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  • Sicilia, la politica riscopre le regole

    Sicilia, la politica riscopre le regole

    I FATTI DELLA SERA COMMENTATI MALE 🗞️

    SICILIA, LA POLITICA RISCOPRE LE REGOLE.
    PERFINO QUELLE DEL FURTO.

    Giro serale tra i fatti siciliani.

    In una frase attribuita oggi a Gianfranco Miccichè, parlando della politica siciliana, sarebbe emerso un concetto destinato a restare:

    anche il furto, in politica, avrebbe avuto delle regole.

    E in Sicilia, secondo lui, sarebbero saltate pure quelle.

    Tradotto male:

    siamo passati dalla questione morale

    alla questione regolamentare del malaffare.

    Una volta, almeno, c’era il galateo.

    Ora nemmeno quello.

    Naturalmente la frase è politica.

    È provocatoria.

    È polemica.

    È tutta da attribuire a chi l’ha detta.

    Però fotografa bene una sensazione diffusa:

    la politica siciliana sembra spesso un condominio in cui tutti parlano di ordine,

    ma nessuno trova più il regolamento.

    Si parla di partiti svuotati.

    Di correnti.

    Di candidati.

    Di accordi.

    Di potere.

    Di elezioni anticipate.

    Di assetti da rifare.

    Di alleanze da ricucire.

    Di territori da ascoltare.

    Di classi dirigenti da rigenerare.

    Sempre le stesse parole.

    Sempre gli stessi tavoli.

    Sempre lo stesso lessico da pronto soccorso istituzionale:

    ferite,

    strappi,

    ricomposizioni,

    chiarimenti,

    verifiche,

    rilanci.

    La Sicilia della sera è questa:

    una politica che invoca le regole

    dopo averle trattate per anni come consigli non vincolanti.

    E quando perfino il “furto” viene evocato come qualcosa che un tempo avrebbe avuto un ordine,

    forse il problema non è solo chi ruba.

    È chi ha reso normale parlarne come se fosse una vecchia tradizione amministrativa.

    Noi, modestamente, preferiremmo una politica senza furti.

    Con regole semplici.

    Trasparenti.

    Comprensibili.

    Applicate.

    E magari senza bisogno di nostalgia per quando anche il malaffare, almeno, pare avesse un codice di comportamento.

    Perché se la politica siciliana deve ripartire,

    forse non serve un rinascimento.

    Serve prima l’educazione civica.

    Quella base.

    Capitolo uno:

    le regole non si scoprono quando saltano.

    Si rispettano prima.

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  • Caltanissetta, case a 1 euro e meriti cari

    Caltanissetta, case a 1 euro e meriti cari

    𝗖𝗔𝗦𝗘 𝗔 𝟭 𝗘𝗨𝗥𝗢

    𝗠𝗔 𝗜 𝗠𝗘𝗥𝗜𝗧𝗜 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗢𝗡𝗢 𝗜𝗡 𝗢𝗙𝗙𝗘𝗥𝗧𝗔

    A Caltanissetta il progetto delle “case a 1 euro” riesce dove pochi riescono: far costare pochissimo gli immobili e tantissimo il riconoscimento politico.

    Perché il tema non è solo comprare una casa a un euro.

    Il vero affare è riuscire a intestarsi l’idea.

    Uno presenta.
    Uno rilancia.
    Uno ricorda.
    Uno ringrazia.
    Uno precisa.
    Uno rivendica.
    Uno dice: “nessuno vuole prendersi meriti”.

    Che, tradotto in politichese locale, significa:

    “Il merito è di tutti, purché si capisca che è mio”.

    Nel frattempo le case restano lì.
    A un euro.

    I comunicati, invece, valgono molto di più.

