serve al consolidamento definitivo.

    Quindi siamo tranquilli:

    prima si cerca di fermare la frana.

    Poi si consolida il fatto che c’era.

    Nel frattempo, lo Stato acquisisce le aree al patrimonio comunale.

    Perché in Sicilia, quando una casa non può più stare ferma, almeno può diventare pubblica.

    #ironIA #Sicilia #Niscemi #Caltanissetta #Frane #ProtezioneCivile #Satira

  • Palermo vince, Catanzaro passa

    𝗣𝗔𝗟𝗘𝗥𝗠𝗢 𝗩𝗜𝗡𝗖𝗘 𝗟𝗔 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗜𝗧𝗔.
    𝗣𝗘𝗥𝗗𝗘 𝗟𝗔 𝗤𝗨𝗔𝗟𝗜𝗙𝗜𝗖𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘.
    𝗘 𝗣𝗢𝗜 𝗔𝗥𝗥𝗜𝗩𝗔 𝗣𝗨𝗥𝗘 𝗟𝗔 𝗥𝗜𝗦𝗦𝗔.

    Il Palermo al Barbera ha fatto quello che doveva fare:

    ha vinto.

    Due a zero contro il Catanzaro.

    Solo che nel calcio, purtroppo, esiste anche l’andata.

    E all’andata il Catanzaro aveva vinto 3-0.

    Risultato finale della storia:

    il Palermo vince la partita,

    il Catanzaro passa il turno,

    e la polemica si qualifica senza supplementari.

    Tradotto male

    Tradotto male:

    i rosanero sono usciti dai playoff,

    ma la rissa è rimasta comodamente dentro lo stadio.

    Secondo la rassegna stampa di oggi, dopo Palermo-Catanzaro si parla di tensioni nella tribuna autorità, scambi di accuse, video al vaglio e posizione del club rosanero sui fatti del Barbera.

    Il calcio siciliano riesce sempre a regalarci più livelli di lettura:

    il risultato della partita,

    il risultato dell’andata,

    il risultato complessivo,

    il risultato morale,

    il risultato social,

    e poi il risultato della tribuna autorità.

    Che spesso è il più movimentato.

    Perché ormai funziona così:

    prima c’è la partita.

    Poi c’è la partita sulla partita.

    Poi c’è il video.

    Poi c’è il comunicato.

    Poi c’è la smentita.

    Poi arriva il tifoso con lo zoom al 400%.

    E infine arriviamo noi.

    A spiegare male tutto.

    Con grande rispetto per i tifosi veri,

    che volevano soltanto una rimonta

    e si sono ritrovati anche una pratica di ordine pubblico.

    Il Palermo vince.

    Il Catanzaro passa.

    La polemica resta.

    Marcata stretta.

    Ma senza VAR.

    #ironIA #Palermo #PalermoCatanzaro #SerieB #Playoff #calcio #Sicilia #satira #ironia #fattiSpiegatiMale

  • CEFPAS, direttore decaduto

    𝗖𝗘𝗙𝗣𝗔𝗦, 𝗜𝗟 𝗗𝗜𝗥𝗘𝗧𝗧𝗢𝗥𝗘 𝗗𝗘𝗖𝗔𝗗𝗘.
    𝗟𝗔 𝗣𝗥𝗢𝗥𝗢𝗚𝗔𝗧𝗜𝗢 𝗡𝗢𝗡 𝗘̀ 𝗨𝗡 𝗔𝗕𝗕𝗢𝗡𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢.

    Al CEFPAS arriva la delibera che prende atto della decadenza del Direttore del Centro.

    Tradotto male

    Tradotto male:

    i 45 giorni sono finiti.

    La nomina nuova non c’è.

    La poltrona resta vuota.

    E la continuità gestionale viene affidata al Direttore amministrativo facente funzioni.

    In Sicilia anche le scadenze hanno bisogno di essere ricordate con una delibera.

    Il punto

    Il punto politico-amministrativo è semplice:

    mentre fuori si parla di precari, concorsi, proteste e futuro del Centro,

    dentro si formalizza che il vertice è decaduto e che si procede con il facente funzioni.

    La formazione resta.

    I problemi pure.

    La Regione, invece, sembra ancora in modalità “seguiranno aggiornamenti”.

    👉 Leggici anche qui: https://ironia.online/

    #ironIA #CEFPAS #Caltanissetta #RegioneSiciliana #SanitàSiciliana #Prorogatio #Precari #PubblicaAmministrazione #Satira #FattiSpiegatiMale

  • Agrigento, autobotti ferme

    🚰 𝗔𝗨𝗧𝗢𝗕𝗢𝗧𝗧𝗜𝗦𝗧𝗜 𝗙𝗘𝗥𝗠𝗜, 𝗜𝗟 𝗣𝗥𝗘𝗙𝗘𝗧𝗧𝗢 𝗦𝗖𝗛𝗜𝗘𝗥𝗔 𝗜 𝗠𝗘𝗭𝗭𝗜 𝗗𝗘𝗜 𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜.

    𝗟’𝗔𝗖𝗤𝗨𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗔𝗥𝗥𝗜𝗩𝗔.
    𝗠𝗔 𝗟𝗔 𝗖𝗔𝗧𝗘𝗡𝗔 𝗗𝗜 𝗖𝗢𝗠𝗔𝗡𝗗𝗢 𝗦𝗜̀.

