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Tag: Caltanissetta

  • Caltanissetta, il caldo era già pronto

    Caltanissetta, il caldo era già pronto

    IL CAFFÈ DEL MATTINO ☕

    ARRIVA IL CALDO AFRICANO.
    CALTANISSETTA ERA GIÀ PRONTA.

    Buongiorno dalla Sicilia.

    Arriva il caldo africano.

    Che, detto così, sembra una novità.

    A Caltanissetta, invece, lo abbiamo accolto con la compostezza di chi aveva già fatto il check-in.

    Asfalto caldo.

    Saracinesche incandescenti.

    Volanti trasformate in forni ventilati.

    Marciapiedi con effetto griglia.

    E quella splendida abitudine nissena di dire:

    “oggi c’è caldo”,

    come se fosse una breaking news dell’ONU.

    Secondo le previsioni, le temperature sono destinate a salire.

    Ma noi siamo sereni.

    Perché qui il caldo non arriva.

    Torna.

    Come un parente che ha ancora le chiavi di casa.

    E ogni estate ci ricorda una grande verità:

    Caltanissetta non subisce l’anticiclone africano.

    Lo ospita.

    Con parcheggio al sole.

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  • Caltanissetta, ri-abitare la Pescheria

    Caltanissetta, ri-abitare la Pescheria

    IL CAFFÈ DEL MATTINO ☕

    RI-ABITARE LA PESCHERIA.
    ORA TOCCA RI-ABITARE IL CENTRO.

    Buongiorno da Caltanissetta.

    Ieri si è svolta “Ri-Abitare la Pescheria”, iniziativa pensata per valorizzare il centro storico e uno degli spazi che fanno parte della memoria della città.

    Bello.

    Necessario.

    Perfino poetico.

    Perché a Caltanissetta ormai siamo arrivati a un punto molto avanzato della rigenerazione urbana:

    prima bisogna ri-abitare.

    Poi ri-accendere.

    Poi ri-aprire.

    Poi ri-pulire.

    Poi ri-crederci.

    E infine, se resta tempo, magari ri-passare dal centro.

    La Pescheria è uno di quei luoghi che raccontano una città vera, popolare, viva.

    Una città dove un tempo si comprava il pesce.

    Oggi, più modestamente, si cerca di pescare qualche idea.

    Il problema non è l’iniziativa.

    Il problema è che il centro storico non può vivere solo di eventi, giornate aperte e buone intenzioni.

    Ha bisogno di presenza.

    Servizi.

    Pulizia.

    Commercio.

    Sicurezza.

    Abitanti.

    E soprattutto continuità.

    Perché “ri-abitare” è una parola bellissima.

    Ma se dopo la locandina torna il silenzio, più che ri-abitare rischiamo di ri-salutare.

    Noi comunque seguiamo con attenzione.

    E con il caffè in mano.

    Che almeno quello, al mattino, è ancora un servizio essenziale.

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  • Caltanissetta, l’antenna che guardava

    Caltanissetta, l’antenna che guardava

    I FATTI DELLA SERA 🌙

    L’ANTENNA CHE PER SETTANT’ANNI HA GUARDATO CALTANISSETTA

    Oggi si torna a discutere del futuro dell’area dell’ex Antenna Rai di Sant’Anna.

    E forse vale la pena ricordare cosa fosse davvero.

    Non era soltanto un traliccio.

    Era uno dei simboli della città.

    Costruita tra il 1949 e il 1951, alta 286 metri, per anni fu considerata la torre più alta d’Europa e successivamente la struttura costruita dall’uomo più alta d’Italia. Da quella collina i segnali radio della Rai raggiungevano gran parte del Mediterraneo.

    Per decenni è stata il punto di riferimento visivo dei nisseni.

    Quando tornavi a casa la vedevi.

    Quando partivi la lasciavi alle spalle.

    Quando qualcuno chiedeva dove fosse Caltanissetta, bastava indicare quella gigantesca linea nel cielo.

    Poi arrivarono la dismissione degli impianti, i problemi strutturali, i ricorsi, le polemiche, i vincoli, le revoche dei vincoli, le petizioni e i comitati.

    Infine, il 23 luglio 2025, l’antenna è stata demolita.

    Adesso il dibattito si sposta sull’area.

    Si parla di più di 125 mila metri quadrati sulla collina Sant’Anna.

    E qui nasce la domanda.