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    #ironIA #Caltanissetta #CaseA1Euro #PoliticaLocale #Satira #Sicilia #IroniaOnline

  • CEFPAS, oggi 11 giugno gli interrogatori

    𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗙𝗙È 𝗗𝗘𝗟 𝗠𝗔𝗧𝗧𝗜𝗡𝗢 𝗦𝗣𝗜𝗘𝗚𝗔𝗧𝗢 𝗠𝗔𝗟𝗘 ☕

    𝗖𝗘𝗙𝗣𝗔𝗦, 𝗢𝗚𝗚𝗜 𝟭𝟭 𝗚𝗜𝗨𝗚𝗡𝗢 𝗚𝗟𝗜 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗥𝗢𝗚𝗔𝗧𝗢𝗥𝗜.
    𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗦𝗜 𝗖𝗢𝗡𝗩𝗢𝗖𝗔𝗩𝗔𝗡𝗢 𝗚𝗟𝗜 𝗜𝗡𝗖𝗔𝗥𝗜𝗖𝗛𝗜.
    𝗢𝗥𝗔 𝗦𝗜 𝗖𝗢𝗡𝗩𝗢𝗖𝗔𝗡𝗢 𝗚𝗟𝗜 𝗜𝗡𝗗𝗔𝗚𝗔𝗧𝗜.

    Buongiorno da Caltanissetta.

    Oggi, 11 giugno, nell’inchiesta CEFPAS sono previsti gli interrogatori preventivi davanti al GIP.

    La Procura ha chiesto misure cautelari.

    Il GIP ascolterà le difese.

    Poi deciderà.

    Tradotto male:

    dopo mesi di incarichi, appalti, nomine, pizzini, telefonate, sospetti, esposti e comunicati,

    adesso arriva il momento meno creativo:

    le domande.

    Quelle vere.

    Quelle in Tribunale.

    L’inchiesta, secondo le fonti di stampa, riguarda ipotesi di corruzione, falso ideologico, incarichi e appalti ritenuti pilotati.

    Gli indagati restano, naturalmente, presunti innocenti.

    E questo va detto.

    Sempre.

    Però politicamente il quadro è già enorme.

    Perché il CEFPAS non è un circolo privato.

    È un ente pubblico.

    Forma personale sanitario.

    Gestisce risorse.

    Distribuisce incarichi.

    E dovrebbe essere un presidio di competenza, trasparenza e merito.

    Non un luogo dove la formazione rischia di diventare deformazione amministrativa.

    La Sicilia del mattino è questa:

    un centro che dovrebbe insegnare come funziona la sanità pubblica,

    e un’inchiesta che prova a capire come funzionavano certe scelte.

    Oggi parleranno gli indagati.

    Poi parlerà il GIP.

    Intanto una cosa è già chiara:

    quando la politica entra troppo nei luoghi della formazione,

    prima o poi qualcuno deve tornare a scuola.

    Ma davanti al giudice.

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲
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    #ironIA #CaffèDelMattino #CEFPAS #Caltanissetta #Sicilia #Sanità #PoliticaSiciliana #Inchiesta #Trasparenza #CommentiamoFatti

  • Sicilia, il teatro arriva a scuola

    IL CAFFÈ DEL MATTINO
    LA REGIONE PORTA IL TEATRO A SCUOLA.
    FINALMENTE SI STUDIA CIÒ CHE GIÀ VIVIAMO.

    La Regione Siciliana destina 800 mila euro a progetti per diffondere la cultura teatrale tra gli studenti.

    Obiettivo: portare spettacoli, attività performative e linguaggi teatrali nelle scuole dell’Isola.

    Ottima idea.

    Anzi, necessaria.

    Perché in Sicilia il teatro è materia fondamentale.

    Lo troviamo nei consigli comunali.
    Nelle conferenze stampa.
    Nei comunicati trionfali.
    Nei tavoli tecnici.
    Nelle inaugurazioni senza seguito.
    Nei tagli di nastro con replica stagionale.

    Adesso però arriva anche a scuola.

    Almeno gli studenti potranno distinguere tra tragedia, commedia, farsa e atto amministrativo.

    E magari capiranno presto una cosa importante:

    il teatro è arte nobile.