    Ad Agrigento la crisi idrica cambia livello.

    Gli autobottisti sono fermi.

    Il prefetto schiera i mezzi dei Comuni.

    I sindaci attendono.

    I cittadini pure.

    Tradotto male

    Tradotto male:

    l’acqua non arriva.

    Ma almeno arriva l’organigramma.

    Prima mancava l’acqua.

    Poi mancavano le autobotti.

    Poi sono stati chiamati i mezzi comunali.

    Poi si è attivata la catena istituzionale.

    In Sicilia, quando il rubinetto resta asciutto, almeno la procedura scorre.

    Il cittadino aspetta.

    Il sindaco sollecita.

    Il prefetto coordina.

    Il Comune mette il mezzo.

    La Protezione civile osserva.

    AICA viene chiamata in causa.

    E l’acqua, con grande senso delle istituzioni, resta in modalità riservata.

    La buona notizia è che qualcuno si muove.

    La cattiva è che non sempre si muove l’acqua.

    Perché qui l’emergenza idrica ormai non è più solo un problema di distribuzione.

    È una filiera.

    Con ruoli.

    Competenze.

    Tavoli.

    Comunicati.

    E sete.

    Il paradosso è tutto qui:

    quando l’acqua manca, la macchina pubblica parte.

    Solo che parte a secco.

    𝗜𝗥𝗢𝗡𝗜𝗔
    𝘀𝗮𝘁𝗶𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮
    𝗜𝗥𝗢𝗡𝗜𝗔.𝗢𝗡𝗟𝗜𝗡𝗘

    #ironIA #Agrigento #CrisiIdrica #Autobotti #Acqua #Sicilia #Prefetto #Comuni #ProtezioneCivile #AICA #EmergenzaAcqua #Fatti #Realtà #Commento #SatiraSiciliana

  • Cefalù, il Giro diventa dolce

    🚴‍♂️ 𝗜𝗟 𝗙𝗔𝗧𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗢 𝗦𝗣𝗜𝗘𝗚𝗔𝗧𝗢 𝗠𝗔𝗟𝗘
    𝗖𝗘𝗙𝗔𝗟𝗨̀, 𝗜𝗟 𝗚𝗜𝗥𝗢 𝗗𝗜𝗩𝗘𝗡𝗧𝗔 𝗨𝗡 𝗗𝗢𝗟𝗖𝗘

    Un pasticcere originario di Cefalù, che oggi lavora a Verbania, ha creato una monoporzione a forma di bicicletta per omaggiare il Giro d’Italia.

    Si chiama biciG.

    Tradotto male

    Tradotto male:

    la Sicilia è riuscita a entrare nel Giro d’Italia senza pedalare.

    Con il pistacchio.

    Che è molto più siciliano della salita.

    Mentre gli altri preparano tappe, cronometro, fughe e maglie rosa,

    noi prepariamo una bicicletta da mangiare.

    E dentro ci mettiamo pure il tricolore.

    Perché il siciliano, quando emigra, può anche vivere al Nord.

    Ma prima o poi trova il modo di infilare Cefalù, il cannolo, il pistacchio e un po’ di nostalgia dentro qualsiasi cosa.

    Anche dentro una bici.

    Il ciclismo è fatica.

    La Sicilia lo ha capito.

    E infatti ha scelto la versione con la crema.

    Alla fine il messaggio è chiaro:

    gli altri corrono il Giro.

    Noi lo serviamo al banco.

    #ironIA #fattisiciliani #soloinsicilia #Cefalù #Sicilia #GirodItalia #pistacchio #dolci #satira

  • Modica, ripuliremo tra qualche giorno

    La discarica sotto casa può attendere.

    I materassi pure.

    I sacchi anche.

    Intanto la promessa è arrivata puntuale:

    “ripuliremo tra qualche giorno”.

    Tradotto male

    Tradotto male:

    in Sicilia i rifiuti non vengono abbandonati.

    Si stabiliscono provvisoriamente.

    Poi aspettano il piano, il passaggio, la bonifica, la fototrappola, la multa e possibilmente anche una conferenza stampa.

    Noi osserviamo.
    Non tifiamo.

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  • Caltanissetta, il video sparito

    Lo ha detto.
    Poi il video e sparito.

    A Caltanissetta, intanto, e partita la caccia al video.

    Lo cercano.
    Lo chiedono.
    Lo inseguono.

    Il punto

    Non lo trovano.

    Perché succede anche questo.

    Uno parla.

    Ne dice tante.

    Alcune piccole.
    Alcune grosse.
    Alcune così grosse che, a un certo punto, il video sembra essere diventato più leggero dell’aria.

    E dire che non era nemmeno una diretta improvvisata.

    Era registrato.

    Cioe c’era tutto il tempo per ascoltare, riascoltare, tagliare, sistemare, alleggerire, mettere una musichetta e salvare la situazione.

    Invece il risultato e questo:

    prima si pubblica,
    poi sparisce.

    Che e un po’ come dire:

    non e successo niente,
    pero intanto non facciamolo trovare.

    A Caltanissetta, pero, il problema resta.

    Quando una cosa sparisce, diventa subito più interessante.

    E più non si trova, più tutti la cercano.

    La memoria digitale, purtroppo, ha un brutto carattere.

    Ogni tanto ricorda.

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