    Per anni abbiamo discusso se salvare l’antenna.

    Oggi discutiamo su cosa fare dopo averla persa.

    Tradotto male:

    a Caltanissetta siamo bravissimi a parlare del futuro.

    Di solito iniziamo quando il passato non c’è più.

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  • Caltanissetta, case a 1 euro e meriti cari

    Caltanissetta, case a 1 euro e meriti cari

    𝗖𝗔𝗦𝗘 𝗔 𝟭 𝗘𝗨𝗥𝗢

    𝗠𝗔 𝗜 𝗠𝗘𝗥𝗜𝗧𝗜 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗢𝗡𝗢 𝗜𝗡 𝗢𝗙𝗙𝗘𝗥𝗧𝗔

    A Caltanissetta il progetto delle “case a 1 euro” riesce dove pochi riescono: far costare pochissimo gli immobili e tantissimo il riconoscimento politico.

    Perché il tema non è solo comprare una casa a un euro.

    Il vero affare è riuscire a intestarsi l’idea.

    Uno presenta.
    Uno rilancia.
    Uno ricorda.
    Uno ringrazia.
    Uno precisa.
    Uno rivendica.
    Uno dice: “nessuno vuole prendersi meriti”.

    Che, tradotto in politichese locale, significa:

    “Il merito è di tutti, purché si capisca che è mio”.

    Nel frattempo le case restano lì.
    A un euro.

    I comunicati, invece, valgono molto di più.

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    #ironIA #Caltanissetta #CaseA1Euro #PoliticaLocale #Satira #Sicilia #IroniaOnline

  • CEFPAS, oggi 11 giugno gli interrogatori

    𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗙𝗙È 𝗗𝗘𝗟 𝗠𝗔𝗧𝗧𝗜𝗡𝗢 𝗦𝗣𝗜𝗘𝗚𝗔𝗧𝗢 𝗠𝗔𝗟𝗘 ☕

    𝗖𝗘𝗙𝗣𝗔𝗦, 𝗢𝗚𝗚𝗜 𝟭𝟭 𝗚𝗜𝗨𝗚𝗡𝗢 𝗚𝗟𝗜 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗥𝗢𝗚𝗔𝗧𝗢𝗥𝗜.
    𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗦𝗜 𝗖𝗢𝗡𝗩𝗢𝗖𝗔𝗩𝗔𝗡𝗢 𝗚𝗟𝗜 𝗜𝗡𝗖𝗔𝗥𝗜𝗖𝗛𝗜.
    𝗢𝗥𝗔 𝗦𝗜 𝗖𝗢𝗡𝗩𝗢𝗖𝗔𝗡𝗢 𝗚𝗟𝗜 𝗜𝗡𝗗𝗔𝗚𝗔𝗧𝗜.

    Buongiorno da Caltanissetta.

    Oggi, 11 giugno, nell’inchiesta CEFPAS sono previsti gli interrogatori preventivi davanti al GIP.

    La Procura ha chiesto misure cautelari.

    Il GIP ascolterà le difese.

    Poi deciderà.

    Tradotto male:

    dopo mesi di incarichi, appalti, nomine, pizzini, telefonate, sospetti, esposti e comunicati,

    adesso arriva il momento meno creativo:

    le domande.

    Quelle vere.

    Quelle in Tribunale.

    L’inchiesta, secondo le fonti di stampa, riguarda ipotesi di corruzione, falso ideologico, incarichi e appalti ritenuti pilotati.

    Gli indagati restano, naturalmente, presunti innocenti.

    E questo va detto.

    Sempre.

    Però politicamente il quadro è già enorme.

    Perché il CEFPAS non è un circolo privato.

    È un ente pubblico.

    Forma personale sanitario.

    Gestisce risorse.

    Distribuisce incarichi.

    E dovrebbe essere un presidio di competenza, trasparenza e merito.

    Non un luogo dove la formazione rischia di diventare deformazione amministrativa.

    La Sicilia del mattino è questa:

    un centro che dovrebbe insegnare come funziona la sanità pubblica,

    e un’inchiesta che prova a capire come funzionavano certe scelte.

    Oggi parleranno gli indagati.

    Poi parlerà il GIP.

    Intanto una cosa è già chiara:

    quando la politica entra troppo nei luoghi della formazione,

    prima o poi qualcuno deve tornare a scuola.

    Ma davanti al giudice.