    Il teatrino, invece, è amministrazione ordinaria.

    Buongiorno Sicilia.

    Il sipario si apre.

    Il copione, purtroppo, lo conosciamo già.

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    #ironIA #ironiaonline #CaffèDelMattino #Sicilia #RegioneSiciliana #Scuola #Teatro #Satira #PoliticaSiciliana

  • Sicilia bellissima, Schifani esulta

    THE TELEGRAPH SCOPRE CHE LA SICILIA È BELLISSIMA.
    LA REGIONE TIRA UN SOSPIRO DI SOLLIEVO.

    Renato Schifani esulta: The Telegraph definisce la Sicilia la più bella isola del Mediterraneo.

    E meno male.

    Per un attimo abbiamo temuto che, dopo aeroporti in tilt, sanità in affanno, incendi, strade creative, rifiuti coreografici e concorsi sospesi, qualcuno potesse accorgersi che qui il paesaggio lavora molto meglio dell’amministrazione.

    Il Telegraph parla di mare, storia, cultura, ospitalità, autenticità, comunità.

    Tutto vero.

    La Sicilia è talmente bella che riesce ancora a fare bella figura anche quando la politica ci mette del suo.

    Anzi, forse il vero miracolo siciliano è questo:

    avere templi greci, barocco, Etna, arancine, mare, luce, tramonti e persone straordinarie…

    e riuscire comunque a sopravvivere ai comunicati stampa di soddisfazione.

    Schifani dice che l’articolo è “riparatorio”.

    Noi siamo d’accordo.

    Ripara l’immagine della Sicilia.

    Per riparare il resto, invece, servirebbe un altro Telegraph.

    Forse con allegato il libretto delle istruzioni.

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  • Sicilia, turismo esperienziale spiegato male

    𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗙𝗙È 𝗗𝗘𝗟 𝗠𝗔𝗧𝗧𝗜𝗡𝗢 𝗦𝗣𝗜𝗘𝗚𝗔𝗧𝗢 𝗠𝗔𝗟𝗘 ☕

    𝗦𝗜𝗖𝗜𝗟𝗜𝗔, 𝟯 𝗠𝗜𝗟𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗜𝗟 𝗧𝗨𝗥𝗜𝗦𝗠𝗢 𝗘𝗦𝗣𝗘𝗥𝗜𝗘𝗡𝗭𝗜𝗔𝗟𝗘.
    𝗟’𝗘𝗦𝗣𝗘𝗥𝗜𝗘𝗡𝗭𝗔, 𝗦𝗣𝗘𝗦𝗦𝗢, 𝗖𝗢𝗠𝗜𝗡𝗖𝗜𝗔 𝗗𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗧𝗥𝗔𝗗𝗔.

    Buongiorno dalla Sicilia.

    La Regione finanzia dodici progetti di turismo esperienziale con 3 milioni di euro.

    Greenway.

    Cammini.

    Percorsi innovativi.

    Itinerari.

    Esperienze.

    Territori da scoprire.

    Tradotto male:

    la Sicilia punta sul turismo lento.

    Anche perché, in molti casi, veloce non si può.

    L’idea è bellissima.

    Camminare.

    Attraversare borghi.

    Valorizzare paesaggi.

    Collegare luoghi.

    Raccontare territori.

    Fare vivere al turista un’esperienza autentica.

    Solo che in Sicilia l’esperienza, spesso, comincia prima ancora di arrivare.

    Comincia sulla strada.

    Con la buca.

    Con la deviazione.

    Con il cartello scolorito.

    Con Google Maps che a un certo punto si arrende.

    Con il turista che chiede: “ma è questo il percorso?”

    E il siciliano che risponde: “sì, ma piano”.

    Naturalmente il turismo esperienziale è una cosa seria.

    Può creare economia.

    Può portare visitatori nei luoghi meno battuti.

    Può dare valore a cammini, natura, memoria e comunità locali.

