Tag: Caltanissetta

  • Caltanissetta, il video sparito

    Lo ha detto.
    Poi il video e sparito.

    A Caltanissetta, intanto, e partita la caccia al video.

    Lo cercano.
    Lo chiedono.
    Lo inseguono.

    Il punto

    Non lo trovano.

    Perché succede anche questo.

    Uno parla.

    Ne dice tante.

    Alcune piccole.
    Alcune grosse.
    Alcune così grosse che, a un certo punto, il video sembra essere diventato più leggero dell’aria.

    E dire che non era nemmeno una diretta improvvisata.

    Era registrato.

    Cioe c’era tutto il tempo per ascoltare, riascoltare, tagliare, sistemare, alleggerire, mettere una musichetta e salvare la situazione.

    Invece il risultato e questo:

    prima si pubblica,
    poi sparisce.

    Che e un po’ come dire:

    non e successo niente,
    pero intanto non facciamolo trovare.

    A Caltanissetta, pero, il problema resta.

    Quando una cosa sparisce, diventa subito più interessante.

    E più non si trova, più tutti la cercano.

    La memoria digitale, purtroppo, ha un brutto carattere.

    Ogni tanto ricorda.

    ironIA
    Fatti, realtà e satira.
    Senza autorizzazione preventiva.

  • Niscemi, caduta libera dopo trent’anni

    NISCEMI – CADUTA LIBERA

    CROLLA UNA PALAZZINA DOPO TRENT’ANNI

    A Niscemi e crollata una palazzina dopo trent’anni.

    Da tempo era indicata come simbolo di degrado, ritardi e inefficienza.

    Tradotto male:

    in Sicilia certe opere non vengono risolte.

    Vengono lasciate li finche non decidono autonomamente di chiudere la pratica.

    Fondi in ritardo.

    Rischi noti.

    Problemi segnalati.

    Alla fine e caduto l’edificio.

    Ma la metafora era già crollata da anni.

    ironIA

    Fatti, realtà e satira siciliana.

  • Sicilia, acqua e comunicati della sera

    I FATTI DELLA SERA COMMENTATI MALE

    SICILIA, LA GIORNATA SCORRE. L’ACQUA UN PO’ MENO.

    Giro serale tra i fatti siciliani.

    Oggi la Sicilia si conferma una Regione molto coerente.

    L’acqua manca in più territori.

    Ma le parole abbondano.

    Ad Agrigento: caos autobottisti e rubinetti a secco.

    A Enna: tariffa media ponderata, 50 litri al giorno e bonus indigenti.

    A Siracusa: quartiere Borgata senz’acqua, residenti e commercianti esasperati.

    A Caltanissetta, intanto, il Comune cerca proposte per Settembre e Nisseno.

    A Catania spunta pure la truffa della targa clonata.

    Insomma, la Sicilia riesce sempre a tenere insieme tutto:

    acqua che non arriva, tariffe che arrivano, proposte culturali da selezionare, truffe che si aggiornano e cittadini che provano ancora a capire se il problema sia idrico, burocratico o filosofico.

    La sintesi della giornata e semplice:

    in Sicilia il rubinetto può anche restare chiuso.

    Ma il comunicato, quello no.

    Quello scorre sempre.

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    Fatti, realtà e satira siciliana.

  • CEFPAS, i lavoratori non si scaricano

    CEFPAS, LA LETTERA APERTA A CHI TACE

    I LAVORATORI NON SI SCARICANO

    A Caltanissetta il caso CEFPAS cambia ancora registro.

    Non solo esposti. Non solo incarichi. Non solo costi. Non solo scioperi.

    Ora arriva una lettera aperta del SIAD CSA CISAL, indirizzata ai lavoratori del CEFPAS e a chiunque, anche nel mondo sindacale, sia rimasto in silenzio.

    Il messaggio e semplice: i lavoratori non possono essere lasciati soli.

    Perché in Sicilia il silenzio non e mai solo silenzio.

    A volte e prudenza. A volte e calcolo. A volte e attesa di capire da che parte tira il comunicato stampa.

    E quando il silenzio dura troppo, più che una posizione sembra una mansione.

    Secondo la lettera, mentre sull’ente si moltiplicano polemiche, accuse pubbliche, ispezioni ed esposti, i precari stanno pagando il prezzo più alto di una situazione che non hanno creato e della quale non sono responsabili.

    E qui ironIA lo dice senza giri di parole: chi lavora non si scarica.

    I collaboratori non sono il problema. I precari non sono il problema. Chi per anni ha mandato avanti servizi, procedure e attività non può diventare improvvisamente invisibile.

    La lettera parla di collaboratori storici, co.co.co., professionisti ed esperti che avrebbero garantito per anni il funzionamento del Centro.