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲
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    #ironIA #CaffèDelMattino #CEFPAS #Caltanissetta #Sicilia #Sanità #PoliticaSiciliana #Inchiesta #Trasparenza #CommentiamoFatti

  • Samanta, la nissena che fa

    SAMANTA, LA NISSENA CHE FA

    Caltanissetta parla d’identità. Lei la dimostra.

    Ci sono storie che non hanno bisogno di essere gonfiate.

    Non servono effetti speciali.

    Non servono comunicati solenni.

    Non servono conferenze stampa, tavoli tecnici, sottotavoli, cabine di regia, strategie identitarie, piani di valorizzazione e applausi comandati.

    Basta raccontarle bene.

    E la storia di Samanta Anna Lacagnina, nissena, 42 anni, insegnante di sostegno, è una di queste.

    Una storia semplice solo in apparenza.

    Samanta lavora a Gela, in un istituto comprensivo, con bambini della scuola primaria.

    Non “ragazzi”, come spesso si dice per comodità.

    Bambini.

    E quando si parla di bambini, le parole andrebbero pesate una per una.

    In questi giorni il suo nome è finito sulla stampa nazionale per un gesto che dice molto più di mille discorsi sulla scuola, sull’inclusione, sulla comunità e sull’umanità.

    Ha preso giorni di ferie.

    Ha sostenuto anche spese personali.

    È partita dalla Sicilia ed è andata a Rimini per stare accanto a un suo alunno, ricoverato per un delicato intervento chirurgico.

    Fine.

    Anzi, no.

    Perché dentro questa frase c’è tutto.

    C’è una docente che non si è fermata al perimetro formale del suo lavoro.

    C’è una donna che ha scelto la presenza invece della distanza.

    C’è una professionista che ha trasformato la parola “cura” in un fatto concreto.

    C’è una persona che non ha spiegato l’inclusione: l’ha praticata.

    Non ha fatto un convegno.

    Non ha preparato una slide.

    Non ha aperto un tavolo tecnico.

    Non ha chiesto una targa.

    Non ha costruito una campagna intorno al proprio gesto.

    Non ha cercato telecamere, titoli, interviste o applausi.

    Lo ha fatto.

    In silenzio.

    Ed è proprio questo che rende la storia enorme.

    Perché Samanta non aveva intenzione di farsi pubblicità.

    Il suo non era un gesto pensato per il clamore.

    Non era una scena da esibire.

    Non era una storia preparata per diventare virale.

    Era una scelta umana, professionale, personale.

    Una di quelle cose che si fanno perché si sente che è giusto farle.

    Poi il riconoscimento è arrivato.

    Non perché Samanta lo avesse cercato.

    Ma perché il suo gesto ha parlato da solo.

    L’encomio del Comune di Rimini è arrivato alla sua scuola.

    E da lì quella storia silenziosa è diventata pubblica.

    A Gela, dove Samanta lavora, il Comune ha annunciato per lei un encomio solenne.

    Giustissimo.

    Perché una città, quando incontra una storia così, dovrebbe fare una cosa semplice: riconoscerla.

    Non per sfruttarla.

    Non per metterci sopra il cappello.

    Non per trasformarla nell’ennesima passerella.

    Ma per dire: questo è un esempio.

    E Caltanissetta?

    Caltanissetta, invece, speriamo trovi un momento libero.

    Sappiamo che l’agenda è complicata.

    Ci sono cittadinanze onorarie da immaginare.

    Tavoli tecnici da convocare.

    Orgoglio cittadino da dosare.

    Identità da rivendicare quando conviene.

    Eccellenze da celebrare possibilmente dopo che qualcun altro le ha già notate.

    Però, ogni tanto, una città dovrebbe accorgersi dei suoi.

    Non solo quando vincono qualcosa.

    Non solo quando portano voti.

    Non solo quando servono per una foto.

    Non solo quando diventano utili a un racconto pubblico.

    Samanta è nissena.

    E non è una nissena qualunque.

    È una nissena che fa del bene concretamente.

    Non una che chiacchiera di comunità.

    Non una che annuncia obiettivi.

    Non una che promette attenzione, vicinanza, sensibilità, inclusione e poi rimanda tutto alla prossima riunione.

    Samanta ha preso ferie ed è partita.

    Questa è la differenza.

    Tra dire “ci siamo” e esserci davvero.

    Tra parlare di scuola e fare scuola.