    Però la domanda resta semplice:

    prima di vendere l’esperienza, possiamo almeno rendere raggiungibile il luogo dell’esperienza?

    Perché il turista vuole autenticità.

    Non necessariamente una prova di sopravvivenza amministrativa.

    La Sicilia del mattino è questa:

    ha paesaggi straordinari,

    borghi meravigliosi,

    percorsi potenzialmente splendidi,

    e una capacità unica di trasformare ogni viaggio in un corso intensivo di pazienza.

    Noi prendiamo il caffè.

    Lento.

    Esperienziale.

    Possibilmente senza deviazioni.

    Fonte: Regione Siciliana, 8 giugno 2026.

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲
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    #ironIA #CaffèDelMattino #Sicilia #TurismoEsperienziale #RegioneSiciliana #Greenway #Cammini #Borghi #Territori #CommentiamoFatti

  • Sicilia, i ballottaggi hanno parlato

    𝗜 𝗙𝗔𝗧𝗧𝗜 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗘𝗥𝗔 𝗖𝗢𝗠𝗠𝗘𝗡𝗧𝗔𝗧𝗜 𝗠𝗔𝗟𝗘 🗞️

    𝗦𝗜𝗖𝗜𝗟𝗜𝗔, 𝗜 𝗕𝗔𝗟𝗟𝗢𝗧𝗧𝗔𝗚𝗚𝗜 𝗛𝗔𝗡𝗡𝗢 𝗣𝗔𝗥𝗟𝗔𝗧𝗢.
    𝗢𝗥𝗔 𝗣𝗔𝗥𝗟𝗘𝗥𝗔𝗡𝗡𝗢 𝗤𝗨𝗘𝗟𝗟𝗜 𝗖𝗛𝗘 𝗔𝗩𝗘𝗩𝗔𝗡𝗢 𝗖𝗔𝗣𝗜𝗧𝗢 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗢.

    Giro serale tra i fatti siciliani.

    I ballottaggi sono finiti.

    I risultati sono arrivati.

    Ad Agrigento vince Michele Sodano.

    A Bronte vince Giuseppe Gullotta con il 63,72%.

    A Ispica vince Pierenzo Muraglie con il 56,89%.

    Tradotto male:

    la Sicilia ha votato.

    Poi ha contato.

    Adesso comincia la parte più siciliana:

    spiegare perché era tutto chiarissimo già prima.

    Chi ha vinto dirà che il popolo ha mandato un segnale.

    Chi ha perso dirà che il dato va letto.

    Chi era diviso dirà che bisogna ricucire.

    Chi ha cambiato campo dirà che ha ascoltato il territorio.

    Chi non c’entrava nulla dirà che il risultato lo riguarda comunque.

    Agrigento passa al centrosinistra.

    Bronte premia Gullotta.

    Ispica sceglie Muraglie.

    Tre ballottaggi.

    Tre sindaci.

    E almeno trenta interpretazioni regionali.

    Perché in Sicilia un voto comunale non è mai solo comunale.

    È un messaggio.

    Un laboratorio.

    Un avvertimento.

    Una tendenza.

    Una scossa.

    Una verifica.

    Una riflessione.

    E, se serve, anche una “fase nuova”.

    La Sicilia della sera è questa:

    urne chiuse,

    risultati acquisiti,

    vincitori sorridenti,

    sconfitti riflessivi,

    segreterie già operative,

    e analisti pronti a spiegare che lo avevano previsto.

    Non è confusione.

    È democrazia con retroscena incorporato.

    Perché il cittadino vota per scegliere un sindaco.

    La politica, invece, ci vede sempre un romanzo.

    E possibilmente anche il seguito.

    𝗶𝗿𝗼𝗻𝗜𝗔.𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲
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    #ironIA #Sicilia #Ballottaggi #Agrigento #Bronte #Ispica #ElezioniAmministrative #PoliticaSiciliana #FattiSiciliani #SatiraConIntelligenza

  • 𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗙𝗙È 𝗗𝗘𝗟 𝗠𝗔𝗧𝗧𝗜𝗡𝗢

    𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗙𝗙È 𝗗𝗘𝗟 𝗠𝗔𝗧𝗧𝗜𝗡𝗢

    Buongiorno Sicilia.