    Parla di rinnovi continui. Di assenza di stabilita. Di lavoratori senza reddito. Di famiglie in difficolta. Di silenzi politici e sindacali.

    Silenzi educati. Silenzi strategici. Silenzi con protocollo in entrata e coscienza in uscita.

    E soprattutto dice una cosa che pesa: non si può utilizzare il precariato per anni e poi fingere che quei lavoratori non esistano più quando diventano scomodi.

    La trasparenza serve. I controlli servono. Gli atti vanno letti. Le responsabilita vanno chiarite.

    Ma una cosa non si può fare: trasformare i lavoratori nel parafulmine di una gestione che non hanno deciso loro.

    Perché la legalità senza dignità del lavoro rischia di diventare soltanto burocrazia con la cravatta.

    E la formazione sanitaria, se dimentica chi la fa funzionare, diventa un corso avanzato di scaricabarile.

    Chi ha sbagliato, se ha sbagliato, risponda.

    Chi ha taciuto, magari, almeno si schiarisca la voce.

    Ma chi ha lavorato va rispettato. Sempre.

    ironIA

    satira con intelligenza

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  • CEFPAS e ASP, voci di spesa in formazione

    CEFPAS E ASP SICILIANE.

    LE VOCI DI SPESA FANNO FORMAZIONE.

    A Caltanissetta il caso CEFPAS cambia aula.

    Prima gli incarichi.

    Poi i collaboratori.

    Poi lo sciopero.

    Ora i bilanci.

    Secondo quanto riportato da La Sicilia il 18 maggio 2026, il deputato regionale Nello Dipasquale ha presentato un nuovo esposto sul CEFPAS alla Procura della Corte dei conti.

    L’esposto, secondo l’articolo, chiede approfondimenti sulla gestione finanziaria recente dell’ente.

    I numeri indicati sono questi.

    Spese per il personale:

    da circa 2,66 milioni a circa 3,31 milioni.

    Prestazioni co.co.co:

    da circa 1,07 milioni a circa 1,95 milioni.

    Qui pero serve una precisazione.

    Si parla di confronto con le previsioni 2026.

    Non di esercizio già chiuso.

    Non di consuntivo definitivo.

    Non di danno erariale accertato.

    Non di sentenza.

    E c’e anche un altro punto.

    Il previsionale 2026 non nasce nel vuoto.

    La legge regionale ha previsto per il CEFPAS un contributo annuo di 6 milioni di euro per gli esercizi 2026, 2027 e 2028, destinato alle spese di funzionamento dell’ente.

    Quindi l’aumento delle voci di spesa può avere una spiegazione amministrativa e finanziaria.

    Benissimo.

    Anzi: meglio così.

    Perché quando una spiegazione esiste, basta darla.

    Il punto

    La domanda allora diventa più precisa:

    dentro questa nuova cornice regionale, quali costi riguardano la regionalizzazione?

    Quali riguardano il funzionamento ordinario?

    Quali riguardano incarichi, consulenze e scelte manageriali?

    Perché una cosa e programmare risorse pubbliche.

    Un’altra e trasformare ogni passaggio amministrativo in una nuova occasione per nominare qualcuno.

    E qui la formazione diventa davvero continua.

    Soprattutto per la trasparenza.

    Ma attenzione: i lavoratori non sono il bersaglio.

    Chi lavora va tutelato.

    Le risposte vanno chieste a chi gestisce.

    E qui il discorso si allarga.

    Lo scorso 13 maggio, sempre su La Sicilia, Dipasquale ha dichiarato di avere avviato approfondimenti anche sulle assunzioni nelle ASP siciliane.

    La domanda politica e semplice:

    quanti parenti di amministratori e consiglieri risulterebbero assunti nelle aziende sanitarie dell’Isola?

    Insomma: dal CEFPAS alle ASP, la sanita siciliana sembra aver scoperto una nuova materia.

    Non anatomia.

    Non fisiologia.

    Non pronto soccorso.

    Genealogia amministrativa.

    Noi non facciamo sentenze.

    Non facciamo processi.

    Osserviamo fatti pubblici, atti pubblici e dichiarazioni pubbliche.

    Li raccontiamo male.

    Per capirli meglio.

    E una domanda resta:

    se arrivano più risorse, se le previsioni cambiano, se i contratti saltano, se i lavoratori scioperano e se gli esposti aumentano, chi sta governando davvero la macchina?

    Perché un ente che forma il personale sanitario dovrebbe almeno sapere una cosa:

    prima si programma,

    poi si spende,

    poi si spiega.

    Non necessariamente in quest’ordine, a quanto pare.

    Leggici anche qui: https://ironia.online/

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    Fatti, realtà e satira.

    Senza autorizzazione preventiva.