    Tra usare la parola “umanità” e praticarla quando costa tempo, fatica, soldi, organizzazione, vita.

    E allora sì, Caltanissetta dovrebbe essere orgogliosa.

    Non con quella retorica appiccicosa dell’appartenenza a comando.

    Non con il solito “è nostra” detto quando la storia è già diventata bella e spendibile.

    Non con il patriottismo municipale dell’ultimo minuto.

    Dovrebbe essere orgogliosa in modo serio.

    Dovrebbe dire: una persona nata nella nostra città ha fatto qualcosa che ci rappresenta nel modo migliore.

    Perché non rappresenta Caltanissetta chi urla di più.

    Non la rappresenta chi occupa più spazio.

    Non la rappresenta chi si mette sempre al centro.

    Non la rappresenta chi trasforma ogni cosa in cerimonia.

    A volte la rappresenta chi parte in silenzio per stare accanto a un bambino.

    E qui una cosa va detta chiaramente.

    Il nome del bambino noi non lo scriviamo.

    Non perché non sia stato pubblicato altrove.

    È stato pubblicato. Anche troppo.

    Non lo scriviamo perché è un minore.

    E i minori non sono materiale decorativo per rendere più emozionante un articolo.

    Non sono dettagli narrativi da esibire per fare commuovere meglio il lettore.

    Non sono strumenti di amplificazione emotiva.

    La storia pubblica è il gesto di Samanta.

    Il bambino va protetto, non esposto.

    Questo dovrebbe essere il minimo.

    E dovrebbe essere il minimo anche evitare il teatrino delle cattiverie.

    Perché, come spesso accade, attorno a una storia bella qualcuno ha sentito il bisogno di aggiungere fango.

    Sono state dette stupidaggini.

    Sono state dette cattiverie.

    Sono state dette cose gratuite anche sulla madre del bambino.

    Come se davanti a un gesto di cura bisognasse per forza trovare il modo di sporcare tutto.

    E invece no.

    Ci sono momenti in cui il silenzio sarebbe già una forma minima di intelligenza.

    La madre del bambino non è il bersaglio di nessuno.

    Il bambino non è il personaggio di una cronaca emotiva.

    Samanta non è una figurina da usare per fare moralismo a buon mercato.

    Questa è una storia di scuola, di umanità e di responsabilità.

    E riguarda una maestra, un bambino, una famiglia, una classe, una comunità educativa.

    Tutto il resto è rumore.

    Ora però il rischio è serio.

    Perché Gela, dopo l’encomio, potrebbe anche prenderci gusto.

    Potrebbe guardare Samanta e pensare:

    “Ma sapete che c’è? Una cittadina così ce la terremmo volentieri”.

    E magari, tra un encomio e un applauso, potrebbe pure venirle l’idea di darle la cittadinanza onoraria.

    Perché è bello avere cittadini così.

    Cittadini che non promettono.

    Fanno.

    Che non annunciano traguardi.

    Li raggiungono.

    Che non parlano di valori.

    Li praticano.

    Che non aspettano il momento giusto per apparire.

    Scelgono il momento giusto per esserci.

    E se Gela dovesse davvero desiderare simbolicamente una cittadina così, sarebbe difficile darle torto.

    Perché mentre Caltanissetta spesso si perde nella celebrazione dell’identità, Samanta l’identità l’ha portata fuori città nel modo più alto: con un gesto umano, concreto, pulito.

    Senza bandiere.

    Senza slogan.

    Senza bisogno di chiedere il permesso.

    E allora forse il punto è proprio questo.

    L’identità non è una parola da usare nei discorsi ufficiali.

    Non è una targa.

    Non è una cerimonia.

    Non è una cittadinanza onoraria distribuita con entusiasmo preventivo.

    L’identità è ciò che fai quando nessuno ti obbliga a farlo.

    Samanta lo ha fatto.

    E lo ha fatto bene.

    Per questo oggi non c’è molto da ironizzare su di lei.

    C’è solo da ringraziarla.

    L’ironia, semmai, la lasciamo a noi.

    A una città che rischia sempre di riconoscere i suoi esempi migliori solo dopo che li hanno applauditi gli altri.

    Grazie, Samanta.

    Nissena nel mondo, sì.

    Ma soprattutto nissena nel modo migliore.

    Non perché parla di bene.

    Perché lo fa.