    Oggi il caffè lo prendiamo senza zucchero.

    Non perché siamo amari.

    Perché certe storie sono già dolci abbastanza.

    La storia di Samanta ci ha ricordato una cosa semplice: non sempre chi fa rumore lascia il segno.

    A volte il segno lo lascia chi parte in silenzio.

    Chi prende ferie.
    Chi sostiene spese personali.
    Chi non aspetta una delibera, una conferenza stampa, una targa o un comunicato.

    Chi semplicemente fa.

    E allora, davanti al primo caffè del mattino, forse una domanda possiamo farcela:

    quante persone così abbiamo intorno e non vediamo?

    Quante eccellenze quotidiane passano davanti a noi senza diventare manifesto, evento, premio, cerimonia?

    La Sicilia parla spesso di identità.

    Benissimo.

    Ma l’identità non è solo quella che si celebra nei discorsi ufficiali.

    È quella che si riconosce nei gesti concreti.

    Samanta non ha fatto una lezione sull’inclusione.

    L’ha fatta diventare presenza.

    Non ha spiegato la comunità.

    L’ha praticata.

    Non ha chiesto attenzione.

    L’ha data.

    E forse è proprio questo che stamattina dovremmo portarci dietro:

    meno parole grandi.

    Più gesti puliti.

    Meno retorica.

    Più persone che fanno.

    Il caffè è pronto.

    La Sicilia pure.

    Deve solo svegliarsi.

    #ironIA #IlCaffèDelMattino #Sicilia #SamantaLacagnina #Scuola #Inclusione #Identità #Comunità #BeneConcreto #Satira

  • Samanta, la nissena che fa

    SAMANTA, LA NISSENA CHE FA

    Caltanissetta parla d’identità. Lei la dimostra.

    Ci sono storie che non hanno bisogno di essere gonfiate.

    Non servono effetti speciali.

    Non servono comunicati solenni.

    Non servono conferenze stampa, tavoli tecnici, sottotavoli, cabine di regia, strategie identitarie, piani di valorizzazione e applausi comandati.

    Basta raccontarle bene.

    E la storia di Samanta Anna Lacagnina, nissena, 42 anni, insegnante di sostegno, è una di queste.

    Una storia semplice solo in apparenza.

    Samanta lavora a Gela, in un istituto comprensivo, con bambini della scuola primaria.

    Non “ragazzi”, come spesso si dice per comodità.

    Bambini.

    E quando si parla di bambini, le parole andrebbero pesate una per una.

    In questi giorni il suo nome è finito sulla stampa nazionale per un gesto che dice molto più di mille discorsi sulla scuola, sull’inclusione, sulla comunità e sull’umanità.

    Ha preso giorni di ferie.

    Ha sostenuto anche spese personali.

    È partita dalla Sicilia ed è andata a Rimini per stare accanto a un suo alunno, ricoverato per un delicato intervento chirurgico.

    Fine.

    Anzi, no.

    Perché dentro questa frase c’è tutto.

    C’è una docente che non si è fermata al perimetro formale del suo lavoro.

    C’è una donna che ha scelto la presenza invece della distanza.

    C’è una professionista che ha trasformato la parola “cura” in un fatto concreto.

    C’è una persona che non ha spiegato l’inclusione: l’ha praticata.

    Non ha fatto un convegno.

    Non ha preparato una slide.

    Non ha aperto un tavolo tecnico.

    Non ha chiesto una targa.

    Non ha costruito una campagna intorno al proprio gesto.

    Non ha cercato telecamere, titoli, interviste o applausi.

    Lo ha fatto.

    In silenzio.

    Ed è proprio questo che rende la storia enorme.

    Perché Samanta non aveva intenzione di farsi pubblicità.

    Il suo non era un gesto pensato per il clamore.