    Fonte: La Sicilia, 18 maggio 2026 e 13 maggio 2026.

  • I fatti della sera commentati male: Sicilia, 18 maggio

    I fatti della sera commentati male

    Sicilia, 18 maggio. La realtà non si ferma. Al massimo chiede un parere.

    Oggi la Sicilia ha offerto un campionario perfetto.

    Gibellina diventa un gioco da tavolo. Finalmente una ricostruzione siciliana con le istruzioni.

    I musei provano a unire il mondo. Le conferenze di servizio, invece, stanno ancora cercando il link per collegarsi.

    A Caltanissetta si inaugura il Parco Rosario Assunto. Nel frattempo, in Sicilia, la parola “assunto” resta una delle più poetiche e meno praticate.

    La Regione annuncia assunzioni. Altrove, però, si bloccano procedure, si sospendono concorsi, si attendono autorizzazioni.

    E nel dibattito politico sulle assunzioni torna anche la denuncia del deputato regionale Nello Dipasquale.

    Lo scorso 13 maggio, su La Sicilia, Dipasquale ha aperto un fronte sulle ASP, chiedendo: “Quante mogli, mariti e parenti di consiglieri comunali hanno assunto nelle Asp?”

    Naturalmente è una denuncia politica e andrà verificata nelle sedi competenti.

    Ma la domanda resta: se il merito deve fare domanda, la parentela deve almeno fare la fila?

    Poi c’è il CEFPAS: esposti, costi, contratti, collaboratori, scioperi, procedure.

    I lavoratori non sono il bersaglio. Chi lavora va tutelato.

    Il punto è un altro: chi decide? Chi firma? Chi programma? Chi controlla? Chi deve spiegare?

    Intanto ad Agrigento le autobotti sono in piena attività. Si muove tutto. Tranne l’acqua.

    A Trapani, almeno, parte la Festa della Busiata. La pasta si attorciglia, ma almeno lo fa con dignità.

    Riassunto della giornata: Gibellina mette la ricostruzione sul tavolo, i musei provano a unire il mondo, Caltanissetta inaugura un parco, la Regione annuncia assunzioni, le ASP entrano nel dibattito politico, il CEFPAS forma anche i costi, Agrigento fa correre le autobotti e Trapani fa girare la busiata.

    E la Sicilia, come sempre, non dà spiegazioni.

    Le produce.

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    Fonte: La Sicilia, 18 maggio 2026 e 13 maggio 2026.

  • CEFPAS, sciopero dei collaboratori

    A Caltanissetta torna al centro il CEFPAS.

    Il Siad Csa Cisal ha proclamato lo sciopero dei collaboratori a contratto del CEFPAS per il 28 maggio, il 9 giugno e il 10 giugno 2026.

    Secondo la nota sindacale, dal 1° maggio i contratti non sarebbero stati rinnovati, con l’interruzione dell’attività lavorativa per circa 65 collaboratori.

    E qui bisogna essere chiarissimi:
    i lavoratori non sono il bersaglio.

    Chi lavora, chi aspetta risposte, chi vive tra contratti, proroghe, incertezze e procedure, va tutelato.
    Non va messo alla gogna.
    Non va usato come scudo.
    Non va trasformato nel capro espiatorio di scelte che non ha assunto.

    Il punto

    Il punto è un altro.

    Un ente che fa formazione non può trasformare la precarietà in materia permanente di studio.

    Atti.
    Procedure.
    Incarichi.
    Proroghe.
    Concorsi.
    Responsabilità.

    Il problema non è chi lavora.
    Il problema è chi decide, chi firma, chi programma e chi deve spiegare.

    Perché quando arrivano scioperi, stato di agitazione, richieste di conciliazione, polemiche e silenzi istituzionali, vuol dire che qualcosa nella macchina amministrativa non sta funzionando.

    E a pagare il prezzo non possono essere sempre gli ultimi della fila.

    Al CEFPAS non serve un altro corso sulla gestione delle crisi.
    Serve una risposta chiara.

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    Percorso civico: CEFPAS, sciopero collaboratori a contratto, precariato a Caltanissetta, sanità siciliana, formazione sanitaria, Regione Siciliana, Assessorato regionale della Salute e pubblica amministrazione.

  • Nissa, Serie C e ripescaggio

    La Nissa ha vinto i playoff del Girone I.
    Non con un gol.
    Non con una goleada.
    Non con il cinema.
    Con uno 0-0 contro la Reggina e con il miglior piazzamento in campionato.
    Che, nei playoff di Serie D, vale quanto un centravanti al novantesimo.

    Ora però comincia un altro campionato.
    Quello senza pallone.
    Quello della graduatoria ripescaggi per la Serie C.
    E qui la Nissa è messa bene, ma non può ancora festeggiare.