  • Giuliano Sangiorgi, nisseno per radici

    NISSENI NEL MONDO – Puntata 2

    Oggi giochiamo facile.

    Perché quando dici Giuliano Sangiorgi, dici Negramaro, stadi, canzoni cantate a memoria e generazioni intere che almeno una volta hanno urlato “mentre tutto scorre” con più sentimento che intonazione.

    Ma c’è un dettaglio che ci interessa da vicino.

    Sangiorgi non è nato a Caltanissetta.
    Però le radici nissene ci sono: il padre Gianfranco era di Caltanissetta.

    Quindi sì: il Salento se lo gode, la musica italiana lo conosce, ma un pezzetto di carta d’identità sentimentale passa anche da qui.

    E nel 2018 Caltanissetta gli ha pure conferito la cittadinanza onoraria.

    Che, detta così, sembra una cosa seria.

    E infatti lo è.

    Per una volta, niente polemiche sulla cittadinanza onoraria data prima, dopo, durante o “in attesa di ripescaggio”.

    Qui parliamo di musica, radici e appartenenza.

    Di uno che è partito da un’altra terra, ma con un filo familiare che torna a Caltanissetta.

    E siccome questa rubrica si chiama Nisseni nel Mondo, oggi il mondo lo prendiamo con una chitarra, una voce e un cognome che da qualche parte, nel viale della memoria, passa anche da noi.

    Giuliano Sangiorgi: nisseno per radici.
    Non tutto nasce qui.
    Ma qualcosa, ogni tanto, ritorna.

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  • Il caffè del mattino da Caltanissetta

    ☕ 𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗙𝗙𝗘̀ 𝗗𝗘𝗟 𝗠𝗔𝗧𝗧𝗜𝗡𝗢

    Buongiorno da Caltanissetta.

    La città si sveglia con alcune certezze.

    La Serie C non è ancora arrivata.

    Il CEFPAS continua a occupare più pagine dei campionati.

    Le task force continuano a riprodursi in natura.

    E la meritocrazia risulta ancora dispersa.

    ⚽ 𝗡𝗜𝗦𝗦𝗔

    Nuove conferme.

    Nuovo entusiasmo.

    Nuovi comunicati.

    La squadra prende forma.

    L'età media pure.

    Diciamo che più che una campagna acquisti sembra una riunione di ex compagni di classe particolarmente in forma.

    Sempre forza Nissa.

    Ma con la carta d'identità a portata di mano.

    🏛️ 𝗖𝗘𝗙𝗣𝗔𝗦

    Le inchieste avanzano.

    I giornali scavano.

    La politica osserva.

    I lavoratori aspettano.

    E noi continuiamo a fare una domanda semplice:

    se tutti cercano responsabilità, qualcuno sta cercando anche soluzioni?

    ☕ 𝗖𝗔𝗟𝗧𝗔𝗡𝗜𝗦𝗦𝗘𝗧𝗧𝗔

    Piscina.

    Dubini.

    Strade.

    Cantieri.

    Promesse.

    Interlocuzioni.

    Percorsi condivisi.

    Visioni strategiche.

    La città ormai non vive.

    Partecipa a un convegno permanente.

    Però non bisogna essere negativi.

    Prima o poi qualcosa aprirà.

    O almeno inaugureranno il tavolo che dovrà decidere quando aprire.

    Buona domenica.

    E ricordate:

    in Sicilia il caffè è amaro.

    Ma la realtà riesce quasi sempre a esserlo di più.

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲

    Non facciamo informazione.
    Commentiamo fatti.

    #ironIA #IlCaffèDelMattino #Caltanissetta #Nissa #CEFPAS #Sicilia #SatiraConIntelligenza

  • Sicilia, realtà supera il piano editoriale

    🌙 𝗜 𝗙𝗔𝗧𝗧𝗜 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗘𝗥𝗔
    𝗦𝗜𝗖𝗜𝗟𝗜𝗔, 𝗟𝗔 𝗥𝗘𝗔𝗟𝗧À 𝗦𝗨𝗣𝗘𝗥𝗔 𝗜𝗟 𝗣𝗜𝗔𝗡𝗢 𝗘𝗗𝗜𝗧𝗢𝗥𝗜𝗔𝗟𝗘

    Stasera avevamo provato a fare una rubrica ordinata.

    Poi è arrivata la Sicilia.

    E niente.

    𝗣𝗮𝗹𝗲𝗿𝗺𝗼.