    Non era una scena da esibire.

    Non era una storia preparata per diventare virale.

    Era una scelta umana, professionale, personale.

    Una di quelle cose che si fanno perché si sente che è giusto farle.

    Poi il riconoscimento è arrivato.

    Non perché Samanta lo avesse cercato.

    Ma perché il suo gesto ha parlato da solo.

    L’encomio del Comune di Rimini è arrivato alla sua scuola.

    E da lì quella storia silenziosa è diventata pubblica.

    A Gela, dove Samanta lavora, il Comune ha annunciato per lei un encomio solenne.

    Giustissimo.

    Perché una città, quando incontra una storia così, dovrebbe fare una cosa semplice: riconoscerla.

    Non per sfruttarla.

    Non per metterci sopra il cappello.

    Non per trasformarla nell’ennesima passerella.

    Ma per dire: questo è un esempio.

    E Caltanissetta?

    Caltanissetta, invece, speriamo trovi un momento libero.

    Sappiamo che l’agenda è complicata.

    Ci sono cittadinanze onorarie da immaginare.

    Tavoli tecnici da convocare.

    Orgoglio cittadino da dosare.

    Identità da rivendicare quando conviene.

    Eccellenze da celebrare possibilmente dopo che qualcun altro le ha già notate.

    Però, ogni tanto, una città dovrebbe accorgersi dei suoi.

    Non solo quando vincono qualcosa.

    Non solo quando portano voti.

    Non solo quando servono per una foto.

    Non solo quando diventano utili a un racconto pubblico.

    Samanta è nissena.

    E non è una nissena qualunque.

    È una nissena che fa del bene concretamente.

    Non una che chiacchiera di comunità.

    Non una che annuncia obiettivi.

    Non una che promette attenzione, vicinanza, sensibilità, inclusione e poi rimanda tutto alla prossima riunione.

    Samanta ha preso ferie ed è partita.

    Questa è la differenza.

    Tra dire “ci siamo” e esserci davvero.

    Tra parlare di scuola e fare scuola.

    Tra usare la parola “umanità” e praticarla quando costa tempo, fatica, soldi, organizzazione, vita.

    E allora sì, Caltanissetta dovrebbe essere orgogliosa.

    Non con quella retorica appiccicosa dell’appartenenza a comando.

    Non con il solito “è nostra” detto quando la storia è già diventata bella e spendibile.

    Non con il patriottismo municipale dell’ultimo minuto.

    Dovrebbe essere orgogliosa in modo serio.

    Dovrebbe dire: una persona nata nella nostra città ha fatto qualcosa che ci rappresenta nel modo migliore.

    Perché non rappresenta Caltanissetta chi urla di più.

    Non la rappresenta chi occupa più spazio.

    Non la rappresenta chi si mette sempre al centro.

    Non la rappresenta chi trasforma ogni cosa in cerimonia.

    A volte la rappresenta chi parte in silenzio per stare accanto a un bambino.

    E qui una cosa va detta chiaramente.

    Il nome del bambino noi non lo scriviamo.

    Non perché non sia stato pubblicato altrove.

    È stato pubblicato. Anche troppo.

    Non lo scriviamo perché è un minore.

    E i minori non sono materiale decorativo per rendere più emozionante un articolo.

    Non sono dettagli narrativi da esibire per fare commuovere meglio il lettore.

    Non sono strumenti di amplificazione emotiva.

    La storia pubblica è il gesto di Samanta.

    Il bambino va protetto, non esposto.

    Questo dovrebbe essere il minimo.

    E dovrebbe essere il minimo anche evitare il teatrino delle cattiverie.

    Perché, come spesso accade, attorno a una storia bella qualcuno ha sentito il bisogno di aggiungere fango.

    Sono state dette stupidaggini.

    Sono state dette cattiverie.

    Sono state dette cose gratuite anche sulla madre del bambino.

    Come se davanti a un gesto di cura bisognasse per forza trovare il modo di sporcare tutto.