    Secondo le ricostruzioni sulla griglia delle vincenti playoff, davanti ci sono:
    Teramo.
    Ligorna.
    Poi c’è la Nissa.

    Il punto

    Dietro:
    Piacenza.
    Legnago o Union Clodiense.
    Chievo Verona.
    Paganese.
    Seravezza Pozzi.
    Monastir.

    Tradotto: la Nissa non è prima, ma è sul podio.
    E in una graduatoria estiva, stare sul podio significa una cosa sola:
    si può sperare.

    Ma attenzione.
    Il ripescaggio in Serie C non è una promozione mascherata.
    Non basta vincere i playoff.
    Non basta avere una piazza calda.
    Non basta dire “Caltanissetta merita la Serie C”.

    Serve che si liberino posti.
    Serve che arrivi il turno della Serie D nella sequenza federale.
    Serve presentare domanda.
    Serve avere i conti in ordine.
    Serve avere garanzie.
    Serve avere uno stadio in regola.
    Serve rispettare i requisiti della Lega.
    E, con ogni probabilità, servirà anche che il Comune di Caltanissetta faccia la sua parte.

    Perché quando si parla di impianti, adeguamenti, autorizzazioni, disponibilità dello stadio e requisiti infrastrutturali, il calcio non è più soltanto affare della società.
    Diventa anche una questione cittadina.

    Serve, soprattutto, non farsi trovare impreparati quando il calcio smette di essere tifo e diventa fascicolo.

    Perché adesso la partita non è più solo Nissa-Reggina.
    Adesso la partita è:
    Nissa contro Teramo.
    Nissa contro Ligorna.
    Nissa contro Piacenza.
    Nissa contro Chievo.
    Nissa contro Paganese.
    Nissa contro tutte le società che, dal Nord al Sud, guardano la stessa porta stretta.

    E il punto è proprio questo.
    Teramo è una piazza pesante, con ambizione e struttura.
    Ligorna è davanti in graduatoria, ma bisognerà capire se vorrà e potrà davvero sostenere il salto.
    Piacenza è dietro, ma ha nome, storia e stadio.
    Chievo è un marchio che al Nord pesa ancora.
    Paganese conosce bene certi campionati.
    Seravezza e Monastir sono storie bellissime, ma il salto in Serie C non è una favola: è un bilancio, una fideiussione, uno stadio, una struttura.

    E la Nissa?
    La Nissa ha una cosa enorme: una città che ha fame di calcio vero.
    Ma ora deve dimostrare di avere anche tutto il resto.

    Perché il calcio professionistico non si conquista soltanto con il cuore.
    Si conquista con la programmazione.
    Con i soldi.
    Con le carte.
    Con gli impianti.
    Con le scadenze rispettate.
    Con una società che sa muoversi prima degli altri.
    E con istituzioni locali pronte a non perdere tempo.

    La vittoria playoff ha dato alla Nissa il diritto di sedersi al tavolo.
    Adesso bisogna capire se a quel tavolo si porta solo entusiasmo o anche documenti.

    Perché la Serie C, d’estate, non arriva con gli applausi.
    Arriva con la PEC.
    Arriva con le verifiche.
    Arriva con le Licenze Nazionali.
    Arriva con i requisiti infrastrutturali.
    Arriva con le garanzie economiche.
    Arriva con una domanda presentata bene, nei tempi giusti, senza sbavature.

    E allora diciamolo chiaramente:
    la Nissa non deve solo sperare nei problemi degli altri.
    Deve farsi trovare pronta.
    E anche Caltanissetta deve farsi trovare pronta.

    Perché se si apre una porta, non si può scoprire all’ultimo minuto che manca una chiave.

    Se Teramo ha tutto, va avanti Teramo.
    Se Ligorna ha tutto, va avanti Ligorna.
    Se qualcuno davanti rinuncia, tentenna o non supera i requisiti, la Nissa deve essere lì.
    Non a chiedere tempo.
    Non a cercare carte.
    Non a inseguire firme.
    Deve essere già pronta.

    Perché dopo un campionato perso per due punti, dopo una stagione piena di tensioni, dopo una finale playoff vinta col regolamento, questa è forse la prima vera prova da società professionistica.

    Non più il campo.
    La struttura.
    Non più il coro.
    La programmazione.
    Non più il sogno.
    Il progetto.

    Caltanissetta può legittimamente sognare la Serie C.
    Ma adesso la domanda non è più se la Nissa la meriti.
    La domanda è un’altra:
    la Nissa è pronta a prenderla, se si apre la porta?
    E il Comune è pronto a fare la sua parte, se servirà?

    Perché stavolta il treno non passerà dal dischetto.
    Passerà dalla Lega.
    E bisogna salirci con il biglietto giusto.

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