    Strade, divieti, ordinanze, cantieri.

    La città non si muove.

    Si interpreta.

    Per attraversarla non serve Google Maps.

    Serve un parere pro veritate.

    𝗘𝗻𝗻𝗮.

    Rugby, scuole, inclusione, festa.

    Nel centro della Sicilia almeno qualcuno corre.

    Non sempre sulla politica.

    Ogni tanto anche sul campo.

    𝗖𝗮𝗹𝘁𝗮𝗻𝗶𝘀𝘀𝗲𝘁𝘁𝗮.

    Tra CEFPAS, Nissa, piscina, Dubini e tavoli vari, ormai la città non ha più problemi.

    Ha format.

    Ogni notizia sembra una serie.

    Prima stagione: la promessa.

    Seconda stagione: il rinvio.

    Terza stagione: la commissione.

    Quarta stagione: “ci stiamo lavorando”.

    𝗦𝗶𝗰𝗶𝗹𝗶𝗮.

    Rinnovabili autorizzate, cantieri aperti, autostrade chiuse, turismo nei borghi, eventi, comunicati, conferenze, festival, procedure.

    L’isola va avanti.

    A volte.

    Spesso lateralmente.

    Quasi sempre con una determina.

    La verità è che qui non manca il materiale.

    Manca solo qualcuno che lo fermi prima che diventi comunicato stampa.

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲

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    #ironIA #Sicilia #Caltanissetta #Palermo #Enna #PubblicaAmministrazione #Fatti #Realtà #Commento #SatiraConIntelligenza

  • Caltanissetta, i quasi mille per l’epopea

    𝗟𝗘 𝗠𝗜𝗘𝗧𝗜𝗧𝗥𝗜𝗖𝗜
    𝗘 𝗜 𝗥𝗔𝗖𝗖𝗢𝗚𝗟𝗜𝗧𝗢𝗥𝗜 𝗗𝗜 𝗙𝗜𝗥𝗠𝗘.

    𝗜 𝗤𝗨𝗔𝗦𝗜 𝗠𝗜𝗟𝗟𝗘.

    Epica nissena.

    Un po’ “Tutti gli uomini del Presidente”.
    Un po’ “300”.
    Un po’ “abbiamo raccolto firme, adesso spegnete l’ironia”.

    Da giorni assistiamo alla gloriosa avanzata social dei raccoglitori di firme per il grande sogno calcistico-civico.

    Un progetto privato trasformato in chiamata alle armi pubblica.
    Un entusiasmo sportivo diventato verità obbligatoria.
    Una cittadinanza onoraria elevata a prova di fede.
    Una battuta trattata come un attacco alla patria nissena.

    Sono scatenati.

    Scrivono. Accusano. Segnalano. Invocano blocchi. Distribuiscono patenti di tifo. Chiedono entusiasmo certificato. Pretendono obbedienza.

    E provano a convincere la città che l’ironia sia un problema più grave delle priorità pubbliche.

    Per sostenere il grande progetto hanno raccolto quasi mille firme.

    Quasi.
    Mille.

    Un numero agitato come se Mosè fosse sceso dal Sinai con il modulo prestampato.

    Eppure, per una cosa molto più concreta, il Parco Dubini, le firme sono state oltre mille.

    Lì non si chiedeva di svuotare le casse del Comune.
    Non si chiedeva di inseguire il sogno di una S.r.l.
    Non si chiedeva di mettere il tifo al posto delle priorità.

    Si chiedeva una cosa semplicissima:

    restituire alla città un parco chiuso.

    Aprire un polmone verde.

    Dare spazio a bambini, famiglie, anziani, cittadini.

    Per il Parco Dubini: pazienza istituzionale.
    Per la Nissa S.r.l.: mobilitazione emotiva.

    E allora sì.

    Facciamola epica.

    Da una parte i quasi mille della cittadinanza onoraria.
    Dall’altra gli oltre mille del Parco Dubini.

    Da una parte chi vuole applausi, silenzio e credulità.
    Dall’altra chi chiede aria, verde e città.

    Noi, modestamente, stiamo con i polmoni.

    E con l’ironia.

    Perché l’obbedienza non è partecipazione.
    La credulità non è amore per la città.
    E il silenzio, quando si parla di soldi pubblici e priorità collettive, non è educazione.

    È solo una brutta abitudine vestita da tifo.

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲
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