    E invece no.

    Ci sono momenti in cui il silenzio sarebbe già una forma minima di intelligenza.

    La madre del bambino non è il bersaglio di nessuno.

    Il bambino non è il personaggio di una cronaca emotiva.

    Samanta non è una figurina da usare per fare moralismo a buon mercato.

    Questa è una storia di scuola, di umanità e di responsabilità.

    E riguarda una maestra, un bambino, una famiglia, una classe, una comunità educativa.

    Tutto il resto è rumore.

    Ora però il rischio è serio.

    Perché Gela, dopo l’encomio, potrebbe anche prenderci gusto.

    Potrebbe guardare Samanta e pensare:

    “Ma sapete che c’è? Una cittadina così ce la terremmo volentieri”.

    E magari, tra un encomio e un applauso, potrebbe pure venirle l’idea di darle la cittadinanza onoraria.

    Perché è bello avere cittadini così.

    Cittadini che non promettono.

    Fanno.

    Che non annunciano traguardi.

    Li raggiungono.

    Che non parlano di valori.

    Li praticano.

    Che non aspettano il momento giusto per apparire.

    Scelgono il momento giusto per esserci.

    E se Gela dovesse davvero desiderare simbolicamente una cittadina così, sarebbe difficile darle torto.

    Perché mentre Caltanissetta spesso si perde nella celebrazione dell’identità, Samanta l’identità l’ha portata fuori città nel modo più alto: con un gesto umano, concreto, pulito.

    Senza bandiere.

    Senza slogan.

    Senza bisogno di chiedere il permesso.

    E allora forse il punto è proprio questo.

    L’identità non è una parola da usare nei discorsi ufficiali.

    Non è una targa.

    Non è una cerimonia.

    Non è una cittadinanza onoraria distribuita con entusiasmo preventivo.

    L’identità è ciò che fai quando nessuno ti obbliga a farlo.

    Samanta lo ha fatto.

    E lo ha fatto bene.

    Per questo oggi non c’è molto da ironizzare su di lei.

    C’è solo da ringraziarla.

    L’ironia, semmai, la lasciamo a noi.

    A una città che rischia sempre di riconoscere i suoi esempi migliori solo dopo che li hanno applauditi gli altri.

    Grazie, Samanta.

    Nissena nel mondo, sì.

    Ma soprattutto nissena nel modo migliore.

    Non perché parla di bene.

    Perché lo fa.

  • Giuliano Sangiorgi, nisseno per radici

    NISSENI NEL MONDO – Puntata 2

    Oggi giochiamo facile.

    Perché quando dici Giuliano Sangiorgi, dici Negramaro, stadi, canzoni cantate a memoria e generazioni intere che almeno una volta hanno urlato “mentre tutto scorre” con più sentimento che intonazione.

    Ma c’è un dettaglio che ci interessa da vicino.

    Sangiorgi non è nato a Caltanissetta.
    Però le radici nissene ci sono: il padre Gianfranco era di Caltanissetta.

    Quindi sì: il Salento se lo gode, la musica italiana lo conosce, ma un pezzetto di carta d’identità sentimentale passa anche da qui.

    E nel 2018 Caltanissetta gli ha pure conferito la cittadinanza onoraria.

    Che, detta così, sembra una cosa seria.

    E infatti lo è.

    Per una volta, niente polemiche sulla cittadinanza onoraria data prima, dopo, durante o “in attesa di ripescaggio”.

    Qui parliamo di musica, radici e appartenenza.

    Di uno che è partito da un’altra terra, ma con un filo familiare che torna a Caltanissetta.

    E siccome questa rubrica si chiama Nisseni nel Mondo, oggi il mondo lo prendiamo con una chitarra, una voce e un cognome che da qualche parte, nel viale della memoria, passa anche da noi.

    Giuliano Sangiorgi: nisseno per radici.
    Non tutto nasce qui.
    Ma qualcosa, ogni tanto, ritorna.

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