Categoria: Commenti

  • Nissa, quando il cielo non si sfiora: si tiene stretto

    È finita 0-0.

    E per una volta, a Caltanissetta, lo zero non è vuoto.
    È resistenza.
    È sofferenza.
    È testa.
    È maturità.

    È una finale playoff portata fino in fondo, anche quando la Reggina ha spinto, ha assaltato, ha cercato di trasformare il secondo tempo supplementare in un assedio.

    Il punto

    La Nissa ha retto.
    E nel calcio, certe volte, reggere vale quanto segnare.

    La Nissa partiva davanti.
    Aveva chiuso il campionato con 67 punti in 34 partite.
    67 / 34 = 1,97

    La Reggina aveva chiuso con 66 punti.
    66 / 34 = 1,94

    Tradotto: la Nissa aveva due risultati su tre.
    Poteva vincere.
    Poteva pareggiare.
    E ha fatto quello che doveva fare.

    Ha sofferto.
    Ha stretto i denti.
    Ha difeso il vantaggio della classifica.
    Ha attraversato i supplementari senza farsi travolgere.

    E intanto, mentre al Tomaselli si giocava con il cuore in gola, la graduatoria nazionale cambiava volto.

    Tra le vincenti playoff già definite, la situazione è questa:

    1. Teramo – 74 punti in 34 partite – coefficiente 2,18
    2. Ligorna – 72 punti in 34 partite – coefficiente 2,12
    3. Nissa – 67 punti in 34 partite – coefficiente 1,97
    4. Piacenza – 64 punti in 34 partite – coefficiente 1,88

    Il Lentigione aveva un coefficiente altissimo:
    73 punti in 34 partite.
    73 / 34 = 2,15

    Sarebbe stato davanti alla Nissa.
    Ma ha perso la finale playoff contro il Piacenza.
    Quindi resta sopra nei numeri, ma fuori dalla classifica delle vincenti.

    E questa è la notizia pesante.

    La Nissa, con questo 0-0, resta dentro.
    Davanti al Piacenza.
    Dietro Teramo e Ligorna.
    Dentro una graduatoria dove anche i decimali possono pesare più dei gol.

    Oggi non è stata una partita bella.
    È stata una partita seria.

    Di quelle in cui non vinci con l’estetica, ma con la tenuta.
    Di quelle in cui non serve fare poesia, serve non crollare.
    Di quelle in cui ogni rinvio sembra una sentenza, ogni cross sembra un processo, ogni secondo dura quanto una conferenza dei servizi.

    La Reggina è una piazza importante.
    Ha spinto.
    Ha cercato il colpo.
    Ha assaltato nel finale.

    Ma la Nissa non si è piegata.
    E questo conta.

    Conta perché Caltanissetta non aveva bisogno dell’ennesimo “quasi”.
    Quasi promossi.
    Quasi ripescati.
    Quasi felici.

    Oggi la Nissa ha fatto una cosa semplice e difficilissima:
    è rimasta in piedi.

    Ora non bisogna ubriacarsi.
    Non bisogna vendere miracoli.
    Non bisogna trasformare una graduatoria in una promozione già scritta.
    Ma nemmeno fare finta che non sia successo nulla.

    La Nissa ha vinto i playoff del girone.
    Ha superato la Reggina.
    È dentro la corsa nazionale delle vincenti.
    E adesso può guardare avanti.

    Con prudenza.
    Con lucidità.
    Con ambizione.

    Perché il treno, stavolta, non è passato davanti a Caltanissetta lasciandola sul marciapiede.

    Il treno è ancora lì.
    E la Nissa, almeno per oggi, ci è salita.

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  • G7 a Taormina: paga anche l’assenza

    Nel 2017, per il G7 di Taormina, furono riservate camere d’albergo.

    Alcune, però, sarebbero rimaste vuote.

    Risultato, anni dopo: la Prefettura viene condannata a pagare circa 70 mila euro.

    Il punto

    La burocrazia siciliana ha raggiunto un nuovo livello:
    non basta prenotare.
    Non basta non usare.
    Bisogna pure rimborsare il vuoto.

    In Sicilia anche le camere vuote hanno diritto al rimborso.

    Noi non entriamo nel merito.
    Osserviamo solo il capolavoro amministrativo:
    prima si prenota,
    poi non si occupa,
    poi si litiga,
    poi si paga.

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    Fonte: Gazzetta del Sud, 17 maggio 2026.

  • CEFPAS, nuova stagione burocratica

    Il CEFPAS ormai è entrato nel multiverso della burocrazia siciliana.

    Commissioni.
    Interrogazioni.
    Richieste di trasparenza.
    Approfondimenti istruttori.
    Verifiche sulle verifiche.

    E, sullo sfondo, i famosi 75 incarichi Co.Co.Co.

    Il punto

    Sembra una serie TV regionale:
    ogni settimana una nuova puntata,
    ogni puntata un nuovo fascicolo,
    ogni fascicolo una nuova domanda.

    In Sicilia anche le verifiche hanno bisogno di verifiche.

    Noi osserviamo.
    Non tifiamo.

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  • CEFPAS, esposti e burocrazia regionale

    CEFPAS, l’esposto diventa controesposto. E i precari finiscono in mezzo.

    La vicenda CEFPAS cambia piano.

    Dopo le polemiche sulle presunte 75 nuove assunzioni, adesso arriva un documento dei collaboratori ed ex collaboratori del Centro, indirizzato a tutte le Procure della Repubblica della Sicilia. E, per conoscenza, anche alla Presidenza della Regione, all’Assessorato alla Salute, all’ARS, alle commissioni regionali, al CEFPAS e agli organi di stampa.

    La tesi dei lavoratori è netta: non si sarebbe trattato, nella sostanza, di nuove assunzioni improvvise, ma in larga parte di rinnovi o prosecuzioni di rapporti precari gia‘ esistenti da anni. In alcuni casi, secondo quanto scrivono, anche da oltre cinque anni.

    Nel documento si richia ma anche una carenza strutturale dell’Ente: il CEFPAS avrebbe una scopertura di organico pari a circa il 65%, con necessita’ di garantire comunque attività formative, amministrative, tecniche, scientifiche e progettuali.

    I collaboratori ricordano inoltre i risultati conseguiti nel triennio 2023-2025: attività formative, formazione ECM, formazione a distanza, formazione manageria le, Scuola di Medicina Generale, CEMEDIS e simulazione avanzata.

    Poi è arrivata la polemica. Poi gli esposti. Poi il clima di sospetto. E, secondo gli ex collaboratori, dal 1 maggio molti di loro sarebbero rimasti senza contratto.

    Proprio dal 1 maggio. La Festa dei Lavoratori.

    Qui il punto non è sostituirsi alle Procure. E non è nemmeno stabilire sui social chi abbia ragione e chi abbia torto.

    Il punto

    Il punto è che, ancora una volta, una vicenda che riguarda lavoro, precaria to, organici, enti pubblici e funzionamento della sanità regionale finisce dentro il solito frullatore siciliano: polemica politica, esposto, controesposto, comunicati, commissioni, atti trasmessi per conoscenza e lavoratori in mezzo.

    La verità va accertata. Ma una cosa è già chia ra: quando una questione amministrativa diventa una guerra di carte, chi paga per primo spesso non è il sistema. Sono le persone.

    E in Sicilia, purtroppo, anche il precaria to deve imparare a difendersi con protocollo, allegati e destinatari multipli.

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